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Incontro e podcast sulla lotta ai Centri di Detenzione in Europa

da https://actualitedesluttes.info/emission/lutte-contre-les-centres-de-retention-en-europe

Il sistema delle frontiere, delle espulsioni e della detenzione dei migranti senza documenti non è semplicemente una questione che riguarda i singoli Stati ma è sempre più regolato a livello europeo. L’ascesa di Frontex, il finanziamento dei voli charter e dei nuovi centri di detenzione amministrativa (in Francia CRA) con i fondi europei e il perfezionamento degli strumenti di registrazione biometrica delle persone senza documenti sono chiari segni di questa crescente europeizzazione.

Il 2 ottobre 2021, l’assemblea contro i CRA dell’Ile-de-France ha organizzato un incontro pubblico con i compagni che si mobilitano contro i centri di detenzione in Belgio, Germania e Italia. Erano presenti anche altri collettivi francesi anti-CRA, per descrivere la situazione nei diversi paesi e raccontare le lotte che si stanno sviluppando dentro e fuori i centri di detenzione.

ASCOLTA QUI  gran parte degli interventi che hanno avuto luogo a le Marbré, un luogo occupato a Montreuil, registrati da l’actualité des luttes

A seguire c’è stato un aggiornamento antirepressivo e una cena benefit in solidarietà ai/alle compagni/e colpiti dall’Operazione Scintilla a Torino

da: https://paris-luttes.info/02-10-a-19h-a-montreuil-cantine-en-15338?lang=fr

Resoconto corteo contro sgomberi, frontiere e CPR del 6/11/2021

Sabato 6 novembre siamo scesi in strada a Torino con un corteo contro gli sgomberi, le frontiere e i CPR. Di fronte all’ennesimo sgombero in alta valle del rifugio autogestito, abbiamo deciso di partire dal centro città per dare visibilità alla “frontiera”, a quel meccanismo assassino che lo Stato vorrebbe mimetizzare nel silenzio. Sono stati ribaditi con forza i nomi dei responsabili degli sgomberi e dei complici delle deportazioni e dei CPR.

Molti gli interventi al microfono e i cori, accompagnati dall’attacchinaggio di manifesti, scritte e uova di vernice contro le sedi delle banche, delle poste, dell’ASL Città di Torino e della Nuvola Lavazza.

Muscolare e spettacolare dispiegamento di Digos e celere.

 

Ascolta il resoconto del corteo in diretta all’info di https://radioblackout.org/:

Diretta sul Cpr di Torino a Radio Onda Rossa

Venerdì 22 Ottobre 2021

https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/silenzio-assordante/2021/10/sul-cpr-torino-vista-del-corteo

Alla trasmissione Silenzio Assordante, su Radio Onda Rossa:

“Con chi lotta contro i CPR a Torino raccontiamo la situazione e le novità che riguardano il centro di espulsione di Corso Brunelleschi.
Per aggiornarsi continuamente è possibile consultare il blog nocprtorino.noblogs.org.
Per sabato 6 novembre a Torino è previsto un corteo contro espulsioni, sgomberi e frontiere anche alla luce delle recenti mosse repressive avvenute in frontiera.”

TESTIMONIANZE e AGGIORNAMENTI dal CPR

 

10/10/21

“Buongiorno ragazzi, come va? Tutto bene? Buona domenica, siamo I ragazzi del centro! Qui stanno iniziando a costruire una nuova area visto che abbiamo distrutto la rossa nelle rivolte, in questo momento siamo in punizione, isolati.
Rimpatriano i nostri fratelli tunisini, è rimasto solo un fratello.
Ieri quando vi abbiamo sentito abbiamo cominciato a gridare anche noi, tanto non ci hanno fatto di nuovo andare al campetto perché siamo “quelli” della rossa, ci hanno spostato nella viola da tanto tempo, quasi un mese, comunque vi ringraziamo tanto.
Per il resto qui le solite cose, la sanità fa schifo, il mangiare fa schifo, stiamo vivendo solo di acqua e biscotti, neppure il latte… ci portano solo un caffè la mattina, mamma mia, le medicine…chi beve il caffè dorme, chi mangia dorme.
Ci stanno ammazzando piano piano, io sono dimagrito, tutti siamo dimagriti, la bilancia dell’infermeria non funziona più perché chi va a pesarsi si incazza, quindi hanno deciso di spegnerla del tutto.”

