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Cpr, finalmente qualche aggiornamento

Le comunicazioni con i reclusi della prigione amminitrativa torinese sono difficoltose a causa del fatto che spesso vengono disattivate le chiamate in entrata che sarebbe possibile fare componendo il numero fisso associato alla cabina telefonica presente in ogni area del centro. L’unico modo che hanno i reclusi per comunicare con l’esterno è quello di utilizzare le schede telefoniche che dovrebbero comprarsi a loro spese perché – lo ricordiamo – che da qualche mese è proibito loro avere telefoni propri. Nella saletta c’è un televisore da cui hanno seguito e continuano a seguire quello che succede fuori, un palliativo irrisorio rispetto al fatto che i colloqui con amici e familiari sono ancora sospesi, sono permessi solo quelli con il proprio legale.

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Di virus, contenimento e deportazioni. Un punto sui Cpr

Per le mille difficoltà di questo periodo, che si aggiungono a quelle già esistenti da tempo nel capire cosa accade all’interno del Cpr di corso Brunelleschi, da un po’ di tempo non parlavamo della detenzione amministrativa e della macchina delle espulsioni. Ringraziamo quindi un compagno per il contributo che ci ha inviato, e che vi proponiamo, che tenta di fare il punto sui Cpr ai tempi del Covid-19.

Ogni zona d’Europa è ormai interessata dall’epidemia in corso.
Un’emergenza di portata massiva, come è successo spesso nella storia, offre delle enormi possibilità per ciò che riguarda l’inasprimento di misure repressive e lo sviluppo di tecnologie di controllo al cui utilizzo viene di fatto spianata la strada. Ogni emergenza è però differente dall’altra e le epidemie in particolare si portano con sé alcune specificità. In Italia, accanto a un repentino sviluppo giuridico e militare a sostegno delle nuove necessità, la misura più significativa per la risoluzione del problema è stata individuata nell’isolamento fisico, la sospensione delle relazioni vis à vis.
Esso è il paradigma centrale, il fulcro concettuale intorno al quale ruota l’intera faccenda.
Tutti a casa, tutti distanti gli uni dalle altre. La tragicità di un momento come quello attuale si scontra però con l’ottusità del governo italiano, che, pensando di non dover applicare tale misura ad ogni ambito sociale, si dimentica volutamente di due tra i pilastri essenziali dell’ordinamento nostrano: la produzione e la detenzione.

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Cpr e questioni dirimenti

Era il 1998 quando la detenzione amministrativa è stata istituita in Italia con gli allora Cpt, nati dopo le forme di campo concentrazionario improvvisate in Puglia per i massici sbarchi dai balcani, in particolar modo dall’Albania. Allora le immagini dei Tg nazionali sconvolsero buona parte del paese, svegliato bruscamente alle porte del nuovo millenio con la minaccia proclamata a reti unificate di un’invasione barbarica. Un paese, se è permesso qui usare una simile astrazione, con una coscienza ancora incuneata nell’idea di un provincialismo sentito come protettivo, in qualche modo ancora largamente ignaro di essere invece uno degli ingressi geografici dell’UE, di essere uno dei prodotti di uno Stato avanzato e ininterrotamente colonizzatore, di essere inserito con buona posizione in un’economia globale che di lì a poco avrebbe mostrato la sua faccia più truce anche nell’ultima landa del meridione. Continua la lettura di Cpr e questioni dirimenti

Dal Mercato Centrale al CPR

Cominciamo anche in quest’occasione dalla fine. Prima di raccontare quella che è stata la giornata di sabato torinese, tra iniziative contro la riqualificazione, e chi ne muove i fili a livello economico e politico, e contro i Cpr, all’interno della giornata di mobilitazione nazionale contro la detenzione amministrativa, diamo spazio a una notizia arrivata da poco: la rivolta scoppiata nella notte appena trascorsa all’interno del Centro di corso Brunelleschi. Continua la lettura di Dal Mercato Centrale al CPR

Due chiacchiere sul Cpr

Nei giorni scorsi, un redattore di questo blog ha incontrato, in un bar, un amico di vecchia data che non vedeva da tempo. Un ragazzo al di fuori dei giri di movimento che ha però mostrato un certo interesse, e una certa sensibilità, per ciò che si muove all’interno e attorno ai Cpr, specie in quello di corso Brunelleschi. Ne è nata una discussione inattesa che ci sembra interessante riportare nei suoi tratti essenziali lasciando intatta la forma del dialogo, per quanto non sia possibile, evidentemente, riprodurla letteralmente. Continua la lettura di Due chiacchiere sul Cpr

