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Opuscolo: che cos’è un CPR

Per la libertà di tutti e tutte, per l’ingovernabilità, contro le frontiere.
Sabotiamo la macchina delle espulsioni!

indice:

  • Per la libertà
  • Cos’è la Detenzione Amministrativa
  • Cos’è un CPR
  • I Centri di Permanenza per il Rimpatrio in Italia e i loro gestori
  • Il Centro di Permanenza per il Rimpatrio a Torino
  • La struttura di corso Brunelleschi
  • La vita quotidiana nel CPR: sanità, cibo, telefoni e udienze
  • Il legame tra carcere e CPR
  • Le rivolte all’interno dei CPR

 

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Opuscolo: Riflessioni sulla gestione sanitaria all’interno del CPR

“Nonostante pensiamo che i Cpr siano profondamente immersi nella cosiddetta zona grigia dove ogni oppressione sembra lecita e si normalizza essendo avvolta dal silenzio e dall’indifferenza, scrivere e ricordare che esistono delle istituzioni e delle figure responsabili di ciò che succede in quelle strutture ci sembrava importante, soprattutto in un momento in cui la comunicazione con le persone recluse è particolarmente faticosa. Per queste motivazioni abbiamo deciso di provare a scrivere questo opuscolo, qualche pagina e qualche spunto di riflessione per raccontare cosa è stato fatto e soprattutto cosa non è stato fatto dal punto di vista sanitario.”

Di seguito, il pdf dell’ opuscolo “Riflessioni sulla gestione sanitaria all’interno delle mura del Centro di Permanenza per il Rimpatrio” (Torino 2021)

che verrà presentato stasera, venerdì 26 novembre, a La Molla Occupata in via Bersezio 3, alle ore 18.00

“A piú di 20 anni dalla loro istituzione, i centri di espulsione per persone senza documenti proseguono nel loro funzionamento. Nonostante il mondo venga stravolto dai cambiamenti legati alla pandemia da covid-19, luoghi come questi continuano ad esistere ed imprigionare coloro che non riescono ad entrare nelle maglie delle burocrazie statali per richiedere il giusto documento. In un momento storico in cui la sanità gioca un ruolo fondamentale nella vita di tutt*, discutiamo di centri di espulsione, del ruolo della sanità in questi luoghi detentivi, delle lotte che provano a scalfire il controllo e l’espulsione di parte della popolazione migratoria.”

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Incontro e podcast sulla lotta ai Centri di Detenzione in Europa

da https://actualitedesluttes.info/emission/lutte-contre-les-centres-de-retention-en-europe

Il sistema delle frontiere, delle espulsioni e della detenzione dei migranti senza documenti non è semplicemente una questione che riguarda i singoli Stati ma è sempre più regolato a livello europeo. L’ascesa di Frontex, il finanziamento dei voli charter e dei nuovi centri di detenzione amministrativa (in Francia CRA) con i fondi europei e il perfezionamento degli strumenti di registrazione biometrica delle persone senza documenti sono chiari segni di questa crescente europeizzazione.

Il 2 ottobre 2021, l’assemblea contro i CRA dell’Ile-de-France ha organizzato un incontro pubblico con i compagni che si mobilitano contro i centri di detenzione in Belgio, Germania e Italia. Erano presenti anche altri collettivi francesi anti-CRA, per descrivere la situazione nei diversi paesi e raccontare le lotte che si stanno sviluppando dentro e fuori i centri di detenzione.

ASCOLTA QUI  gran parte degli interventi che hanno avuto luogo a le Marbré, un luogo occupato a Montreuil, registrati da l’actualité des luttes

A seguire c’è stato un aggiornamento antirepressivo e una cena benefit in solidarietà ai/alle compagni/e colpiti dall’Operazione Scintilla a Torino

da: https://paris-luttes.info/02-10-a-19h-a-montreuil-cantine-en-15338?lang=fr

Resoconto corteo contro sgomberi, frontiere e CPR del 6/11/2021

Sabato 6 novembre siamo scesi in strada a Torino con un corteo contro gli sgomberi, le frontiere e i CPR. Di fronte all’ennesimo sgombero in alta valle del rifugio autogestito, abbiamo deciso di partire dal centro città per dare visibilità alla “frontiera”, a quel meccanismo assassino che lo Stato vorrebbe mimetizzare nel silenzio. Sono stati ribaditi con forza i nomi dei responsabili degli sgomberi e dei complici delle deportazioni e dei CPR.

