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Ultime dal Cpr

L’estate è stata calda in corso Brunelleschi, scaldata ulteriormente dai fuochi appiccati a cadenza pressoché giornaliera, dalle rivolte, dallo stato di agitazione continuo e ostinato dei detenuti. Il Centro è un recinto e chi vi è rinchiuso passa le giornate ammassato, ogni sezione costringe circa quaranta uomini a una vita di rigida incuria.

Le sezioni agibili pare siano al momento quattro, quella verde è probabilmente fuori uso a causa delle rivolte e anche la cancellata interna fino alla settimana scorsa era danneggiata di misura. Dopo tre giorni di lavoro, un fabbro ha terminato aggiustamenti e modifiche ai cancelli e alle reti nella zona del campetto, spazio dedicato all’aria, rinforzando così il primo perimetro di ferro compromesso dai tentativi di evasione e danneggiamento delle ultime settimane.

La rabbia dentro è sempre strisciante e cerca di riprendere vigore collettivo, nel mentre arrivano notizie di riottosità individuali e  scioperi della fame, in particolare quello di un ragazzo georgiano, Amlet, che digiuna ormai da venti giorni chiedendo di non essere deportato nel suo paese di origine ma di poter tornare in Polonia, dove ha famiglia e documenti. Qualche giorno fa ha provato a evadere: stufo di aspettare il medico che non arrivava nonostante stesse molto male, ha cercato di scavare un buco sotto la recinzione ma è stato scoperto; gli hanno contestato danneggiamento, per cui l’hanno rinchiuso due giorni alle Vallette e rispedito di nuovo al Cpr. Sebbene abbia ricevuto un foglio dal tribunale di Torino in cui si sollecita la sua scarcerazione anche da corso Brunelleschi per via delle sue condizioni di salute, ancora viene tenuto dentro.

Non si arrende e vuole resistere.

Fine agosto nel Cpr

Si avvicina la fine di agosto con le ultime calure estive, le sbarre del centro di espulsione di corso Brunelleschi rimangono incandescenti, non solo per il sole battente ma anche per i fuochi di protesta che continuano ad essere accesi nelle varie sezioni. Pochi giorni fa nelle aree gialla, rossa e viola alcuni reclusi hanno appiccato degli incendi per dare sfogo alla rabbia che oramai si coagula attorno alle storie e ai problemi che di volta in volta qualcuno ha il coraggio di mettere sul piatto, rompendo la normalità dietro quelle mura. In questo caso ritorna l’insofferenza per il cibo scarso e indecente, inoltre un recluso è stato bellamente “truffato”, come ci dicono da dentro, poiché dopo aver scontato il massimo tempo di reclusione di sei mesi invece di vedersi aprire le porte del centro è stato tratto in arresto per resistenza a pubblico ufficiale e poi riportato dentro, vedendo azzerato il tempo di permanenza.

Tre ragazzi hanno tentato la fuga, tentativi che come abbiamo già detto sono quasi all’ordine del giorno. Continuano anche le espulsioni: proprio questa mattina tre reclusi sono stati svegliati per essere accompagnati in aeroporto, il terzo però ha deciso di opporsi tagliandosi le mani ed è stato lasciato cosparso di sangue dentro la sezione.

Infine rimane costante il problema delle cure, per chi è relegato all’ultimo gradino della scala sociale rimanere in vita è una battaglia costante e da dietro quelle sbarre essere portati in un ospedale è cosa rara.

Dal Cpr alle politiche globali

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Quattro giorni di lotta e discussione organizzati dall’assemblea contro detenzione amministrativa e frontiere che si vede settimanalmente in via Tollegno.

Giovedì 30 maggio, Campus Luigi Einaudi, ore 18: discussione sui decreti sicurezza e le loro conseguenze con gli avvocati Gianluca Vitale e Laura Matrinelli; a seguire aperitivo.

Sabato 1 giugno, Giardino Schiapparelli (quello della Smat), ore 18: “Le cause internazionali e politiche delle migrazioni”, dibattito con professor Pietro Basso. In caso di pioggia l’incontro si terrà in via Tollegno 83.