Cpr Gradisca: omicidio di Stato

I reclusi di Gradisca non hanno dubbi, dopo le percosse continue della polizia, il loro compagno di prigionia è morto. La notizia all’inizio rimbalzata dai gazzettieri locali imputava la morte a una rissa interna, ora che è palese quale sia la causa, per pudore borghese viene dissimulata in altri modi: “si indaga per omicidio”, “sono stati sequestrati i telefoni agli ‘ospiti’ per indagare l’accaduto”, etc. Dopo le rivolte delle ultime settimane nei centri di tutta Italia, lo Stato si è vendicato nel centro vicino a Trieste fino a togliere la vita. Ai microfoni di Macerie su Macerie una compagna del posto ci racconta cosa è avvenuto, tra la solidarietà espressa a chi è rinchiuso e la descrizione della gestione del Cpr friulano in mano agli aguzzini di Edeco Cooperativa Sociale Onlus, già legati a un’altra morte al fu Cpa di Conetta.

Ascolta qui la diretta telefonica.

Cpr, così fan tutti

Rivolte su rivolte, sono queste ad aver dato il ritmo agli ultimi sei mesi dentro al Cpr di c.so Brunelleschi: un poco alla volta o con vampate più incandescenti, il centro è per l’ennesima volta pressocché distrutto. Non di un motto si tratta, non di retorica, quando si urla là fuori che quella gabbia deve bruciare è perché i reclusi delle prigioni per irregolari hanno dimostrato in ventidue anni di detenzione amminitrativa che è un afflato comune, che si ripete nonostante cambino gli “ospiti”, che esplode nonostante la minaccia della repressione, che continua a indicare con rotta chiara la direzione per la libertà, senza permessi o domandine. Continua la lettura di Cpr, così fan tutti

Il Cpr a pezzi

 

L’unico Cpr aperto nel nord Italia perde letteralmente i pezzi. Gli incendi dei giorni scorsi hanno distrutto le aree viola e gialle. Alcuni reclusi sono stati spostati ed ammassati nelle restanti aree, altri invece sono stati portati via dal Centro di corso Brunelleschi, ma non si sa ancora dove con certezza. Alcune voci dei reclusi, confermate da qualche quotidiano locale, indicano il Cpr di Trapani come possibile destinazione, una soluzione che la direbbe lunga sulle attuali difficoltà dei governanti nella gestione dei senza-documenti; se alla strutturale carenza di centri detentivi si aggiungono danneggiamenti significativi a quelli esistenti, la macchina delle espulsioni rischia di finire pericolosamente fuori strada…

Nel frattempo, alcuni tra i reclusi rimasti in corso Brunelleschi continuano lo sciopero della fame, iniziato ormai una decina di giorni fa, nonostante l’atteggiamento particolarmente minaccioso tenuto dalle forze dell’ordine negli ultimi giorni, come mostrano le modalità con cui si sono svolte le perquisizioni il giorno dopo gli incendi. La celere è entrata nelle aree costringendo i reclusi a spogliarsi e restare a lungo completamente nudi, nonostante le temperature invernali.

In momenti come questi è quanto mai importante far sentire a chi lotta che non è solo, dimostrare che le sbarre e le mura non riescono a rendere invisibile ciò che accade dentro a chi si trova fuori. Per questo ricordiamo l’appuntamento di domani.

Domenica 1 dicembre ore 16.00 Presidio davanti al Cpr di corso Brunelleschi

Malinverno: ultime dal Cpr

Nel C.P.R. di Corso Brunelleschi non si dorme mai. Dopo i numerosi tentativi di evasione, di cui l’ultimo riuscito pochi giorni fa dall’area Viola, e gli incendi di suppellettili appiccati con scadenza quasi regolare negli ultimi mesi, dal tardo pomeriggio di venerdì 22 novembre tutti i detenuti dell’area Viola hanno deciso di organizzarsi e iniziare insieme uno sciopero della fame. Per non abbassare la testa e rassegnarsi alle infauste condizioni in cui sono costretti a vivere. Condizioni rese ancor più dure dal complessivo taglio dei “servizi” all’interno dei Centri, in seguito alla riduzione dei fondi stanziati dal Governo alle ditte che li gestiscono. Continua la lettura di Malinverno: ultime dal Cpr