Diretta sul Cpr di Torino a Radio Onda Rossa

Venerdì 22 Ottobre 2021

https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/silenzio-assordante/2021/10/sul-cpr-torino-vista-del-corteo

Alla trasmissione Silenzio Assordante, su Radio Onda Rossa:

“Con chi lotta contro i CPR a Torino raccontiamo la situazione e le novità che riguardano il centro di espulsione di Corso Brunelleschi.
Per aggiornarsi continuamente è possibile consultare il blog nocprtorino.noblogs.org.
Per sabato 6 novembre a Torino è previsto un corteo contro espulsioni, sgomberi e frontiere anche alla luce delle recenti mosse repressive avvenute in frontiera.”

Corteo contro sgomberi, frontiere e CPR, Torino 6/11

CONTRO SGOMBERI, FRONTIERE E CPR

SCENDIAMO IN PIAZZA!

CORTEO A TORINO, SABATO 6 NOVEMBRE 2021 ORE 16.30

 

In montagna come in città gli spazi di autogestione sono sotto attacco.
Solo sulla frontiera del Monginevro in sette mesi ci sono stati tre sgomberi.

Vorrebbero fermare chi si organizza per attraversare e contrastare questo dispositivo che controlla, seleziona e uccide. Il numero di persone che passa il confine rimane alto e la repressione in frontiera non fa che crescere, portando con sé il suo prezzo di feriti e morti, ancora più ora con l’inverno alle porte.
In città, anche e soprattutto in quest’ultimo periodo caratterizzato da Green Pass e continui “stati di emergenza”, il controllo sociale aumenta e la repressione incalza: controlli polizieschi diffusi, retate, sgomberi, sfratti.
Il cpr di corso Brunelleschi, ingranaggio del sistema di detenzione ed espulsione, è l’incarnazione della frontiera in centro a Torino.

Assistiamo al tentativo di distruggere ogni forma di pensiero e pratica non istituzionale e ogni esperienza di autogestione e di disinnescare ogni tensione di lotta; al tentativo di eliminare la pratica delle occupazioni, impedendone di nuove e piano piano sgomberando le vecchie.

Per tutto questo, scendiamo in piazza.
Appuntamento per un corteo a Torino, sabato 6 novembre ore 16:30

Per info, aggiornamenti e materiali seguite https://www.passamontagna.info e https://nocprtorino.noblogs.org

Testimonianze e aggiornamenti dal CPR di Corso Brunelleschi

22.10.21

Negli ultimi giorni gli atti di autolesionismo e i tentati suicidi all’interno della struttura di Corso Brunelleschi sono stati talmente numerosi da richiamare persino l’attenzione dei media mainstream.

Le persone recluse ci raccontano di una situazione ancor più grave:  i giornali parlano di 26 casi, ma solo la settimana scorsa nell’aria Viola c’è stata una media di due persone al giorno a “fare la corda” , ovvero tentare di impiccarsi. Sempre nella stessa area altre due persone hanno bevuto del detersivo e sono state portate all’ospedale per una lavanda gastrica. Molte altre meditano di fare lo stesso. Quando le persone “fanno la corda” le guardie arrivano volutamente all’ultimo momento.

Nell’area Viola al momento ci sono 35 persone, in 7 per ogni cella, ed è l’area in cui sono state portate le persone dell’area Rossa che si sono rivoltate il 10 settembre e che l’hanno resa completamente inagibile: per questo motivo nei loro confronti vi è un accanimento particolare da parte della polizia e del personale del Centro. Inoltre, sono state portate le persone di un’altra area nello stesso edificio. Sono quindi forse due le aree in costruzione/ricostruzione. 

I gesti di autolesionismo e i tentativi di suicidio rappresentano un tentativo di essere portati fuori dal centro: una volta in ospedale le persone spesso tentano la fuga e fortunatamente talvolta riescono a scappare.