“Ciao carissima, grazie a tutti vostri colleghi… Confermo che stanno costruendo una nuova area, noi che eravamo nell’area rossa siamo rimasti in pochi e ci trattano malamente perché siamo noi ad aver creato quel casino ed ora ce la stanno facendo pagare, anche i pacchi quando entrano vengono aperti, le cose da mangiare buttate a terra (In un’altra telefonata di qualche giorno prima avevano raccontato : “Veniamo insultati ed umiliati, I pacchi di biscotti aperti e gettati a terra. Ci dicono “mangia maiale”). Il vostro pacchetto sono riuscito a proteggerlo facendo un po’ di casino perché arrivo da 7 anni di carcere.”

“Noi della rossa siamo isolati nell’area viola, non vediamo nessuno e non ci vede nessuno, vi ringraziamo tanto per tutto quello che avete fatto per noi.”

 

La solidarietà è un’arma: resoconto dei due presidi al tribunale e al Cpr

Si è appena conclusa una settimana importante per quanto riguarda la lotta contro i Centri di Permanenza per il Rimpatrio. Una settimana in cui la solidarietà e la complicità sono state il fulcro attorno al quale si sono organizzati due presidi: giovedi 7 al tribunale di Torino e sabato 9 ottobre al Cpr di Corso Brunelleschi.

 

 

Giovedì 7 ottobre c’è stata la prima udienza dell’Operazione Scintilla, processo che vede imputati e imputate 18 compagni e compagne che negli anni si sono organizzati e hanno lottato contro gli allora CIE (Centri d’Identificazione ed Espulsione), oggi CPR, quindi contro la detenzione amministrativa delle persone senza documenti. Fuori dal tribunale si sono ritrovate in presidio numerose persone che hanno portato la loro solidarietà alle compagne e ai compagni sotto accusa. Durante tutta la mattinata, attraverso i microfoni di Radio Blackout in diretta dal presidio, si sono ascoltate le voci, le testimonianze, le storie di questa esperienza di lotta, raccolte poi in un approfondimento che si può ascoltare qui:

https://radioblackout.org/2021/10/speciale-op-scintilla-rivolte-lotta-e-solidarieta/?fbclid=IwAR0wRhqL9y0gNONljCVdBgsX32l3rJxkn4TVt0x0KclO5-Z1c_9XVZXbgbc

Una mattinata in cui si è più volte ribadita la solidarietà a tutti i compagni e le compagne che in Italia sono oggetto della repressione dello stato, con la consapevolezza che non saranno le inchieste a fermare la voglia di libertà e la volontà di battersi quotidianamente contro i valori soffocanti di questa società carceraria.

Nella giornata di sabato 9 si sono quindi portate le voci e le grida di protesta direttamente di fronte al Cpr di Corso Brunelleschi. Compagni, compagne e solidali si sono ritrovati in presidio per più di due ore portando interventi, musica e cori e hanno cercato di comunicare con le persone recluse dentro quelle mura. Il Centro di detenzione amministrativa di Torino continua ad esistere, come continuano ad esisterne su tutto il territorio nazionale (in totale sono attivi 10 Cpr). I lager per persone senza documenti non sono un’eccezione nelle politiche statali, ma al contrario sono parte integrante e fondamentale dei meccanismi di esclusione e sfruttamento messi in campo dalle democrazie occidentali.

Negli interventi davanti a quelle mura si è ribadito più volte che la lotta non si ferma. Fino a quando di queste strutture non rimarranno che macerie ci saranno rivoltosi dentro quelle mura e compagni e compagne che da fuori porteranno solidarietà e complicità e cercheranno di supportare la voglia di libertà e la necessità di ribellarsi contro tutte le gabbie, le galere e le frontiere.

Contro Ogni Gabbia e Frontiera

La casa cantoniera occupata a Claviere il 2 ottobre è stata sgomberata dopo pochi giorni.

Contro sgomberi e repressione, contro ogni gabbia e frontiera, continuiamo a lottare nelle città e sulle montagne.

