Archivi tag: deportazioni

Strategie poliziesche: false date di volo, falsi rifiuti di test, falsi rifiuti di imbarco al CRA di Marsiglia

Riportiamo di seguito un articolo e la testimonianza di un detenuto del CRA di Marsiglia (FR, ENG) con sulle spalle un’ordinanza di espulsione verso l’Italia secondo le procedure di Dublino.

da Marseilleanticra.noblogs.org

Le menzogne dei gendarmi mandano in prigione le persone detenute nel centro. Per esempio, una di loro spiega in questo articolo come gli agenti di polizia abbiano completamente inventato il suo rifiuto di imbarcarsi su un aereo, il che avrebbe potuto farla finire in prigione.

In tutti i centri di detenzione amministrativa (CRA), accade regolarmente che il giudice delle libertà e della detenzione (JLD) e la polizia di frontiera (PAF) mentano sulle date dei voli aerei con cui le persone rinchiuse nel centro devono essere espulse. Il JLD è responsabile nel CRA per il prolungamento del periodo di detenzione di tutte queste persone, ma per farlo, soprattutto dopo che sono già passati 2 mesi di detenzione, deve in linea di principio dimostrare che lo Stato sta cercando attivamente di espellerle. Capita quindi che durante un’udienza del JLD vengano segnalati biglietti aerei falsi (ad esempio, aerei inesistenti).

Dalla primavera del 2020, un test PCR negativo è una condizione necessaria per l’espulsione di un detenuto in aereo: molte persone lo rifiutano per non essere espulse. Ma rifiutare i test porta molto spesso a procedimenti penali e a pene detentive. La PAF, da parte sua, inventa anche false date di espulsione in aereo per spingere deliberatamente i detenuti nel CRA a rifiutare il test e quindi a finire in prigione. Queste pratiche di polizia sono ricorrenti in molti CRA in Francia.
Più recentemente, il PAF del CRA di Marsiglia sembra aver avviato un’altra pratica: l’invenzione di falsi rifiuti di test PCR. In pratica, alcune persone rinchiuse nel CRA sono talvolta condannate a pene detentive per test di cui non hanno mai sentito parlare e che non hanno mai rifiutato, nonostante siano perseguite per questo! All’inizio di marzo 2022, un detenuto del CRA di Marsiglia, che non sopportava più di essere rinchiuso, ha dichiarato che avrebbe preferito essere espulso il più rapidamente possibile. Tuttavia, non gli è stato offerto un volo e nemmeno un test PCR, salvo che alla fine del 30° giorno di detenzione, quando è comparso davanti al JLD, ha scoperto che gli ufficiali della PAF avevano inventato per lui falsi rifiuti di test PCR senza esserne a conoscenza.
Infine, più recentemente, all’inizio di maggio 2022, il PAF del CRA di Marsiglia ha inventato anche falsi rifiuti di imbarco sui voli di espulsione, anche se questi rifiuti portano a un procedimento penale (“evasione di un ordine di espulsione”). Riportiamo di seguito la testimonianza di un detenuto del centro di detenzione di Marsiglia. Spiega che la polizia ha inventato un falso rifiuto all’imbarco contro di lui, facendogli fare la spola tra il CRA e l’aeroporto di Marignane senza che vedesse l’aereo o esprimesse il suo rifiuto all’imbarco.

Francese:

Bonjour
Je suis allé au tribunal [devant le Juge des libertés et de la détention, JLD] aujourd’hui mais le juge a prolongé ma rétention de 28 jours supplémentaires. J’ai la possibilité de faire appel de cette décision dans les prochaines 24 heures. Je n’ai pas les moyens de faire appel car le bureau d’aide aux réfugiés de mon centre de rétention [Forum Réfugiés] ne travaille pas le dimanche.
Le juge a dit que je resterais en rétention jusqu’au 7 juin, et que j’ai le droit de faire appel du jugement. Je n’ai pas confiance dans les avocat.e.s du gouvernement [commis.e.s d’office], car je pense qu’ils et elles ne font pas grand chose pour moi. On m’a reproché pendant le jugement d’avoir refusé d’embarquer à bord de l’avion, mais ce n’est pas ce qu’il s’est passé.
Début avril, je me suis rendu à la préfecture sur rendez-vous, mais j’ai été arrêté. Le préfet a dit que j’étais arrêté parce que j’étais en procédure Dublin. Le préfet a également dit que j’avais le droit de faire appel de la décision de renvoi en Italie. Après avoir été reconduit au centre de rétention, j’ai demandé un.e avocat.e pour faire le recours, et on m’a conduit à une organisation d’aide aux migrant.e.s au centre de rétention [Forum Réfugiés]. Je leur ai expliqué que je ne refusais pas d’aller en Italie, mais que je souhaitais savoir si l’Italie était en mesure de traiter ma demande d’asile, et si je pourrais être soigné à mon retour en Italie puisque je suis malade. L’organisation a accepté et m’a dit qu’elle écrirait au juge pour lui demander de suspendre mon renvoi en raison de ma maladie, mais je n’ai reçu aucune réponse de leur part.Le lendemain, le 9 avril, la police m’a dit que je devais passer un test de dépistage du coronavirus pour pouvoir être transféré en Italie. J’ai accepté et j’ai fait le test. Après le test, j’ai demandé pourquoi je devais être renvoyé étant donné que j’avais un appel le jour suivant. La police m’a répondu que ce n’était pas un problème, que ce que je devais faire était de les suivre à l’aéroport le lendemain matin, et que lorsque j’arriverai à l’aéroport, je rencontrerais l’officier de l’immigration à l’aéroport pour lui expliquer cela.Le lendemain matin, on m’a emmené à l’aéroport mais je n’ai jamais parlé à un agent de l’immigration. La police m’a enfermé dans une cellule à l’aéroport [probablement dans un local de rétention administrative, LRA] et après environ une heure, elle m’a ramené au centre de rétention.
Maintenant, ils m’accusent au tribunal d’avoir intentionnellement refusé d’embarquer dans l’avion. Je vais aller au tribunal demain pour faire appel. Je suis malade et même le médecin de la rétention a un rapport à ce sujet, mais ce n’est jamais pris en compte. Je n’ai pas d’argent pour prendre un.e avocat.e privé.e et je ne pense pas que l’avocat.e du gouvernement sera en mesure de me faire sortir. Ici tout est réglé d’avance comme dans un jeu.