 

 

TESTIMONIANZE e AGGIORNAMENTI dal CPR

 

10/10/21

“Buongiorno ragazzi, come va? Tutto bene? Buona domenica, siamo I ragazzi del centro! Qui stanno iniziando a costruire una nuova area visto che abbiamo distrutto la rossa nelle rivolte, in questo momento siamo in punizione, isolati.
Rimpatriano i nostri fratelli tunisini, è rimasto solo un fratello.
Ieri quando vi abbiamo sentito abbiamo cominciato a gridare anche noi, tanto non ci hanno fatto di nuovo andare al campetto perché siamo “quelli” della rossa, ci hanno spostato nella viola da tanto tempo, quasi un mese, comunque vi ringraziamo tanto.
Per il resto qui le solite cose, la sanità fa schifo, il mangiare fa schifo, stiamo vivendo solo di acqua e biscotti, neppure il latte… ci portano solo un caffè la mattina, mamma mia, le medicine…chi beve il caffè dorme, chi mangia dorme.
Ci stanno ammazzando piano piano, io sono dimagrito, tutti siamo dimagriti, la bilancia dell’infermeria non funziona più perché chi va a pesarsi si incazza, quindi hanno deciso di spegnerla del tutto.”

“Ciao carissima, grazie a tutti vostri colleghi… Confermo che stanno costruendo una nuova area, noi che eravamo nell’area rossa siamo rimasti in pochi e ci trattano malamente perché siamo noi ad aver creato quel casino ed ora ce la stanno facendo pagare, anche i pacchi quando entrano vengono aperti, le cose da mangiare buttate a terra (In un’altra telefonata di qualche giorno prima avevano raccontato : “Veniamo insultati ed umiliati, I pacchi di biscotti aperti e gettati a terra. Ci dicono “mangia maiale”). Il vostro pacchetto sono riuscito a proteggerlo facendo un po’ di casino perché arrivo da 7 anni di carcere.”

“Noi della rossa siamo isolati nell’area viola, non vediamo nessuno e non ci vede nessuno, vi ringraziamo tanto per tutto quello che avete fatto per noi.”

 

La sanità come strumento coercitivo di controllo e ricatto sociale.

Recentemente il Ministero dell’Interno ha prodotto un rapporto [1] in risposta ad “alcune criticità” emerse all’interno del CPR di Torino durante l’ultima visita del Garante Nazionale avvenuta lo scorso luglio con un riferimento particolare ad “alcuni aspetti ritenuti essenziali ai fini del proseguimento del rispetto della dignità umana delle persone trattenute e, in particolare, dell’assistenza sanitaria”.

Prima di parlare del contenuto di questo rapporto occorre ricordare chi sono gli autori e gli attori coinvolti. Il documento è stato prodotto da Michele di Bari (Capo del dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione), Michela Lattarulo (Direttore centrale dei servizi civili per l’Immigrazione e l’Asilo) con relazione tecnica a cura di Claudio Palomba (Prefetto di Torino) che formalmente rispondono a Mauro Palma (Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale), autore di una serie di dichiarazioni che coinvolgono l’ente gestore GEPSA e l’Azienda Sanitaria Locale (ASL) “Città di Torino”, che si ricorda della presenza di un lager in città solo quando i riflettori sono puntati, raramente, sul CPR a causa di un’emergenza. Interessante notare come su sei attori coinvolti, cinque rappresentano lo Stato a dimostrazione del fatto che chi decide ed impone le regole coincide con i difensori di chi le regole le subisce.
Una storia già vista, lo Stato che giustifica e controlla se stesso attraverso il mantenimento di una narrazione che vuole far passare per accoglienza quello che in realtà non è altro che una mascherata forma di carcerazione e di privazione della libertà.