Molti gli interventi al microfono e i cori, accompagnati dall’attacchinaggio di manifesti, scritte e uova di vernice contro le sedi delle banche, delle poste, dell’ASL Città di Torino e della Nuvola Lavazza.

Muscolare e spettacolare dispiegamento di Digos e celere.

 

Ascolta il resoconto del corteo in diretta all’info di https://radioblackout.org/:

La sanità come strumento coercitivo di controllo e ricatto sociale.

Recentemente il Ministero dell’Interno ha prodotto un rapporto [1] in risposta ad “alcune criticità” emerse all’interno del CPR di Torino durante l’ultima visita del Garante Nazionale avvenuta lo scorso luglio con un riferimento particolare ad “alcuni aspetti ritenuti essenziali ai fini del proseguimento del rispetto della dignità umana delle persone trattenute e, in particolare, dell’assistenza sanitaria”.

Prima di parlare del contenuto di questo rapporto occorre ricordare chi sono gli autori e gli attori coinvolti. Il documento è stato prodotto da Michele di Bari (Capo del dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione), Michela Lattarulo (Direttore centrale dei servizi civili per l’Immigrazione e l’Asilo) con relazione tecnica a cura di Claudio Palomba (Prefetto di Torino) che formalmente rispondono a Mauro Palma (Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale), autore di una serie di dichiarazioni che coinvolgono l’ente gestore GEPSA e l’Azienda Sanitaria Locale (ASL) “Città di Torino”, che si ricorda della presenza di un lager in città solo quando i riflettori sono puntati, raramente, sul CPR a causa di un’emergenza. Interessante notare come su sei attori coinvolti, cinque rappresentano lo Stato a dimostrazione del fatto che chi decide ed impone le regole coincide con i difensori di chi le regole le subisce.
Una storia già vista, lo Stato che giustifica e controlla se stesso attraverso il mantenimento di una narrazione che vuole far passare per accoglienza quello che in realtà non è altro che una mascherata forma di carcerazione e di privazione della libertà.

Il rapporto entra nel merito di tre punti: la sezione del Centro denominata “l’Ospedaletto”, la comunicazione con l’esterno e la visita medica di ingresso.
Per quanto riguarda il primo punto si parla della creazione di “ambienti più gradevoli” in sostituzione dei vecchi e viene ribadito che “al momento l’utilizzo di tale area è stato sospeso al fine di richiedere la progettazione di interventi migliorativi per rendere tale struttura più rispondente alle esigenze sanitarie a cui la stessa risponde”. Le parole vengono sottoposte ad un vero e proprio slittamento semantico, deciso da chi ha il potere di riprogrammare e ridefinire il significato delle parole. Parole che invece è necessario confrontare con le voci dei reclusi che vivono quotidianamente sulla propria pelle le conseguenze di tutto questo. Voci che ci raccontano di una sezione isolata dalle altre dove le persone vengono condotte con la forza dalle guardie e abbandonate all’interno di piccole stanze circondate da grate. Una sezione che è “presente presso il CPR di Torino fin dalla sua prima destinazione”, come afferma il Prefetto nella relazione tecnica del rapporto. Una sezione punitiva dove da più di vent’anni le persone vengono torturate lontane dagli occhi degli altri reclusi che potrebbero risultare scomodi testimoni. Un luogo in cui, è necessario ricordarlo, sono morti due uomini abbandonati in isolamento negli ultimi due anni.
Una gabbia non può essere resa più gradevole, più bella, perchè rimane sempre una gabbia. Come ci hanno insegnato gli harraga in questi anni attraverso le rivolte, una gabbia può essere solo distrutta. Non basterà la chiusura di una sezione del CPR o qualche miglioria strutturale per ripulirsi la faccia o la coscienza e dimenticare le violenze che lo Stato ha compiuto all’interno dell’Ospedaletto in tutti questi anni.