Inglese:

Good morning
I went to court [before the Juge des libertés et de la détention, JLD] today but the judge prolonged my detention to extra 28 days. I was given the option to appeal against it within the next 24 hours. I don’t have a means of lodging the appeal because the office of the refugee assistance here in my detention center [Forum Réfugiés] don’t work on Sundays.
The judge said I’ll remain in detention till June 7th and I have the right to appeal against the judgement. I don’t have confidence in the government lawyers because I think they are not doing much on my behalf. They said I refused to board the plane but that’s not how it happened.
On the 8th of April I went to prefecture, on appointment, only to be arrested. The prefect said I am been arrested because I am under the Dublin procedure. The prefect also said I have the right to appeal against the decision of removal to Italy. After I was driven to the detention center I requested for a lawyer to make the appeal and I was taken to an organization helping migrants at the detention center [Forum Réfugiés]. I explained myself to them, saying that I don’t reject going to Italy but I wish to know if Italy will be able to handle my asylum and also if I’ll be able to get treatment when I return to Italy because I am sick. The organization agreed and told me that they will write to the judge to tell to suspend my removal due to the sickness but I got no reply from them.The next day been 9th of April the police told me that I have to take coronavirus test so that I’ll be able to be transferred to Italy. I accepted and took the test. After the test I asked why should I be removed since I have appeal the next day? The police said that’s no problem, that what I have to do is follow them to airport next morning and when I get to airport that I meet the immigration officer at the airport and I’ll explain to him and I agreed.The next morning I was taken to the airport but I never say or spoke to any immigration officer. The police locked me in a cell at the airport [probably in a local de rétention administrative, LRA] and after like 1 hour they drove me back to the detention center.
Now they are charging me in court that I intentionally refused to board the plane. I’ll be going to court by tomorrow for appeal. I am sick and even the detention doctor have a report on that but it isn’t taken into consideration. I don’t have money to get a private lawyer and I don’t think the government lawyer will be able to get me out. Everything here seems to be a trick.

Dagli UK alla Danimarca: l’esternalizzazione delle richieste d’asilo al Ruanda

pubblicato su passamontagna.info

Il 14 aprile 2022 il Regno Unito, nella persona del ministro degli Interni Priti Patel, ha firmato un accordo con il Ruanda, il “Migration and Economic Development Partnership”. Ossia: soldi e investimenti in cambio dell’esternalizzazione di migliaia di richieste di asilo. 120 milioni di sterline all’anno (circa 144 milioni di euro) verranno pagati dagli UK alle autorità ruandesi per gestire e nascondere migliaia di persone che sbarcano sulle coste inglesi “illegalmente”. Assieme al piano, Johnson, primo ministro inglese, ha annunciato un ulteriore investimento di 50 milioni di sterline per rafforzare il pattugliamento dei propri confini, e che schiererà anche la Marina militare – la Royal Navy -“per pattugliare il Canale della Manica contro l’immigrazione illegale”.

L’esternalizzazione delle frontiere, in tutto e per tutto, non é una gran novità. Da anni il governo inglese cercava uno stato in cui deportare gli immigrati che non voleva. Ci aveva provato con l’Albania, col Ghana. Invano. Un mese fa, l’accordo. Giusto questa settimana l’Inghilterra ha annunciato che a breve avrà luogo il primo volo di deportazione verso il Ruanda di almeno 50 richiedenti asilo.

Persone non solo ruandesi, ma potrebbe essere deportato in Ruanda chiunque risulti illegale secondo gli standard del “diritto” inglese; non serve neanche che la persona sia passata da quel paese durante il suo viaggio verso l’Europa. Potrà essere spedito in Ruanda, quindi, chiunque non sia accettato dal Regno Unito, e potenzialmente di qualsiasi nazionalità; in questo modo non servono neanche i patti bilaterali con tutti i paesi di provenienza delle persone che emigrano, non serviranno più i soldi e le armi che normalmente vengono elargite dai paesi europei ai governi africani o asiatici per accettare gli accordi di rimpatrio dei loro concittadini; tutte le persone “straniere” potranno essere mandate in Ruanda, anche se non hanno mai attraversato quella terra.

La Danimarca subito sta cercando di duplicare lo schema inglese e la contrattazione con il governo ruandese è, con le parole del governo danese, “a buon punto”.