Domenica 2 giugno, Piazza Castello, ore 15: biciclettata fino al CPR dove alle 17 inizierà il PRESIDIO contro il centro per “irregolari”.

Giovedì 6 giugno, Via Tollegno 83, ore 18: discussione sl Cpr e sul sistema dell’accoglienza, a seguire aperitivo.

Cpr, rivolta d’agosto

Quasi una tradizione la rivolta estiva in c.so Brunelleschi.

Ieri sul fare della sera, appena arrivati sotto al Cpr torinese, alcuni compagni respirano ancora la rabbia che fuoriesce da quelle mura: urla, battiture e grida inneggianti alla libertà ancora si riverberano nell’aria agostina e si uniscono a quelle solidali fuori.

Sono ore che dentro al centro i reclusi hanno deciso di interrompere la generale asfissia della reclusione amministrativa. La scintilla non è solo una e le motivazioni della rabbia non possono essere stilabili  così facilmente in un elenco, ma da quello che raccontano i ragazzi dentro possiamo solo immaginare cosa significhi stare in un recinto per bestie da soma con 40°, l’acqua potabile razionata a un litro al giorno e consegnata immancabilmente calda, pasti avariati e alla mercé di forze dell’ordine e di un’azienda, la multinazionale francese Gepsa, che ricava il suo profitto dalle miserevoli condizioni quotidiane che riesce a imporre.

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Cpr, ancora resistenze

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Ieri sera dopo un’assemblea per organizzare la solidarietà a Eleonora, Théo e Bastien, arrestati dalle autorità francesi per favoreggiamento dell’immigrazione, un nutrito gruppo di nemici delle frontiere si è diretto verso c.so Brunelleschi per un saluto ai detenuti. Così la notte piovosa torinese si è impregnata delle voci che dentro e fuori dalle mura della prigione per senza-documenti urlavano “Libertà!”.

Del resto cos’è il Cpr se non l’apice detentivo della gestione dei flussi migratori che passa dai confini (aperti o serrati a seconda delle esigenze del capitale e dei patti tra gli Stati), dagli Hotspot, dagli Hub e dal sistema retoricamente edulcorato dell’Accoglienza e delle Borse Lavoro?

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Resistenze e quotidianità al Cpr – aggiornato

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I fine settimana dentro al Centro di c.so Brunelleschi non passano mai lisci.

Infatti il sabato e la domenica sono i giorni prediletti per l’irruzione delle forze dell’ordine nelle aree e la successiva deportazione di chi non ha le scartoffie in regola, come è accaduto lo scorso week-end. Negli ultimi mesi, come è stato riportato più volte, le espulsioni sono avvenute perlopiù ai danni dei tunisini, che all’oggi costituiscono la maggioranza nel Cpr torinese.

Il sabato appena trascorso venti poliziotti accompagnati dai lavoranti della ditta di gestione (la multinazionale francese Gepsa, specializzata nel fare profitto con i luoghi detentivi) sono entrati nell’area bianca per prendere tre ragazzi, ma hanno avuto da faticare perché nessuno di loro voleva dargliela vinta tanto facilmente: uno è salito sul tetto con una corda minacciando di impiccarsi, il secondo si è cosparso di merda per non farsi toccare, il terzo ha ingoiato lo shampo. Quello della merda è stato portato in carcere dopo essere stato avvolto con una telo di plastica, gli altri due pestati e portati all’ospedaletto. Gli altri detenuti mentre era in corso l’operazione hanno fatto casino lanciando quello che potevano contro i militari.

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Cpr, di scabbia e altre rogne

 

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La settimana scorsa in c.so Brunelleschi alcuni ragazzi avevano la scabbia, infezione altamente contagiosa e tutt’altro che sopportabile.

All’infermeria del centro? Se ne fregano, e non solo per la scabbia, pure in punto di morte l’unica cosa che fanno è proporre il cocktail di psicofarmaci per far star buoni i detenuti e farli dormire.

Chiamare il 118? Inutile, prima che arrivino al Cpr, i gestori delle ambulanze chiamano le forze dell’ordine al suo interno che negano sistematicamente ci sia un bisogno di cure continuamente eluso.

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