Per quanto riguarda il secondo punto si “evidenzia una particolare attenzione” al tema della comunicazione con l’esterno. Vengono “perseguiti ed assicurati adeguati servizi e standard per le persone trattenute” tramite l’attivazione di nuove postazioni di telefonia pubblica. Secondo la Prefettura dal 2 Aprile 2020 “sono stati messi a disposizione dei migranti telefoni cellulari non classificabili come smartphone da utilizzare in locali che consentono il rispetto della privacy”.
Dai racconti dei ragazzi dentro che abbiamo avuto modo di sentire in questi mesi emerge invece che non solo non sono state mai attivate o predisposte nuove postazioni telefoniche ma che addirittura non tutte le aree del Centro hanno almeno una cabina pubblica per chiamare. Da inizio 2020, ovvero quando è stato “inibito” l’utilizzo del proprio telefono cellulare all’interno del CPR di Torino, l’unico modo per comunicare con i propri parenti, molti dei quali all’estero, è attraverso l’utilizzo di una cabina telefonica utilizzabile tramite una scheda a pagamento che i reclusi possono comprare dall’ente gestore GEPSA che lucra sulla necessità delle persone di comunicare anche solo con il proprio avvocato.
Ecco come funziona la comunicazione con l’esterno all’interno del CPR: limitandola il più possibile! Per aumentare ulteriormente l’isolamento dei reclusi le cabine telefoniche presenti nelle aree non possono essere chiamate dall’esterno (come una normale cabina telefonica pubblica) in quanto le chiamate in entrata sono disattivate. All’interno del rapporto le falsità continuano quando viene sottolineato che “dal 5 Luglio 2021 sono riprese le visite dei familiari”. Nessuno dei ragazzi che abbiamo sentito in questi mesi ha mai visto un famigliare ne tramite un colloquio dal vivo ne tramite una video chiamata. Ci hanno raccontato che molti pacchi spediti dall’esterno vengono bloccati all’ingresso senza motivazioni o senza alcun riscontro oggettivo come il caso di diversi indumenti respinti perchè non sanificati e contenuti in apposito contenitore igienizzato.

Per quanto riguarda il punto relativo alla la visita medica preliminare di ingresso al Centro (che dovrebbe evidenziare eventuali incompatibilità con la detenzione) lo sganciamento dalla realtà e dalla vita concreta non cambia. Anzi, lo slittamento semantico aumenta nel momento in cui il Prefetto di Torino risponde alle “criticità” emerse negli ultimi mesi sul perchè l’Azienda Sanitaria Locale (ASL) “Città di Torino” ha da sempre omesso di effettuare tale visita. Ricordiamo che nel 2015 il Prefetto di Torino e il Direttore Generale dell’ASL Torino hanno firmato il protocollo d’intesa e collaborazione tra i due enti al fine di garantire ai reclusi il pieno acceso al Servizio Sanitario Nazionale e nel 2018 per dare attuazione all’articolo 3 del Regolamento Unico dei CIE affinchè le visite mediche di ingresso nel CPR siano condotte da un medico della Regione o dell’ASL locale.

La risposta del Prefetto di Torino rappresenta una compiuta sintesi della volontà di trasformare le persone in non persone attraverso l’imposizione di un comportamento, di una condizione: chi non ha i documenti giusti non viene curato!
L’assistenza sanitaria passa attraverso il riconoscimento, e la sua conseguente negazione, di una condizione imposta che costringe le persone all’interno di un lager per settimane perchè pende su di loro l’Ordine di allontanamento dal territorio nazionale del Questore.
La sanità come strumento coercitivo, di controllo, di potere, di ricatto sociale.
Possiamo estendere questo razzismo strutturale anche all’ordine sociale in cui viviamo se consideriamo come condizione discriminante l’essere una persona che viene detenuta in carcere. Allora si potrebbe dire: chi è detenuto, chi viene riconosciuto come un nemico di questo ordine sociale, non viene curato.