In pratica, secondo le parole del premier, tutti i migranti (per alcuni giornali invece saranno solo i maschi adulti e senza famiglia) arrivati dal 1 gennaio 2022 in avanti con imbarcazioni di fortuna potranno essere deportati in Ruanda per trattare la loro richiesta di asilo, e anche nel caso venga approvata, il rientro in UK non é considerato. Le persone potranno restare nel territorio ruandese in accordo col diritto del paese.

Il testo del Memorandum d’intesa dice: “considerato che i migranti e i rifugiati compiono viaggi pericolosi attraverso le frontiere e persino gli oceani in cerca di sicurezza e opportunità economiche, fuggendo da conflitti armati, carestie, cambiamenti climatici e altre difficoltà che hanno incontrato nei loro paesi d’origine e che il movimento di massa di migranti irregolari organizzato dai trafficanti di persone sta sopraffacendo il sistema internazionale di asilo” e volendo dunque “contrastare il modello di business dei trafficanti di esseri umani, proteggere i più vulnerabili, gestire i flussi di richiedenti asilo e rifugiati e promuovere soluzioni durature” si conviene tra i due Stati di dare avvio ad un “meccanismo per la ricollocazione dei richiedenti asilo le cui richieste non sono state prese in considerazione dal Regno Unito, in Ruanda, che esaminerà le loro richieste e sistemerà o espellerà (a seconda dei casi) le persone dopo che la loro richiesta è stata decisa, in conformità con il diritto interno ruandese”.

Johnson ha precisato che l’accordo con il Paese africano non ha limiti di numeri e che il Ruanda “ha la capacità di ospitare decine di migliaia di persone negli anni a venire“.

L’accordo arriva dopo il 2021, anno in cui nel Regno Unito oltre 28mila persone hanno attraversato la Manica con mezzi di fortuna. Nel 2020 erano state poco più di 8mila.

Il razzismo e l’opportunismo inglese é lo stesso dell’unione europea: gli UK aprono le porte ai rifugiati ucraini, e deportano coloro che per razza, religione, e skills economiche non sono “interessanti” e sfruttabili per il paese.

Il Ruanda, paese conosciuto per la violazione sistematica dei così chiamati “diritti umani” con torture e detenzioni infinite, dove nel 2018 una dozzina di rifugiati furono uccisi dalla polizia ruandese dopo proteste fuori dalla sede dell’UNHCR di Kigali, dal canto suo, è ben contento di ricevere milioni di euro dai vari governi europei e anche di avere migliaia di persone “sfruttabili” nella sua economia in espansione.

Gli accordi tra UK e Ruanda sanno molto di politiche neocoloniali; il Ruanda, vuole il caso, non solo ha un’industria mineraria di minerali di stagno, oro, tungsteno e metano, ma ospita anche il lago Kivu, enormemente ricco di gas e potenziale fonte di generazione di energia.

Altri casi di esternalizzazione delle frontiere

Il modello inglese copia la tattica assassina e dissuasiva del governo australiano, che dal 2001 si é arrogata il diritto di tenere in stato di fermo gli immigrati “irregolari“ e di trasferirli in strutture remote predisposte dal governo in paesi terzi, come il centro di detenzione dell’isola papuana di Manus e quello di Nauru.

I profughi sono trattenuti a tempo indeterminato nei centri, senza la possibilità di ricorrere al giudizio di una corte, in attesa che le loro richieste di asilo vengano esaminate attraverso un “processo a distanza”.

Altro esempio é quello di Israele, che dall’inizio del 2018, ha iniziato le deportazioni di immigrati sudanesi, eritrei, etiopi e non solo verso Uganda e Ruanda, in cambio di soldi. Circa 5mila dollari per ogni rifugiato, secondo alcune ONG. Si parla di più di 40mila persone trasferite in poco tempo.

La Danimarca, dopo la legge approvata a giugno del 2021, ha chiuso completamente le frontiere ai richiedenti asilo, e ha iniziato la ricerca – forse ora finita – di un paese dove deportare i migranti che non vuole ma anche dove lasciare coloro che otterranno lo status di rifugiati, che comunque non verranno ammessi in Danimarca.

L’Unione Europea, anche se a parole ha condannato la nuova legge inglese, si muove nella stessa identica direzione. Da anni cerca paesi cui esternalizzare le richieste di asilo, e il Niger vorrebbe essere il futuro paese in cui rimandare tutti i migranti che l’UE rifiuta senza dover passare da accordi bilaterali di rimpatrio e anche quello dove l’UE vorrebbe si analizzassero le richieste di asilo.

La stessa UNHCR, nonostante le critiche fatte al governo di Johnson, dal 2019 “evacua” migranti dalla Libia al Ruanda, trasferendoli dai centri e dalle prigioni libiche per “ulteriori soluzioni“, tra cui il reinsediamento, il rimpatrio volontario nei Paesi di precedente asilo, il rimpatrio volontario nei Paesi di origine, o l’integrazione locale in Ruanda.

Stesso opportunismo, stesso schifo.

Contro ogni stato, contro ogni frontiera.

Sulle deportazioni dello Stato francese. Da Marseille Anti CRA

Tradotto da https://marseilleanticra.noblogs.org/
La compagnia aerea Twin-jet e lo Stato francese deportano persone in Tunisia ogni venerdì

in francese: La compagnie aérienne Twin-jet et l’état français expulsent chaque vendredi vers la Tunisie

scritto il 01/04/2022

All’aeroporto di Marsiglia Marignane c’è un piccolo terminal1, un terminal che non viene mai utilizzato dal turismo di massa. Si trova alla fine di una strada che costeggia l’Etang de Berre, incastrato tra lo stagno e le recinzioni dell’aeroporto, accanto a un magazzino DHL. In questo terminal, ogni venerdì mattina, intorno alle 10.30, le persone portate da diversi CRA vengono caricate a forza su un piccolo aereo della compagnia Twin-jet per essere deportate in Tunisia.