ASSEMBLEA PUBBLICA MARTEDÌ 12 OTTOBRE H19
NEL CORTILE DI RADIO BLACKOUT (Via Cecchi 21/a, Torino)

 

Ascolta la diretta di mercoledì sera con una compagna in frontiera ai microfoni di ACAB su Radio Blackout:

da FB Chez JesOulx

DALLA FRONTIERA DEL MONGINEVRO, CONTRO TUTTI GLI SGOMBERI
Tre sgomberi in sette mesi.
Sulla frontiera del Monginevro come in tutta Italia, la repressione è sempre più forte ed occupare, la pratica di autorganizzazione più dirompente, è sotto attacco.
700 mila euro a fondo perduto sono stati assegnati ai comuni di confine di Claviere e Bardonecchia. Che vengano utilizzati per aggiungere fiori alle rotonde o implementare nuovi dispositivi di controllo, non lo sappiamo. È sicuro però che chi vive sulla propria pelle gli effetti del sistema frontaliero continuerà ad esserne attaccatx.
La volontà delle istituzioni e di chi ci guadagna è di nascondere chi è “diversx”, meno privilegiatx, chi si ribella e si oppone con solidarietà diretta.
Emilio, compagno NO TAV che si è sempre battuto contro questa frontiera rischia di essere estradato in Francia come misura cautelare. Anche Mimmo Lucano é stato condannato a 13 anni per aver lottato al fianco di chi è costrettx ad essere illegale.
Per costruire una risposta forte e decisa, contro ogni frontiera, CPR, contro il razzismo di stato e la sua repressione, incontriamoci
ASSEMBLEA PUBBLICA MARTEDÌ 12 OTTOBRE H19
NEL CORTILE DI RADIO BLACKOUT (Via Cecchi 21, Torino)
DEPUIS LA FRONTIERE DU MONGINEVRE, CONTRE TOUTES LES EXPULSIONS
Trois expulsions en sept mois.
Sur la frontière du Montgenèvre, comme dans le reste de l’Italie, la répression est de plus en plus forte et occuper, la pratique la plus perturbatrice de l’auto-organisation, est attaquée.
700 000 euros de subventions ont été alloués aux maires frontalières de Claviere et de Bardonecchia. Nous ne savons pas s’ils seront utilisés pour ajouter des fleurs aux ronds-points ou mettre en place de nouveaux dispositifs de contrôle. Ce qui est certain, par contre, c’est que celleux qui subissent chaque jour les effets du système frontalier continueront à être attaqués par celui-ci.
La volonté des institutions et de ceux qui en profitent est de cacher celleux qui sont “différent.e.s”, moins privilégié.e.s, celleux qui se rebellent et s’opposent avec la solidarité directe.
Emilio, un camarade de NO TAV qui a toujours lutté contre cette frontière, risque d’être extradé vers la France par mesure de précaution. Mimmo Lucano a également été condamné à 13 ans pour avoir combattu aux côtés de celleux qui étaient contraint.e.s à l’illégalité.
Pour construire une réponse forte et décisive, contre toute frontière, contre les CRA, contre le racisme d’Etat et sa répression, réunissons-nous.
ASSEMBLÉE PUBLIQUE MARDI 12 OCTOBRE 19H DANS LA COUR DE RADIO BLACKOUT (Via Cecchi 21A, Turin)
FROM THE BORDER OF MONGINEVRO, AGAINST ALL EVICTIONS
Three evictions in seven months.
On the border of Montgenèvre, as everywhere else in Italy, repression is increasingly strong. Occupying is the most disruptive practice of self-organization. Now it’s under attack.
700 thousand euros in grants have been assigned to the border municipalities of Claviere and Bardonecchia. Whether they will be used to add flowers to traffic circles or to implement new control devices, we don’t know. What is certain, is that those who experience the effects of the border system will continue to be attacked by it.
The will of the institutions and of those who profit from them is to hide those who are “different”, less privileged, those who rebel and oppose with direct solidarity.
Emilio, a NO TAV comrade who has always fought against this border, is now risking extradition to France as a precautionary measure. Mimmo Lucano was also sentenced to 13 years for fighting alongside those forced to be illegal.
In order to build a strong and decisive response, against every border, detention center, against state racism and its repression, let’s meet
PUBLIC ASSEMBLY ON TUESDAY, 12th OCTOBER 7PM IN THE COURTYARD OF RADIO BLACKOUT (Via Cecchi 21, Turin)