Secondo il rapporto del Ministero dell’Interno l’unica soluzione possibile sarebbe quella di “rilanciare i contatti” tra Prefettura e ASL di Torino: ovvero lo Stato che cerca di entrare in contatto con se stesso a quasi dieci anni di distanza dal primo accordo che ha firmato, chiaramente, sempre con se stesso!

Nel mentre le persone continuano ad entrare dentro il CPR di corso Brunelleschi con gravi patologie, lesioni e traumi al corpo incompatibili con la detenzione che, nella maggior parte dei casi, richiederebbero un ricovero ospedaliero. Problemi fisici che vengono ignorati nella totale assenza di interventi di assistenza sanitaria. Persone costrette a sopravvivere all’interno di un lager, dove l’unica terapia consiste nel dare “psicofarmaci a litri” con la complicità del responsabile medico e della direzione assunti da GEPSA.
In questi giorni siamo in contatto con un ragazzo che soffre della sindrome di Crohn e nonostante le ripetute richieste di soccorso non ha potuto vedere un medico o parlare con il suo avvocato dopo diversi giorni di detenzione all’interno del CPR. [2]

Alla luce dell’evidente operazione di travisamento della realtà e annullamento della persona svolta da Ministero dell’Interno, Prefettura e ASL di Torino vogliamo ribadire la nostra solidarietà e complicità a chi si ribella contro tutto questo schifo distruggendo con coraggio la propria gabbia come è successo il mese scorso quando un gruppo di ribelli ha reso inagibile una sezione del CPR di corso Brunelleschi per protesta.

Al fianco degli harraga in lotta.
Contro ogni gabbia e frontiera.
Fuoco ai CPR.

 

 

[1https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/2486341c044bb5c3e9da30e4b8de8d7c.pdf

[2 Testimonianza audio dal CPR di Torino | NO CPR TORINO (noblogs.org)

 

 

 

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NUOVO GESTORE, VECCHIA MERDA

Il 13 settembre la Prefettura di Torino ha avviato la procedura di gara per l’affidamento dei servizi di gestione e funzionamento del centro di rimpatrio di Corso Brunelleschi: il cpr di Torino ad inizio 2022 avrà un nuovo gestore. Non sappiamo ancora chi sarà a candidarsi per questo lauto affare, per ora sappiamo che l’importo complessivo per gestire il centro dal 1° Gennaio 2022 al 31 Dicembre 2022  è di  2 440 375,20 euro – con una proposta minima di 42, 67 euro pro capite a recluso –  e che sicuramente, seguendo la logica dell’appalto1, sarà un’altra grande azienda ad accaparrarsi l’enorme cifra.

Finisce dunque il mandato di Gepsa, come alcuni giornali trascrivono..?

Vale la pena ricordare brevemente lo storico dell’azienda francese, leader nel business della reclusione e della prigionia. Nata ufficialmente nel 1987, quando lo stato francese sigilla una stretta collaborazione con le aziende private, si occupa sin da subito della gestione dei servizi (ristorazione, lavanderia, assistenza medica ecc ecc) all’interno di strutture detentive. Un colosso che cresce e si sviluppa sulla base dell’esistenza stessa del sistema carcere, collaborando attivamente con l’amministrazione penitenziaria e il ministero dell’interno francese, fino a prendere in carico la manutenzione della più grande prigione europea, Fleury-Mérogis. Dal 2008 inizia ad interessarsi al mercato italiano, puntando gli occhi sui profitti dati dalla gestione delle strutture di “accoglienza” ed espulsione delle persone senza documenti. Nel 2014, affiancata dall’associazione culturale Acuarinto, vince la gestione del cara di via Corelli a Milano (riaperto come centro per il rimpatrio nel 2019) e degli allora CIE di Ponte Galeria a Roma e di Torino. Subentra in toto nel cpr di Torino nel 2018, dopo l’operato della Croce Rossa Italiana. Per approfondire il ruolo di Gepsà nel mondo della carcerazione invitiamo a leggere e scaricare opuscolo-gepsa.