Siamo regolarmente in contatto con le persone rinchiuse nel Centro di detenzione amministrativa (CRA) di Canet (vicino a Bougainville, a Marsiglia). Ci raccontano che a volte gli agenti della Polizia di frontiera (PAF) vengono a prenderli in camera il giovedì sera per portarli all’aeroporto. “Sette o otto uomini incappucciati entrano nella stanza, hanno guanti e tonfa. Quando vogliono impedire al deportato di lottare, lo imbavagliano, gli legano mani e piedi con nastro adesivo, lo legano a una sedia a rotelle e gli mettono un casco in testa”. A questo punto inizia l’espulsione Twin-jet. Nascosta agli occhi dei turisti e impedendo ogni possibile richiesta di aiuto, questa compagnia aerea di Aix-en-Provence e lo Stato francese hanno deportato per almeno sei mesi cinque o sei persone alla volta in Tunisia su piccoli aerei da 19 posti, senza alcun test covid.

Al momento le espulsioni negli aerei che trasportano anche altri viaggiatori sono complicate, perché per l’imbarco è necessario un test covid negativo. Nel CRA di Marsiglia molte persone hanno rifiutato i test PCR per un volo di espulsione. Quindi lo Stato fa due cose: a volte li condanna a diversi mesi di prigione e a volte organizza deportazioni con Twin-jet senza test PCR.

Oggi, 1° aprile, siamo entrati in questo terminal con striscioni e gridando slogan per dare forza ai deportati.

Il business del trasporto di migranti senza documenti

Twin-jet è una classica azienda capitalista. Viene glorificata dai media come “il Pollicino del cielo francese che sta affrontando la crisi da solo”2, un’azienda che è “riuscita a sopravvivere alla crisi senza aiuti finanziari” e che “per mancanza di traffico commerciale […] ha sviluppato soluzioni originali”. Olivier Manaut, il suo direttore, si lamenta di “soffrire, perché la Francia sta diventando un deserto industriale, mentre il 75% della nostra attività è legata all’industria”, ma Olivier ha trovato una buona fonte: la frontiera.

Per questa azienda, il desiderio dello Stato di impedire alle persone di vivere dove vogliono, di costringere le persone in Paesi dove non vogliono vivere, è un mercato come un altro (e anche succulento). Materialmente, una frontiera è solo questo, un piccolo aereo, un pilota e un gruppo di poliziotti che cercano di costringere le persone a rimanere in uno spazio che non dovrebbero lasciare, facendo crescere il capitale di una compagnia aerea nel processo.

Nel 2006 Twin-jet si è aggiudicata le gare d’appalto della polizia nazionale. Nel corso degli anni l’azienda è riuscita a portare a termine diverse missioni. Espulsioni verso paesi considerati di origine, verso paesi europei nel quadro delle procedure di Dublino, o anche voli che non hanno lasciato la Francia, per esempio quando l’obiettivo era quello di “decongestionare”, come a Calais nel 2015. E al momento i voli privati offerti da Twin-jet sono convenienti perché permettono di imbarcare per la Tunisia prigionieri non testati.

Siamo contro le deportazioni e contro le frontiere. E saremmo contrari alle frontiere anche se nessuno si arricchisse grazie ad esse. Ma crediamo sia importante notare che oggi funzionano in parte come un’azienda. Da un lato, perché questo ci permette di identificare gli ingranaggi della macchina di espulsione che possiamo affrontare. Ma anche perché è interessante rendersi conto che, ancora una volta, gli interessi economici possono portare a compiere azioni violente e crudeli.

Le frontiere esistono perché gli attori hanno interesse ad averle, per alcuni è un’espressione del loro razzismo, per altri è un modo per rendere insicura la forza lavoro, in modo che sia a buon mercato. E ci sono indubbiamente altre ragioni, tra cui gli interessi delle aziende collaborazioniste per le quali la frontiera è semplicemente un mercato.

Il presidente di Twin-jet, Olivier Manaut, ne è un buon esempio. Lui stesso è residente in Svizzera, mentre almeno 7 delle società che rappresenta sono in Francia. L’essere residente in Svizzera, pur essendo presidente di una società francese, può presentare dei vantaggi fiscali. Un secondo vantaggio economico che trae dalla frontiera, che per lui è un’opportunità, mentre sconvolge la vita delle persone che non hanno i suoi privilegi e di cui permette la deportazione.

Un sistema “assurdo”, che distrugge la vita delle persone, che spezza le persone per sfruttarle meglio!

Twin-jet è il frutto di un sistema globale, delle politiche migratorie francesi ed europee che hanno messo in atto una gestione assassina delle frontiere e la strumentalizzazione delle persone nell’irregolarità amministrativa. La militarizzazione delle frontiere in tutta Europa, la costruzione di centri di detenzione amministrativa permanenti in Francia, la violenza fisica subita dai migranti durante il viaggio e/o all’arrivo in un Paese, lo sfruttamento sul lavoro, ecc. rivelano forme di dominio neocoloniale di cui Twin-jet è attore e profittatore.