Il rapporto entra nel merito di tre punti: la sezione del Centro denominata “l’Ospedaletto”, la comunicazione con l’esterno e la visita medica di ingresso.
Per quanto riguarda il primo punto si parla della creazione di “ambienti più gradevoli” in sostituzione dei vecchi e viene ribadito che “al momento l’utilizzo di tale area è stato sospeso al fine di richiedere la progettazione di interventi migliorativi per rendere tale struttura più rispondente alle esigenze sanitarie a cui la stessa risponde”. Le parole vengono sottoposte ad un vero e proprio slittamento semantico, deciso da chi ha il potere di riprogrammare e ridefinire il significato delle parole. Parole che invece è necessario confrontare con le voci dei reclusi che vivono quotidianamente sulla propria pelle le conseguenze di tutto questo. Voci che ci raccontano di una sezione isolata dalle altre dove le persone vengono condotte con la forza dalle guardie e abbandonate all’interno di piccole stanze circondate da grate. Una sezione che è “presente presso il CPR di Torino fin dalla sua prima destinazione”, come afferma il Prefetto nella relazione tecnica del rapporto. Una sezione punitiva dove da più di vent’anni le persone vengono torturate lontane dagli occhi degli altri reclusi che potrebbero risultare scomodi testimoni. Un luogo in cui, è necessario ricordarlo, sono morti due uomini abbandonati in isolamento negli ultimi due anni.
Una gabbia non può essere resa più gradevole, più bella, perchè rimane sempre una gabbia. Come ci hanno insegnato gli harraga in questi anni attraverso le rivolte, una gabbia può essere solo distrutta. Non basterà la chiusura di una sezione del CPR o qualche miglioria strutturale per ripulirsi la faccia o la coscienza e dimenticare le violenze che lo Stato ha compiuto all’interno dell’Ospedaletto in tutti questi anni.

Per quanto riguarda il secondo punto si “evidenzia una particolare attenzione” al tema della comunicazione con l’esterno. Vengono “perseguiti ed assicurati adeguati servizi e standard per le persone trattenute” tramite l’attivazione di nuove postazioni di telefonia pubblica. Secondo la Prefettura dal 2 Aprile 2020 “sono stati messi a disposizione dei migranti telefoni cellulari non classificabili come smartphone da utilizzare in locali che consentono il rispetto della privacy”.
Dai racconti dei ragazzi dentro che abbiamo avuto modo di sentire in questi mesi emerge invece che non solo non sono state mai attivate o predisposte nuove postazioni telefoniche ma che addirittura non tutte le aree del Centro hanno almeno una cabina pubblica per chiamare. Da inizio 2020, ovvero quando è stato “inibito” l’utilizzo del proprio telefono cellulare all’interno del CPR di Torino, l’unico modo per comunicare con i propri parenti, molti dei quali all’estero, è attraverso l’utilizzo di una cabina telefonica utilizzabile tramite una scheda a pagamento che i reclusi possono comprare dall’ente gestore GEPSA che lucra sulla necessità delle persone di comunicare anche solo con il proprio avvocato.
Ecco come funziona la comunicazione con l’esterno all’interno del CPR: limitandola il più possibile! Per aumentare ulteriormente l’isolamento dei reclusi le cabine telefoniche presenti nelle aree non possono essere chiamate dall’esterno (come una normale cabina telefonica pubblica) in quanto le chiamate in entrata sono disattivate. All’interno del rapporto le falsità continuano quando viene sottolineato che “dal 5 Luglio 2021 sono riprese le visite dei familiari”. Nessuno dei ragazzi che abbiamo sentito in questi mesi ha mai visto un famigliare ne tramite un colloquio dal vivo ne tramite una video chiamata. Ci hanno raccontato che molti pacchi spediti dall’esterno vengono bloccati all’ingresso senza motivazioni o senza alcun riscontro oggettivo come il caso di diversi indumenti respinti perchè non sanificati e contenuti in apposito contenitore igienizzato.

Per quanto riguarda il punto relativo alla la visita medica preliminare di ingresso al Centro (che dovrebbe evidenziare eventuali incompatibilità con la detenzione) lo sganciamento dalla realtà e dalla vita concreta non cambia. Anzi, lo slittamento semantico aumenta nel momento in cui il Prefetto di Torino risponde alle “criticità” emerse negli ultimi mesi sul perchè l’Azienda Sanitaria Locale (ASL) “Città di Torino” ha da sempre omesso di effettuare tale visita. Ricordiamo che nel 2015 il Prefetto di Torino e il Direttore Generale dell’ASL Torino hanno firmato il protocollo d’intesa e collaborazione tra i due enti al fine di garantire ai reclusi il pieno acceso al Servizio Sanitario Nazionale e nel 2018 per dare attuazione all’articolo 3 del Regolamento Unico dei CIE affinchè le visite mediche di ingresso nel CPR siano condotte da un medico della Regione o dell’ASL locale.