 


sullo sgombero della casa occupata di Claviere, da passamontagna.info

Ieri [mercoledì 6 ottobre 2021]  hanno sgomberato la casa cantoniera di Claviere, rifugio autogestito occupato da sabato scorso.
Alle prime luci dell’alba, agenti della DIGOS hanno aspettato che venissero aperte le barricate dietro alla porta principale per poi sfondarla e entrare nel rifugio. Le camionette sono arrivate verso le sette, mezz’ora dopo, mentre le 19 persone all’interno venivano identificate e denunciate per occupazione.
I digossini non si sono risparmiati nelle loro provocazioni e atteggiamenti coatti, spintonando e minacciando le compagne accorse in solidarietà.
Il teatrino dell’umanitario si è ripetuto anche stavolta: un mezzo e qualche volontario della croce rossa sono accorsi sul posto insieme alle camionette e hanno osservato le operazioni di sgombero durante tutta la mattinata. Anche i pompieri non sono potuti mancare. Mentre lo sgombero non era ancora completato, quattro mezzi dell’ANAS sono arrivati e hanno subito cominciato a rimuovere le finestre della casa. Abbiamo saputo che l’edificio, ufficialmente abbandonato dal 2012, veniva in realtà usato comodamente come casa vacanza dai dirigenti ANAS fino a poco prima della pandemia.
Nel rifugio non erano presenti persone di passaggio: i numereosi gruppi e famiglie che lo avevano attraversato e vissuto erano partiti durante la notte verso i sentieri di confine.
Un altro sgombero lampo, il terzo negli ultimi sette mesi su questa frontiera. Vogliono distruggere sul nascere ogni esempio di autogestione e organizzazione collettiva. Vogliono nascondere e controllare chi definiscono “illegale”, non tollerano l’esistenza di spazi liberati in cui nessun* è ospite ma ognun* può autodeterminarsi e scegliere come affrontare il proprio viaggio. A Claviere, villaggio semideserto per gran parte dell’anno in cui l’unica cosa che conta è il turismo che riempie le tasche di pochi, tutto questo viene attaccato.
La repressione cresce e aumenta il controllo su questa frontiera che ha già ucciso cinque volte e che continua a mettere a rischio le vite delle persone.
È di poche settimane fa la notizia di due ragazzi afghani che, cercando di raggiungere la Francia, sono precipitati nel torrente Sommeiller, non lontano da Bardonecchia. Nel pomeriggio del 5 ottobre invece, 16 persone sono rimaste bloccate nella zona del Mont de la Plane (oltre Cesana) per poi essere trasportate all’ospedale di Briancon.
Succede sempre più spesso che le persone in viaggio, non conoscendo il territorio e non incontrando le informazioni necessarie, si affidano alle mappe online per raggiungere la Francia, spesso tramite sentieri pericolosi, su montagne troppo alte e troppo fredde.
Paf, sbirri e gendarmi e gli stati che li mandano, difendono questa frontiera e la rendono mortale.
Il business dell’umanitario e il turismo collaborano a tutto questo.
Organizziamoci per contrastare la repressione e il controllo: facciamo un appello alla solidarietà diretta di tutt* e ad azioni spontanee, la risposta sarà forte!
A breve lanceremo un appuntamento per discutere e organizzarci insieme, seguite gli aggiornamenti dal blog per sapere dove e quando.
Fuoco alle frontiere!

Testimonianza audio dal CPR di Torino

Venerdi 10 Settembre tutte e cinque le unità abitative che compongono l’area Rossa
sono state rese inagibili dal fuoco grazie alla rabbia e al coraggio dei reclusi.

Un ragazzo ha voluto raccontarci al telefono le motivazioni della rivolta e le
condizioni quotidiane di detenzione in cui è costretto tra assenza di cure mediche
e pestaggi delle guardie.

 

La telefonata è stata registrata domenica 19 Settembre durante la diretta della
trasmissione Assadaka su Radio Blackout.

AGGIORNAMENTI in radio sul CPR di CORSO BRUNELLESCHI

18.09.2021

In questi ultimi giorni abbiamo provato a riflettere sulla situazione del Cpr di Corso Brunelleschi ai microfoni di A.C.A.B. su Radio Blackout e di Silenzio Assordante su Radio Onda Rossa. Abbiamo discusso delle condizioni di detenzione, della rivolta e dell’incendio della settimana scorsa che ha reso inagibile l’intera “Area Rossa”, delle ripercussioni subite dalle persone recluse e delle ultime vicissitudini attorno all’Ospedaletto.

https://radioblackout.org/podcast/a-c-a-b-aggiornamenti-sul-cpr-in-rivolta/

http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/silenzio-assordante/2021/09/dentro-e-intorno-al-cpr-corso

Ricordiamo l’appuntamento del 9 ottobre in presidio sotto le mura del Cpr di Corso Brunelleschi.