I muri e le espulsioni non impediscono le migrazioni, ma aggravano i sistemi di precarizzazione, aumentano i pericoli durante le traversate, mantengono le disuguaglianze tra i paesi e distruggono la vita di milioni di persone…

Lotte e resistenza alla macchina della deportazione

Le espulsioni dei Twin-jet iniziano con un’intrusione a sorpresa nelle stanze del CRA nel cuore della notte per prevenire qualsiasi resistenza. Esiste infatti una forte resistenza collettiva e individuale a questo sistema di sfruttamento, confinamento ed espulsione. Quando si proviene da un Paese al di fuori dei confini europei, qualunque cosa si faccia, è molto complicato ottenere i documenti (e anche il diritto al lavoro), ed è molto complicato non diventare un “clandestino”. Da anni sono in corso lotte individuali e collettive per la regolarizzazione dei migranti privi di documenti. A queste lotte si affiancano quelle per il diritto alla casa e per la chiusura dei centri di detenzione. Ci sono anche strategie individuali e collettive per evitare di essere controllati, catturati nelle molteplici incursioni della polizia o nelle trappole burocratiche dello Stato.

Ogni giorno, nei CRA, queste lotte individuali e collettive continuano, prendono la forma di scioperi della fame, autolesionismo, incendi, fughe… A sostegno di queste lotte e delle persone rinchiuse nei CRA, abbiamo deciso di rendere visibile uno degli anelli della macchina della deportazione: le espulsioni di Twin-jet.

Vomitiamo sui collaborazionisti, sullo Stato oppressivo che rinchiude e sulla sua polizia.

Sosteniamo i detenuti e le detenute nel CRA di Marsiglia e in tutti i CRA.

La sede della società Twin-jet si trova anche vicino a Marsiglia, al 1070 di Rue du Lieutenant Parayre 13799 AIX EN PROVENCE, è possibile fare visite.

1 Terminal Aviation Générale. Route de l’aéroport, Marignane. Accanto a DHL.

 

 

Aggiornamento dal CPR di Torino 25.4.22

Ieri, durante il presidio solidale al Centro di permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi, dopo aver ripetuto più volte il numero del telefono che utilizziamo per sentire i reclusi, da dentro ci hanno chiamato due persone.

Un ragazzo tunisino detenuto nell’area Verde ci ha raccontato le condizioni che vivono quotidianamente nel centro. Rispetto allo stato delle aree, alla fornitura di cibo scaduto, alla possibilità di comunicare con l’esterno, nulla è cambiato con il subentro di ORS. Dalle parole di chi ci ha chiamate sappiamo che il giorno precedente tante persone recluse sono state male, qualcuno è stato addirittura portato in ospedale, perché l’unico pasto fornito consumabile (è in corso il Ramadan) era marcio e avvelenato. I reclusi inoltre continuano ad avere difficoltà a comunicare sia coi parenti (le schede telefoniche per l’estero costano 5 euro e danno a disposizione 8 minuti) sia con gli avvocati: pare che in questi giorni le videoconferenze con i difensori siano sospese. Pochi giorni fa inoltre sembra che parecchie persone siano uscite dall’area Bianca, probabilmente per essere rimpatriate. La seconda persona che ci ha contattato presente nell’area Blu ci ha parlato dei suoi problemi fisici, totalmente ignorati e silenziati dall’infermeria del centro. Una delle tante  situazioni drammatiche in cui le cure di cui si avrebbe bisogno vengono sistematicamente negate. Come nelle carceri, non esiste possibilità di ricevere un’assistenza sanitaria adeguata a problematiche più o meno gravi.

Una brevissima riflessione sulla gestione di questi posti: la nuova società gestrice ORS si presenta in assoluta continuità con la vecchia GEPSA, che per anni ha avuto l’appalto del Centro di Torino. Questa continuità rappresenta semplicemente l’interesse di chi prende in carico questi luoghi: il guadagno. Chi lucra e specula sulla vita delle persone recluse non ha alcun interesse per il benessere o la salute di chi è richiuso. Nessun cambio di gestione di questi posti può portare ad un miglioramento delle condizioni di vita di chi è detenuto. L’unico miglioramento possibile è la distruzione dei CPR.

Approfondimento sulle deportazioni su Radio Blackout

Questa mattina, lunedì 25 aprile, un approfondimento sulla questione deportazioni alla mattinata informativa di Radio Blackout

Sono stati letti e commentati Continuano le deportazioni in Tunisia e Di soldi, armi e mappe. Gli strumenti del potere Frontex

ed è stato rilanciato il presidio sotto alle mura del CPR di Corso Brunelleschi di questo pomeriggio

Ascolta qui:

 

 

Continuano le deportazioni in Tunisia

In meno di un mese, dal 24 marzo al 14 aprile sono stati cinque i voli charter banditi dal Ministero dell’Interno per la deportazione di persone di cittadinanza tunisina. Dai documenti pubblicati sul sito della Polizia di Stato, Direzione Centrale Immigrazione e Polizia delle Frontiere, si evince  che su ogni volo diretto a Tabarka- Ain Draham sono state caricate fra le 20 e le 30 persone, scortate dal triplo di agenti di polizia (fra i 60 e i 110 sbirri per viaggio). Da Trieste– Ronchi dei Legionari sono partiti tre voli con scalo a Palermo ogni giovedì dal 24/3 al 7/4, da Roma– Fiumicino uno con scalo a Bari- Palese e Palermo- Punta Raisi giovedì 14/4 mentre da Milano– Malpensa ne è stato organizzato uno a fine marzo con scalo a Palermo.