La risposta del Prefetto di Torino rappresenta una compiuta sintesi della volontà di trasformare le persone in non persone attraverso l’imposizione di un comportamento, di una condizione: chi non ha i documenti giusti non viene curato!
L’assistenza sanitaria passa attraverso il riconoscimento, e la sua conseguente negazione, di una condizione imposta che costringe le persone all’interno di un lager per settimane perchè pende su di loro l’Ordine di allontanamento dal territorio nazionale del Questore.
La sanità come strumento coercitivo, di controllo, di potere, di ricatto sociale.
Possiamo estendere questo razzismo strutturale anche all’ordine sociale in cui viviamo se consideriamo come condizione discriminante l’essere una persona che viene detenuta in carcere. Allora si potrebbe dire: chi è detenuto, chi viene riconosciuto come un nemico di questo ordine sociale, non viene curato.

Secondo il rapporto del Ministero dell’Interno l’unica soluzione possibile sarebbe quella di “rilanciare i contatti” tra Prefettura e ASL di Torino: ovvero lo Stato che cerca di entrare in contatto con se stesso a quasi dieci anni di distanza dal primo accordo che ha firmato, chiaramente, sempre con se stesso!

Nel mentre le persone continuano ad entrare dentro il CPR di corso Brunelleschi con gravi patologie, lesioni e traumi al corpo incompatibili con la detenzione che, nella maggior parte dei casi, richiederebbero un ricovero ospedaliero. Problemi fisici che vengono ignorati nella totale assenza di interventi di assistenza sanitaria. Persone costrette a sopravvivere all’interno di un lager, dove l’unica terapia consiste nel dare “psicofarmaci a litri” con la complicità del responsabile medico e della direzione assunti da GEPSA.
In questi giorni siamo in contatto con un ragazzo che soffre della sindrome di Crohn e nonostante le ripetute richieste di soccorso non ha potuto vedere un medico o parlare con il suo avvocato dopo diversi giorni di detenzione all’interno del CPR. [2]

Alla luce dell’evidente operazione di travisamento della realtà e annullamento della persona svolta da Ministero dell’Interno, Prefettura e ASL di Torino vogliamo ribadire la nostra solidarietà e complicità a chi si ribella contro tutto questo schifo distruggendo con coraggio la propria gabbia come è successo il mese scorso quando un gruppo di ribelli ha reso inagibile una sezione del CPR di corso Brunelleschi per protesta.

Al fianco degli harraga in lotta.
Contro ogni gabbia e frontiera.
Fuoco ai CPR.

 

 

[1https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/2486341c044bb5c3e9da30e4b8de8d7c.pdf

[2 Testimonianza audio dal CPR di Torino | NO CPR TORINO (noblogs.org)

 

 

 

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NUOVO GESTORE, VECCHIA MERDA

Il 13 settembre la Prefettura di Torino ha avviato la procedura di gara per l’affidamento dei servizi di gestione e funzionamento del centro di rimpatrio di Corso Brunelleschi: il cpr di Torino ad inizio 2022 avrà un nuovo gestore. Non sappiamo ancora chi sarà a candidarsi per questo lauto affare, per ora sappiamo che l’importo complessivo per gestire il centro dal 1° Gennaio 2022 al 31 Dicembre 2022  è di  2 440 375,20 euro – con una proposta minima di 42, 67 euro pro capite a recluso –  e che sicuramente, seguendo la logica dell’appalto1, sarà un’altra grande azienda ad accaparrarsi l’enorme cifra.

Finisce dunque il mandato di Gepsa, come alcuni giornali trascrivono..?