Anche se momentaneamente non sappiamo ancora quali saranno le aziende che tenteranno di entrare nel business del cpr di Torino, tra pochi giorni termineranno le offerte. Probabilmente a breve sapremo chi  saranno i prossimi responsabili della detenzione e delle espulsioni nel centro di corso Brunelleschi.

Per consultare tutta la documentazione riguardante la gara d’appalto: http://www.prefettura.it/torino/contenuti/Procedura_aperta_affidamento_gestione_centro_di_permanenza_per_i_rimpatri_c.p.r._di_torino_cig_8886364b8c-12121736.htm

 

1 Secondo la disciplinare di gara le aziende devono certificare di poter fornire servizi per la cifra dettata dall’appalto.

Solidarietà a chi lotta per la libertà

Ieri mattina si è svolta in Tribunale a Torino la prima udienza del processo Scintilla, due anni e mezzo dopo l’inizio dell’omonima operazione che aveva portato allo sgombero dell’Asilo occupato ed a otto arresti, e che ora vede alla sbarra diciotto compagne e compagni e sotto accusa la lotta contro i Centri di Identificazione ed Espulsione.
Fuori da tribunale hanno presidiato decine di solidali ed è andata in onda una trasmissione in diretta su Radio Blackout che ha raccontato le lotte di ieri e di oggi. La prossima udienza è stata fissata per il 20 dicembre.
Domani, sabato 9 ottobre, in solidarietà ai compagni e alle compagne che negli anni hanno lottato contro i Centri di detenzione amministrativa e in solidarietà alle persone recluse che quotidianamente lottano e si ribellano dentro il CPR ci troviamo alle 16.00 sotto le mura del centro di corso Brunelleschi, angolo via Monginevro.
Solidali e Complici di chi lotta per la libertà!
Di seguito, il volantino distribuito durante l’udienza di ieri:
Il 7 febbraio 2019 scattava a Torino l’operazione Scintilla.
L’indagine della Procura ruotava intorno alla lotta contro i centri di detenzione per immigrati, da sempre viva in città come altrove, dentro e fuori queste strutture. Non si può tenere il conto delle rivolte che il centro di Corso Brunelleschi ha subito dalla sua apertura, danneggiato e devastato dalla rabbia dei reclusi, mentre all’esterno si è sempre provato a supportare i rivoltosi, colpendo chi lucrava sul mantenimento e la gestione di queste strutture e rimarcando il ruolo di questi luoghi nei meccanismi di sfruttamento ed esclusione.
Nel corso degli ultimi due anni di indagini per l’operazione Scintilla, otto compagni e compagne vengono arrestati con l’accusa di associazione sovversiva, istigazione a delinquere e alcuni reati specifici, tra cui attacchi incendiari a bancomat delle poste italiane, plichi esplosivi destinati a ditte collegate al funzionamento dei centri per rimpatrio e incendio in concorso con alcuni reclusi del Cpr.
I reati associativi sono tra gli strumenti repressivi utilizzati maggiormente dallo Stato per incarcerare e isolare compagni e compagne che lottano contro questo mondo. Negli ultimi anni molti sono stati i nomi delle operazioni di Polizia che hanno portato in carcere o sul banco degli imputati decine e decine di compagni e compagne anarchiche: Scripta Manent, Panico, Prometeo, Scintilla, Renata, Lince, Ritrovo, Bialystok. Ogni volta le ricostruzioni delle varie Procure tentano, senza riuscirci, di incasellare compagni e pratiche di lotta in etichette e categorie, stabilendo ruoli e gerarchie che nulla hanno a che vedere con le modalità di organizzazione e gli orizzonti propri del mondo anarchico.
Non c’è da stupirsi di tanta attenzione repressiva da parte dello Stato perché è sistematica la volontà di eliminare ogni forma di conflitto sociale che metta in discussione i meccanismi di sfruttamento ed esclusione che regolano questo mondo. La repressione specifica contro chiunque provi a organizzarsi, resistere e opporsi in ogni modo è l’espressione manifesta di questa volontà.
Di fronte a chi ci vorrebbe divisi e isolati rispondiamo con il calore della solidarietà verso chi oggi lo Stato vorrebbe seppellire con anni di galera. Perché lottare e attaccare chi sfrutta e opprime è giusto e chi sceglie di non restare indifferente e farlo non va lasciato/a indietro.
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne prigioniere dello Stato come a tutte e tutti gli indagati nelle varie operazioni repressive.
Alcunə imputatə e solidali