Come avevamo scritto in “Come funziona una deportazione e chi ci guadagna“, per ogni deportazione viene istituito un bando specifico. Apparentemente, sia nel 2015 che nel 2018 la Direzione Centrale Immigrazione ha cercato, tramite Consip S.p.a., di appaltare il “servizio del trasporto aereo di gruppi di persone straniere” per un periodo di tre anni e non per occasionalità. La gara però è andata deserta, e certamente non per motivi etici: fatti i conti, alle due compagnie aeree che si occupano di prestare questo “servizio” plausibilmente conviene presentarsi per contingenza (la spesa presunta del servizio di rimpatrio tramite voli charter è stimato di importo pari o superiore 40.000 euro, prezzo che quindi indica la base d’asta dell’appalto, e inferiore a 139.000 euro) senza assumersi un impegno prorogato o dover dare garanzie.

Sono nove le compagnie aeree, chiamate Operatori economici invitati, che vengono ad oggi contattate per l’appalto dei rimpatri. Sempre le medesime, e probabilmente per una questione formale che impone la consultazione di almeno cinque operatori economici, leggiamo: Mistral Air, Alitalia/Airone (sic!), Charter Viaggi, Meridiana/AirItaly/EuroFly, Airpartner, EgyptAir, PAS Professional Aviation Solution, Astra Associated Services e AS Aircontact. Ma di queste nove compagnie sono solamente due quelle che partecipano attivamente ai bandi avanzando offerte sulla base del criterio di aggiudicazione a quella economicamente più vantaggiosa, e sono PAS Professional Aviation Solution ed Airpartner, rispettivamente un’azienda tedesca ed una inglese, entrambe con sede a Milano, che hanno sostanzialmente il monopolio degli appalti e si alternano. Quelli dell’ultimo mese non fanno eccezione.

In seguito al rinnovo degli accordi tra la Tunisia e l’Italia del 2021 le procedure di identificazione e rimpatrio sono state semplificate, e questo ha portato ad un’accelerazione e ad un aumento notevole delle deportazioni (più di 1.922 persone nel 2020 e 1.872 nel 2021). Numerose riunioni e scambi diplomatici italo-tunisini sotto l’egida dell’UE hanno rinforzato la collaborazione tra questi due paesi con lo scopo di impedire le partenze, mettendo in opera un’attività di intercettazione delle imbarcazioni nelle acque territoriali tunisine e dei respingimenti delle stesse. QUI  un articolo sugli accordi Italia – Tunisia e sul New EU Migration Pact. La Tunisia è anche molto recentemente entrata a far parte del programma Horizon Europe. Su cos’è Horizon e come ricerca e finanzia il controllo dei confini leggi QUI. I respingimenti sono aumentati nel corso del 2021 confermandosi come un tassello fondamentale della politica di “protezione dei confini”.  SCARICA QUI l’opuscolo “Sull’esternalizzazione delle frontiere” (ottobre 2021, da  https://www.passamontagna.info/).  Conseguenza diretta delle operazioni di rastrellamento, repressione e respingimento sono le stragi dei naufragi  (nelle ultime quattro settimane si ha avuto notizia di almeno tre avvenuti al largo di Sfax) mentre chi protesta viene arrestato dalle autorità tunisine.

Domani, 25 aprile, ci sarà ancora un presidio sotto le mura del CPR di Corso Brunelleschi.

I Centri di Permanenza per il Rimpatrio sono parte integrante di questo meccanismo omicida di emarginazione ed espulsione, un pezzo tangibile della violenza sistemica perpetrata quotidianamente dallo Stato italiano e dai suoi mercenari, in divisa e non.

E’ importante continuare a portare solidarietà alle persone recluse e in lotta e tenere bene a mente i mandanti e i responsabili di questo ricatto mortale.

Di soldi, armi e mappe. Gli strumenti del potere Frontex

Il 4 dicembre 2019, dopo il voto favorevole del Consiglio europeo e del Parlamento, è entrato in vigore il l nuovo regolamento dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera FRONTEX. Il progetto di potenziamento di Frontex prevede che entro i prossimi 5 anni l’agenzia potrà disporre di 10’000 effettivi per il controllo delle frontiere e per i rimpatri, e la dotazione finanziaria disposta a favore dell’agenzia, che era già salita negli anni precedenti (da quota 6,3 milioni di euro circa nel 2005 si è passati a 333 milioni nel 2019, più 5.185%), nelle previsioni per il periodo 2021-2027 balza dai 1,1 miliardi di euro del 2021 fino ai 1,9 miliardi nel solo 2025.

L’agenzia gode di poteri straordinari: non solo, appunto, dispone di una forza permanente di 10mila unità da dispiegare dentro il territorio dell’Unione o all’esterno, tra assunzioni dirette e indirette, ma ha la possibilità di acquisire assetti e forniture proprie in collaborazione con gli Stati dell’UE. Frontex  amministra una serie di sistemi di sorveglianza e gestione dati volta a “prevenire l’attraversamento irregolare” delle frontiere e ha ad esempio incorporato sotto il proprio mandato il già operativo Eurosur (European Border Surveillance System).