Sempre al fianco di chi lotta contro gabbie, galere e frontiere.

Testimonianza di un ragazzo ex-recluso del Cpr di Corso Brunelleschi su Radio Blackout

Durante la trasmissione Acab su Radio Blackout vengono mandati in onda alcuni audio registrati da un ragazzo appena uscito dal Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Corso Brunelleschi, che racconta delle condizioni della detenzione amministrativa all’interno delle mura.

Condizioni che erano insopportabili già prima della pandemia si sono solo aggravate, sotto tutti gli aspetti: dal cibo, portato già scaduto, al sovraffollamento, dalla possibilità di ricevere pacchi o visite alla capacità di interloquire con il proprio avvocato o con l’esterno.

Rinchiusi, umiliati e picchiati quotidianamente, ragazzi giovani e uomini più anziani vengono buttati a casaccio in camere torride e lercie, con solo un materasso di gommapiuma senza lenzuola e pochissimi cambi di vestiti e articoli di igiene personale.

Le visite dall’esterno sono sospese ma i ragazzi continuano a non poter possedere un telefono proprio per effettuare chiamate. Ai reclusi tocca “scegliere” se comprare, con i pochi euro permessi ogni settimana, le schede telefoniche per le cabine, sigarette o cibo e acqua.

Anche per questo, il trattenimento dei pacchi da parte di familiari e amici dall’esterno diventa un’arma di ricatto ancora più spregevole.

Il medico del Centro, pagato direttamente dall’azienda gestrice del Centro GEPSA, come è stato più volte denunciato è connivente con la direzione e totalmente indifferente alla necessità di cure da parte dei reclusi.

L’interprete, l’Ufficio Immigrazione e gli avvocati d’ufficio dimostrano ogni giorno il loro disinteresse per lo stato delle persone.

All’interno del Lager di Torino, ogni lotta per la dignità è una lotta per la sopravvivenza e la libertà.

Ascolta la trasmissione:

https://radioblackout.org/podcast/a-c-a-b-testimonianza-di-un-recluso-del-cpr-di-corso-brunelleschi/

 

AGGIORNAMENTO dal CPR di TORINO – “Se vi ammazzate tra di voi, noi facciamo meno fatica”

22 . 07 . 2021

Le voci dei ragazzi che abbiamo sentito al telefono in questi giorni estivi ci raccontano con rabbia e coraggio cosa sta accadendo dentro le mura del CPR di Torino. Il numero totale dei detenuti è di 115 persone e, secondo quanto ci hanno detto, tutte le aree del Centro sono attualmente agibili.

La prevalenza dei ragazzi reclusi attualmente è di cittadinanza tunisina e marocchina. Sono presenti inoltre una trentina circa di ragazzi di nazionalità subsahariana principalmente detenuti nell’area Viola. Le unità abitative all’interno delle aree sono sovraffollate e nelle stanze, dove dovrebbero dormire sette persone, in realtà sono presenti fino a undici reclusi costringendo molti di loro a dormire per terra nelle salette, che dovrebbero essere utilizzate per mangiare, oppure fuori all’aperto.

I ragazzi ci hanno raccontato che l’aria all’interno delle stanze è irrespirabile per il forte caldo a causa della mancanza di finestre e anche a causa del fatto che i soffitti delle unità abitative sono composti da lamiere non isolate unite tra loro.
Inoltre la notte diverse colonie di scarafaggi e topi escono dalle loro tane costringendo i detenuti a sopravvivere in condizioni igieniche molto difficili anche perchè, come ci hanno raccontato da dentro i ragazzi, non vengono mai effettuate operazioni di disinfestazione e di controllo igienico-sanitario da parte dell’ente gestore GEPSA o da parte dell’ASL di Torino.

Un ragazzo due giorni fa ci ha detto al telefono che il cibo viene consegnato scaduto. La data di scadenza, posta in evidenza sull’etichetta delle confezioni di plastica che avvolgono gli alimenti, indica come data un giorno della settimana precedente rispetto al giorno in cui viene consegnato il pasto.