Vale la pena ricordare brevemente lo storico dell’azienda francese, leader nel business della reclusione e della prigionia. Nata ufficialmente nel 1987, quando lo stato francese sigilla una stretta collaborazione con le aziende private, si occupa sin da subito della gestione dei servizi (ristorazione, lavanderia, assistenza medica ecc ecc) all’interno di strutture detentive. Un colosso che cresce e si sviluppa sulla base dell’esistenza stessa del sistema carcere, collaborando attivamente con l’amministrazione penitenziaria e il ministero dell’interno francese, fino a prendere in carico la manutenzione della più grande prigione europea, Fleury-Mérogis. Dal 2008 inizia ad interessarsi al mercato italiano, puntando gli occhi sui profitti dati dalla gestione delle strutture di “accoglienza” ed espulsione delle persone senza documenti. Nel 2014, affiancata dall’associazione culturale Acuarinto, vince la gestione del cara di via Corelli a Milano (riaperto come centro per il rimpatrio nel 2019) e degli allora CIE di Ponte Galeria a Roma e di Torino. Subentra in toto nel cpr di Torino nel 2018, dopo l’operato della Croce Rossa Italiana. Per approfondire il ruolo di Gepsà nel mondo della carcerazione invitiamo a leggere e scaricare opuscolo-gepsa.

Anche se momentaneamente non sappiamo ancora quali saranno le aziende che tenteranno di entrare nel business del cpr di Torino, tra pochi giorni termineranno le offerte. Probabilmente a breve sapremo chi  saranno i prossimi responsabili della detenzione e delle espulsioni nel centro di corso Brunelleschi.

Per consultare tutta la documentazione riguardante la gara d’appalto: http://www.prefettura.it/torino/contenuti/Procedura_aperta_affidamento_gestione_centro_di_permanenza_per_i_rimpatri_c.p.r._di_torino_cig_8886364b8c-12121736.htm

 

1 Secondo la disciplinare di gara le aziende devono certificare di poter fornire servizi per la cifra dettata dall’appalto.

La solidarietà è un’arma: resoconto dei due presidi al tribunale e al Cpr

Si è appena conclusa una settimana importante per quanto riguarda la lotta contro i Centri di Permanenza per il Rimpatrio. Una settimana in cui la solidarietà e la complicità sono state il fulcro attorno al quale si sono organizzati due presidi: giovedi 7 al tribunale di Torino e sabato 9 ottobre al Cpr di Corso Brunelleschi.

 

 

Giovedì 7 ottobre c’è stata la prima udienza dell’Operazione Scintilla, processo che vede imputati e imputate 18 compagni e compagne che negli anni si sono organizzati e hanno lottato contro gli allora CIE (Centri d’Identificazione ed Espulsione), oggi CPR, quindi contro la detenzione amministrativa delle persone senza documenti. Fuori dal tribunale si sono ritrovate in presidio numerose persone che hanno portato la loro solidarietà alle compagne e ai compagni sotto accusa. Durante tutta la mattinata, attraverso i microfoni di Radio Blackout in diretta dal presidio, si sono ascoltate le voci, le testimonianze, le storie di questa esperienza di lotta, raccolte poi in un approfondimento che si può ascoltare qui:

https://radioblackout.org/2021/10/speciale-op-scintilla-rivolte-lotta-e-solidarieta/?fbclid=IwAR0wRhqL9y0gNONljCVdBgsX32l3rJxkn4TVt0x0KclO5-Z1c_9XVZXbgbc

Una mattinata in cui si è più volte ribadita la solidarietà a tutti i compagni e le compagne che in Italia sono oggetto della repressione dello stato, con la consapevolezza che non saranno le inchieste a fermare la voglia di libertà e la volontà di battersi quotidianamente contro i valori soffocanti di questa società carceraria.

Nella giornata di sabato 9 si sono quindi portate le voci e le grida di protesta direttamente di fronte al Cpr di Corso Brunelleschi. Compagni, compagne e solidali si sono ritrovati in presidio per più di due ore portando interventi, musica e cori e hanno cercato di comunicare con le persone recluse dentro quelle mura. Il Centro di detenzione amministrativa di Torino continua ad esistere, come continuano ad esisterne su tutto il territorio nazionale (in totale sono attivi 10 Cpr). I lager per persone senza documenti non sono un’eccezione nelle politiche statali, ma al contrario sono parte integrante e fondamentale dei meccanismi di esclusione e sfruttamento messi in campo dalle democrazie occidentali.