Assume un ruolo cardine in tutte le fasi relative ai rimpatri delle persone “irregolari” verso Paesi terzi. L’allocazione delle risorse aiuta ad aver più chiaro il quadro: nel 2005 Frontex poteva contare su 80mila euro alla voce “operazioni di rimpatrio” e nel 2019 se n’è vista riconoscere 63 milioni (più 78.650%). Il nuovo budget 2021-2027 ha previsto per questa attività almeno 250 milioni di euro e 50mila persone rimpatriate ogni anno (nel 2018 sono state 12.300 circa per 345 voli aerei co-finanziati e coordinati dall’Agenzia, in particolare nei Balcani, dove Frontex ha stipulato accordi anche con Paesi extra UE).

Intercettate via mare per mezzo di droni o navi delle guardie costiere, localizzate a terra attraverso termocamere, rilevatori dei battiti cardiaci, o dalle triangolazioni dei segnali dei propri cellulari, immortalate in tempo reale da immagini satellitari in altissima definizione, centinaia di migliaia di persone hanno dovuto affrontare la violenza degli sbirri di Frontex e la tecnologia a loro disposizione. Con sempre maggiore frequenza dal 2019 Frontex ha messo a gara e appaltato forniture e servizi, organizzando incontri specifici rivolti al mercato dei veicoli e degli equipaggiamenti militari, rivolgendosi ad Università, ad aziende private e a ONG e ONLUS per dare struttura e legittimazione al proprio ingigantimento ed operato. In “Ristretti Orizzonti. Su Horizon Europe, Nestor e il controllo dei confini” abbiamo portato ad esempio su come i finanziamenti di Horizon Europe finiscano nelle tasche degli imprenditori italiani attraverso i progetti banditi con Frontex.

l’Italia è interessata dal processo di rafforzamento di Frontex sotto molteplici aspetti: da un lato, in veste di Stato membro dell’Unione, acquisisce mezzi a suo favore, e dall’altro proprio perché sede di aziende private che partecipano ai bandi. La Tekne Srl si presenta come “partner qualificato e affidabile nella progettazione, produzione e allestimento di veicoli industriali, speciali e militari, e nello sviluppo di prodotti, sistemi e servizi legati alla elettronica per automotive, per la difesa e la sicurezza, in ambito militare ed in ambito e civile”. Per il suolo nazionale, nel 2020 la Tekne ha progettato e realizzato una flotta di autobus speciali per il trasporto detenut* per la Polizia Penitenziaria e il Ministero della Giustizia. Nel 2019 il Viminale le aveva affidato la fornitura di 30 mezzi “Toyota Land Cruiser” da 2,1 milioni di euro da cedere poi alle autorità libiche di Tripoli per “esigenze istituzionali legate al contrasto del fenomeno dell’immigrazione irregolare”. Ora Tekne risulta anche fornitore dell’Agenzia europea di stanza a Varsavia per una commessa da due milioni di euro per “veicoli necessari per le attività operative di Frontex in Europa e nella parte settentrionale e occidentale dell’Africa”.

Un’altra azienda italiana interessata dagli “appalti Frontex” è la Cantiere Navale Vittoria Spa di Adria (RO), partner strategico del Viminale in Libia per tutto quel che riguarda costruzione e riparazione di motovedette e corsi di formazione per il personale. Con l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e con il ministero degli Affari marittimi di Atene l’azienda si è aggiudicata varie commesse, fra cui la fornitura di quattro imbarcazioni della Guardia costiera per un valore complessivo di 55 milioni di euro, mentre il 18 gennaio 2022 Cantiere Navale Vittoria si è aggiudicata la commessa del Centro navale della Guardia di Finanza per altri cinque motori Man per le “unità navali” P.100 della General administration for coastal security libica (Gacs). Importo complessivo: 350mila euro. Una cifra tutto sommato abbastanza cospicua per chiudere gli occhi di fronte ai respingimenti assassini della polizia greca compiuti col beneplacito di Frontex e della Guardia Costiera Italiana.

Le risorse in questo caso giungono dal Fondo Sicurezza Interna dell’Unione europea (ISF), strumento di sostegno finanziario a beneficio degli Stati Ue per la gestione delle frontiere, istituito per il periodo 2021-27 con un totale di 1,93 miliardi di euro.

Il primo Fondo Sicurezza interna (ISF), istituito nel 2014, si articolava in due strumenti: l’ISF- Frontiere e visti e l’ISF-Polizia. Il bilancio totale dell’ISF per il periodo 2014-2020 ammontava a 4,2 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi di euro erano stati messi direttamente a disposizione della componente ISF-Polizia. Nel giugno 2018 la Commissione ha adottato una proposta di regolamento che istituisce il Fondo Sicurezza interna. Lo strumento proposto si basa sulla precedente componente ISF- Polizia e sarà dotato di 2,5 miliardi, il doppio di quello precedente.

Nel sito del Fondo Sicurezza Interna si trova l’elenco e le descrizioni brevi dei progetti ISF 1 – Police e ISF 2 – Borders & Visa conclusi e in fase di attuazione. Vi si trovano i bandi di fornitura della Guardia di Finanza per “unità navali” tipo “Offshore patrol vessel”, pattugliatori, da mettere a disposizione dell’Agenzia Europea Frontex, elicotteri da 32,6 milioni di euro “dotati di sensori di sorveglianza aeromarittima e di telerilevamento” impiegati nel “controllo delle frontiere esterne, nelle acque territoriali, in alto mare e talvolta anche al di fuori del bacino del Mediterraneo nell’ambito di operazioni condotte sotto l’egida dell’Agenzia europea Frontex”, un “aereo bimotore medio” da 20 milioni di euro e di cinque “vedette velocissime multiruolo” da oltre 12 milioni di euro sempre sotto l’egida  di Frontex. I bandi finanziati dall’FSI non si fermano alle forniture di veicoli ed apparecchiature ma coprano un po’ di tutto dai corsi di formazione nazionali ed internazionali del personale di polizia, ai servizi di mediazione linguistica e alle  implementazioni di impianti di videosorveglianza cittadini e delle reti di fibra ottica.