AGGIORNAMENTI in radio sul CPR di CORSO BRUNELLESCHI

18.09.2021

In questi ultimi giorni abbiamo provato a riflettere sulla situazione del Cpr di Corso Brunelleschi ai microfoni di A.C.A.B. su Radio Blackout e di Silenzio Assordante su Radio Onda Rossa. Abbiamo discusso delle condizioni di detenzione, della rivolta e dell’incendio della settimana scorsa che ha reso inagibile l’intera “Area Rossa”, delle ripercussioni subite dalle persone recluse e delle ultime vicissitudini attorno all’Ospedaletto.

https://radioblackout.org/podcast/a-c-a-b-aggiornamenti-sul-cpr-in-rivolta/

http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/silenzio-assordante/2021/09/dentro-e-intorno-al-cpr-corso

Ricordiamo l’appuntamento del 9 ottobre in presidio sotto le mura del Cpr di Corso Brunelleschi.

Sempre al fianco di chi lotta contro gabbie, galere e frontiere.

AGGIORNAMENTO IN RADIO DAL CPR DI TORINO

Durante la puntata di ACAB– Aperitivo Controinformativo Ardecore Balengo su Radio Blackout 105.250 di mercoledì 16 giugno abbiamo raccontato la situazione attuale all’interno del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Corso Brunelleschi con un aggiornamento introduttivo e tre testimonianze audio (ai minuti 12.57; 17.51; 21.14) dei ragazzi reclusi.

TUTTI LIBERI, TUTTE LIBERE

CONTRO I CPR, CONTRO TUTTE LE FRONTIERE

https://radioblackout.org/podcast/a-c-a-b-aggiornamenti-sul-cpr-e-testimonianze-dirette-testo-di-divine/?fbclid=IwAR20YyDblCzjAdzOOCL6Ti0PfUkG-mcbcia_GmnXvZ8ZbqBYAo7B64_U0V4

 

APPROFONDIMENTO SULLA SANITÀ ALL’INTERNO DEL CPR DI TORINO

Durante la trasmissione ACAB- Aperitivo Controinformativo Ardecore Balengo 105.250 fm di Radio Blackout 105.250 di mercoledì 9 giugno, è stato fatto un corposo approfondimento sul tema dell’assistenza sanitaria dentro i CPR, e nello specifico sulla relazione fra l’ASL Città di Torino e il CPR di Corso Brunelleschi.

Abbiamo voluto ripercorrere meticolosamente, le azioni che sono state fatte negli ultimi mesi in città rispetto alla questione sanitaria all’interno dei centri di permanenza per il rimpatrio.

Ascoltando e commentando le risposte alle chiamate di richieste di informazioni all’Assessorato alla Sanità, al centro ISI di via Monginevro e all’URP dell’Asl, nonchè le parole del Direttore Sanitario stesso dell’ASL centrale, Stefano Taraglio, registrate durante l’ultima incursione ai piani alti di via San Secondo di venerdì 4 giugno.

Qui il podcast della trasmissione:

https://radioblackout.org/…/a-c-a-b-assistenza…/

Qui trovate un altro approfondimento, sempre sulla questione sanitaria all’interno dei Cpr, sull’azione fatta all’Asl centrale di via San Secondo:

https://radioblackout.org/…/cure-negate-al-cpr-azione…/

NEL CPR NESSUNA CURA

SOLO BOTTE, PESTAGGI E TORTURA!