Negli interventi davanti a quelle mura si è ribadito più volte che la lotta non si ferma. Fino a quando di queste strutture non rimarranno che macerie ci saranno rivoltosi dentro quelle mura e compagni e compagne che da fuori porteranno solidarietà e complicità e cercheranno di supportare la voglia di libertà e la necessità di ribellarsi contro tutte le gabbie, le galere e le frontiere.

Contro Ogni Gabbia e Frontiera

La casa cantoniera occupata a Claviere il 2 ottobre è stata sgomberata dopo pochi giorni.

Contro sgomberi e repressione, contro ogni gabbia e frontiera, continuiamo a lottare nelle città e sulle montagne.

ASSEMBLEA PUBBLICA MARTEDÌ 12 OTTOBRE H19
NEL CORTILE DI RADIO BLACKOUT (Via Cecchi 21/a, Torino)

 

Ascolta la diretta di mercoledì sera con una compagna in frontiera ai microfoni di ACAB su Radio Blackout:

da FB Chez JesOulx

DALLA FRONTIERA DEL MONGINEVRO, CONTRO TUTTI GLI SGOMBERI
Tre sgomberi in sette mesi.
Sulla frontiera del Monginevro come in tutta Italia, la repressione è sempre più forte ed occupare, la pratica di autorganizzazione più dirompente, è sotto attacco.
700 mila euro a fondo perduto sono stati assegnati ai comuni di confine di Claviere e Bardonecchia. Che vengano utilizzati per aggiungere fiori alle rotonde o implementare nuovi dispositivi di controllo, non lo sappiamo. È sicuro però che chi vive sulla propria pelle gli effetti del sistema frontaliero continuerà ad esserne attaccatx.
La volontà delle istituzioni e di chi ci guadagna è di nascondere chi è “diversx”, meno privilegiatx, chi si ribella e si oppone con solidarietà diretta.
Emilio, compagno NO TAV che si è sempre battuto contro questa frontiera rischia di essere estradato in Francia come misura cautelare. Anche Mimmo Lucano é stato condannato a 13 anni per aver lottato al fianco di chi è costrettx ad essere illegale.
Per costruire una risposta forte e decisa, contro ogni frontiera, CPR, contro il razzismo di stato e la sua repressione, incontriamoci
ASSEMBLEA PUBBLICA MARTEDÌ 12 OTTOBRE H19
NEL CORTILE DI RADIO BLACKOUT (Via Cecchi 21, Torino)
DEPUIS LA FRONTIERE DU MONGINEVRE, CONTRE TOUTES LES EXPULSIONS
Trois expulsions en sept mois.
Sur la frontière du Montgenèvre, comme dans le reste de l’Italie, la répression est de plus en plus forte et occuper, la pratique la plus perturbatrice de l’auto-organisation, est attaquée.
700 000 euros de subventions ont été alloués aux maires frontalières de Claviere et de Bardonecchia. Nous ne savons pas s’ils seront utilisés pour ajouter des fleurs aux ronds-points ou mettre en place de nouveaux dispositifs de contrôle. Ce qui est certain, par contre, c’est que celleux qui subissent chaque jour les effets du système frontalier continueront à être attaqués par celui-ci.
La volonté des institutions et de ceux qui en profitent est de cacher celleux qui sont “différent.e.s”, moins privilégié.e.s, celleux qui se rebellent et s’opposent avec la solidarité directe.
Emilio, un camarade de NO TAV qui a toujours lutté contre cette frontière, risque d’être extradé vers la France par mesure de précaution. Mimmo Lucano a également été condamné à 13 ans pour avoir combattu aux côtés de celleux qui étaient contraint.e.s à l’illégalité.
Pour construire une réponse forte et décisive, contre toute frontière, contre les CRA, contre le racisme d’Etat et sa répression, réunissons-nous.
ASSEMBLÉE PUBLIQUE MARDI 12 OCTOBRE 19H DANS LA COUR DE RADIO BLACKOUT (Via Cecchi 21A, Turin)
FROM THE BORDER OF MONGINEVRO, AGAINST ALL EVICTIONS
Three evictions in seven months.
On the border of Montgenèvre, as everywhere else in Italy, repression is increasingly strong. Occupying is the most disruptive practice of self-organization. Now it’s under attack.
700 thousand euros in grants have been assigned to the border municipalities of Claviere and Bardonecchia. Whether they will be used to add flowers to traffic circles or to implement new control devices, we don’t know. What is certain, is that those who experience the effects of the border system will continue to be attacked by it.
The will of the institutions and of those who profit from them is to hide those who are “different”, less privileged, those who rebel and oppose with direct solidarity.
Emilio, a NO TAV comrade who has always fought against this border, is now risking extradition to France as a precautionary measure. Mimmo Lucano was also sentenced to 13 years for fighting alongside those forced to be illegal.
In order to build a strong and decisive response, against every border, detention center, against state racism and its repression, let’s meet
PUBLIC ASSEMBLY ON TUESDAY, 12th OCTOBER 7PM IN THE COURTYARD OF RADIO BLACKOUT (Via Cecchi 21, Turin)