Nonostante queste evidenti carenze sanitaria da parte delle istituzioni e da parte della gestione del CPR di Torino, nelle ultime settimane si è aggiunto un elemento che ha dell’assurdo: molti pacchi destinati ai reclusi vengono bloccati all’ingresso del Centro a causa del fatto che alcuni indumenti come calze, magliette, mutande e pantaloncini (che sono entrati regolarmente fino a pochi giorni fa) non possono essere consegnati perchè non sterilizzati o non contenuti in appositi contenitori igienizzati. Tutto questo in completa assenza di un regolamento scritto che descriva cosa può o non può entrare nel CPR, a dimostrazione della totale arbitrarietà decisionale che contraddistingue l’operato della Questura di Torino e dell’ente gestore gestore GEPSA. Una arbitrarietà decisionale che sappiamo avere da anni come obiettivo quello di aumentare l’isolamento e l’annullamento degli individui reclusi cercando di limitare con ogni mezzo la complicità dei solidali fuori e ogni tipo di comunicazione verso l’esterno.

L’abbandono e la mancanza di cure mediche continuano ad essere una costante. A distanza di poche settimane dall’ennesima morte di Stato avvenuta dentro le mura del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Torino nulla è cambiato nonostante l’attuale direttrice e l’attuale responsabile medico siano indagati dalla Magistratura per omicidio.

Ieri sera un ragazzo subito dopo aver mangiato della carne scaduta ha vomitato e si è sentito male; è stato portato in infermeria dopo qualche ora dove gli hanno dato una Tachipirina, e dopo dieci minuti è tornato dolorante di nuovo in stanza.
Continuano ad entrare nel Centro ragazzi con gravi problemi di salute a causa dell’assenza della visita preliminare che l’ASL di Torino dovrebbe effettuare per evidenziare incompatibilità con la detenzione. Come il caso di un ragazzo marocchino entrato nel CPR diverse settimane fa con un grave problema di ulcera inguinale per cui in passato ha subito due interventi e che necessita di un’apposita terapia.

Un ragazzo ci ha raccontato della rabbia che ha provato pochi giorni fa quando la Garante dei diritti delle persone private della libertà del comune di Torino, Monica Gallo, è entrata dentro le mura del CPR per effettuare una visita alla struttura detentiva di corso Brunelleschi durante la quale si è limitata a comunicare esclusivamente con il personale assunto dall’ente gestore GEPSA promettendo, secondo quanto ha avuto modo di sentire il ragazzo, condizioni future migliori e pretendendo, probabilmente, gabbie più belle.

Le testimonianze dei reclusi invece descrivono una situazione molto tesa non solo per il forte caldo di questi giorni e per le condizioni in cui sono costretti, ma anche a causa delle continue violenze della polizia e delle guardie all’interno del Centro. All’interno dell’area Rossa la scorsa settimana è scoppiata una grossa rissa tra ragazzi di nazionalità tunisina e subsahariana durante la quale nessuno è intervenuto. A quanto ci hanno detto i reclusi molte risse vengono provocate dalla polizia che appositamente fa entrare nella stessa area persone che in passato hanno avuto dei diverbi o degli scontri fisici all’interno del CPR oppure persone che per motivi religiosi o culturali non vogliono stare divisi dai loro connazionali causando a volte delle forti colluttazioni, che provocano spesso feriti, a cui le guardie assistono senza intervenire insultando e deridendo i reclusi con frasi del tipo: “Se vi ammazzate tra di voi, noi facciamo meno fatica”.

 

AUDIO:

“Noi siamo un business. Noi siamo soldi qua ! “

Durante questo audio un ragazzo ci racconta al telefono le condizioni a cui è costretto da circa due mesi all’interno del CPR di Torino tra terapie e violenza continua della polizia.

In particolare gli istanti in cui, la settimana scorsa, un ragazzo proveniente dal Niger è caduto da diversi metri di altezza, dopo che si era arrampicato per protesta su di una cancellata, rimanendo per circa due ore per terra sanguinante. Abbandonato dal personale medico del Centro, è stato soccorso come possibile dai suoi compagni di area prima di essere caricato, privo di conoscenza, su di una ambulanza in direzione del Centro Traumatologico di Torino.