In questo inizio estate bollente, il CPR di corso Brunelleschi continua ad essere segnato da violenze contro chi è rinchiuso, così come da momenti di ribellione. E’ in corso il tentativo di ampliare la capienza del centro e, al tempo stesso, di mantenerlo saturo al fine di tenere alti i profitti dell’ente gestore.
L’area verde (rimasta inutilizzabile in seguito alle rivolte del 2023) è stata opportunamente riaperta per consentire di svolgere lavori nell’area gialla. La verde è un’area fatiscente, con muri anneriti e nessun segno evidente dei lavori che avrebbero dovuto fare per consentirne la riapertura. Sembra invece che i lavori nell’area rossa siano quasi conclusi; lo ha suggerito la visita di alcune persone esterne nella suddetta area.
Ci sono persone a cui, nonostante esse ritengano di avere i requisiti legali per uscire, viene di volta in volta prorogata la detenzione. I detenuti fanno notare, non sorprendentemente, le pessime condizioni materiali: sporco diffuso, mancanza di asciugamani, lenzuola e vestiti leggeri compatibili con l’estremo caldo estivo e, soprattutto, il razionamento dell’acqua: 1 litro al giorno, che con le temperature di questo periodo, mette a rischio la salute delle persone recluse.
Fin qui risulta chiaro come il tentativo sia quello di tenere alto il profitto di Sanitalia. Ricordandoci che l’ente gestore guadagna un importo fisso per persona reclusa ogni giorno, è facile tenere le fila di come si muova in tal senso: ampliamento, anche spostando le persone in aree non “idonee”; allungamento dei tempi di detenzione; risparmio su materiali e beni di prima necessità.
Sabato 20 giugno c’è stato un momento di forte rabbia e protesta: la mensa/saletta dell’area verde è stata incendiata e resa non più utilizzabile. Quattro persone sono state portate in carcere. Atti di ribellione e/o protesta sono all’ordine del giorno, portati avanti sia in forma individuale che collettiva. In molti sono portati ad assumere psicofarmaci per reggere la situazione. Una persona è riuscita a evitare il rimpatrio verso la Tunisia convincendo il pilota dell’aereo a non partire. Nel frattempo ci sono stati trasferimenti verso l’Albania e diversi rimpatri, soprattutto con voli di linea verso la Tunisia.
Mentre il Ministero degli Interni progetta nuovi CPR e dichiara di voler mettere a disposizione oltre 8mila posti in centri atti a smaltire le procedure accelerate di frontiera e velocizzare i rimpatri, in linea con l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sull’asilo e l’immigrazione, ribadiamo che per ogni centro che apre, da qualche parte, ci sono rivolte che ne danneggiano o ne bruciano un altro.
Qui sotto l’aggiornamento andato in onda all’Informazione di Radio Blackout costruito insieme da alcune persone recluse nel CPR torinese.