 


sullo sgombero della casa occupata di Claviere, da passamontagna.info

Ieri [mercoledì 6 ottobre 2021]  hanno sgomberato la casa cantoniera di Claviere, rifugio autogestito occupato da sabato scorso.
Alle prime luci dell’alba, agenti della DIGOS hanno aspettato che venissero aperte le barricate dietro alla porta principale per poi sfondarla e entrare nel rifugio. Le camionette sono arrivate verso le sette, mezz’ora dopo, mentre le 19 persone all’interno venivano identificate e denunciate per occupazione.
I digossini non si sono risparmiati nelle loro provocazioni e atteggiamenti coatti, spintonando e minacciando le compagne accorse in solidarietà.
Il teatrino dell’umanitario si è ripetuto anche stavolta: un mezzo e qualche volontario della croce rossa sono accorsi sul posto insieme alle camionette e hanno osservato le operazioni di sgombero durante tutta la mattinata. Anche i pompieri non sono potuti mancare. Mentre lo sgombero non era ancora completato, quattro mezzi dell’ANAS sono arrivati e hanno subito cominciato a rimuovere le finestre della casa. Abbiamo saputo che l’edificio, ufficialmente abbandonato dal 2012, veniva in realtà usato comodamente come casa vacanza dai dirigenti ANAS fino a poco prima della pandemia.
Nel rifugio non erano presenti persone di passaggio: i numereosi gruppi e famiglie che lo avevano attraversato e vissuto erano partiti durante la notte verso i sentieri di confine.
Un altro sgombero lampo, il terzo negli ultimi sette mesi su questa frontiera. Vogliono distruggere sul nascere ogni esempio di autogestione e organizzazione collettiva. Vogliono nascondere e controllare chi definiscono “illegale”, non tollerano l’esistenza di spazi liberati in cui nessun* è ospite ma ognun* può autodeterminarsi e scegliere come affrontare il proprio viaggio. A Claviere, villaggio semideserto per gran parte dell’anno in cui l’unica cosa che conta è il turismo che riempie le tasche di pochi, tutto questo viene attaccato.
La repressione cresce e aumenta il controllo su questa frontiera che ha già ucciso cinque volte e che continua a mettere a rischio le vite delle persone.
È di poche settimane fa la notizia di due ragazzi afghani che, cercando di raggiungere la Francia, sono precipitati nel torrente Sommeiller, non lontano da Bardonecchia. Nel pomeriggio del 5 ottobre invece, 16 persone sono rimaste bloccate nella zona del Mont de la Plane (oltre Cesana) per poi essere trasportate all’ospedale di Briancon.
Succede sempre più spesso che le persone in viaggio, non conoscendo il territorio e non incontrando le informazioni necessarie, si affidano alle mappe online per raggiungere la Francia, spesso tramite sentieri pericolosi, su montagne troppo alte e troppo fredde.
Paf, sbirri e gendarmi e gli stati che li mandano, difendono questa frontiera e la rendono mortale.
Il business dell’umanitario e il turismo collaborano a tutto questo.
Organizziamoci per contrastare la repressione e il controllo: facciamo un appello alla solidarietà diretta di tutt* e ad azioni spontanee, la risposta sarà forte!
A breve lanceremo un appuntamento per discutere e organizzarci insieme, seguite gli aggiornamenti dal blog per sapere dove e quando.
Fuoco alle frontiere!