In questo quadro si inserisce anche l’accordo con Frontex del Politecnico di Torino. L’Università, in un consorzio composto dall’Associazione Ithaca, Il Dipartimento interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio (DIST) e  Ithaca Srl, si è infatti aggiudicata un bando da quattro milioni di euro per la produzione di mappe e infografiche necessarie “per supportare le attività” dell’Agenzia europea. Il contratto è stato siglato il 7 giugno 2021 in città ed è stato controfirmato dieci giorni dopo a Varsavia, data a partire dalla quale l’accordo è entrato in vigore. E’ stato successivamente ratificato nonostante le proteste dal Senato Accademico del Politecnico a metà dicembre.

ITHACA S.R.L. a s.u. è una società interamente controllata dall’associazione no-profit Ithaca, la quale nasce nel 2006 da un collaborazione tra Politecnico, SiTi (l’Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione) e Fondazione San Paolo, il cui scopo principale è quello di agire come centro di ricerca applicata. Nel 2017 Ithaca inizia a creare nodi, reti, workshop, summer school e mapping party, collaborando con realtà imprenditoriali e ampliando il suo ruolo sul mercato dei servizi. Nel 2018 diventa sede di uno dei quattro FabSpace italiani (progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020) e per l’occasione Piero Boccardo, presidente di Ithaca, commenta in puro stile capitalista: “L’iniziativa può costituire il legame tra l’Associazione e le realtà imprenditoriali del territorio allo scopo di utilizzare proficuamente i dati di osservazione della terra per la prototipazione di nuovi servizi e prodotti.” L’anno successivo Ithaca si inserisce nei settori dell’intelligenza artificiale, smart e Big data, localizzazione satellitare e cybersecurity, partecipando anche al programma europeo di ricerca e innovazione Lexis. Infine, nel 2019 prende parte ad un progetto di prevenzione degli assembramenti e dei focolai legati al Covid-19, inserendosi nel contesto della sorveglianza nazionale. Nel 2021 viene avviato il progetto di fusione e incorporazione tra Ithaca e Links, “fondazione torinese nell’ambito della ricerca applicata, innovazione e trasferimento tecnologico”, anch’essa nata da Politecnico e Compagnia San Paolo.

In occasione dell’aggiudicazione del bando Piero Boccardo ha dichiarato che “la fornitura di prodotti cartografici all’Agenzia europea Frontex è una nuova sfida che ci rende orgogliosi di una serie di collaborazioni con le maggiori organizzazioni internazionali. Una nuova opportunità per contribuire operativamente a supportare le attività di monitoraggio del territorio (…)”.

Il professor Stefano Corgnati, vice rettore alla ricerca e presidente dell’Associazione Ithaca, mandataria del consorzio, ha invece sottolineato il fatto che “la collaborazione con Frontex rappresenta il primo esempio di come l’ecosistema del Politecnico di Torino, rappresentato dai suoi Dipartimenti e dal sistema delle società partecipate, possa essere funzionale alla piena integrazione tra le attività di ricerca e quelle di trasferimento tecnologico”.

Da parte sua il professor Andrea Bocco, direttore del DIST, ci ha tenuto a ricordare che “questo progetto si inquadra perfettamente nell’obiettivo strategico del Dipartimento, di sviluppare un laboratorio capace di elaborare e gestire dati spaziali anche di grande complessità.”

Se la storia della cartografia svela come le carte possono essere intese sia come “sapere” che come “potere”, le implicazioni pratiche di queste mappe rientrano appieno nella categoria di “sorveglianza”, relative sia alla guerra, che alla propaganda politica, che alla delimitazione dei confini e alla conservazione dell’ordine pubblico.
il mondo dalla prospettiva di frontex (https://frontex.europa.eu/we-know/migratory-map/)

 

P.S. Questa mattina, venerdì 22 marzo, a Berna, è stato bloccato l’Ufficio federale delle dogane e della sicurezza delle frontiere nell’ambito delle giornate di azione #AbolishFrontex. Questo ufficio è il collegamento istituzionale e il responsabile della cooperazione della Svizzera con Frontex, invia guardie di frontiera nelle sue missioni, rappresenta gli interessi svizzeri nel consiglio di amministrazione di Frontex ed è collegato alla sua rete di sorveglianza. Inoltre, il 15 maggio in Svizzera si voterà un referendum, e uno dei tre punti è legato proprio all’aumento del contributo elvetico per l’Agenzia UE della guardia di frontiera e costiera. La decisione dell’UE  di potenziare quest’organismo prevede infatti un aumento dell’aliquota degli Stati membri. Il consiglio d’amministrazione di Frontex si riunisce cinque volte all’anno ed è composto da rappresentanti delle autorità di frontiera dei 26 Stati membri dell’UE che appartengono allo spazio Schengen, più due membri della Commissione europea. La Confederazione, in quanto Paese associato a Schengen, è rappresentata nel consiglio godendo però di diritti di voto limitati. Per un’idea di come venga rappresentato l’operato di Frontex e di quali stratagemmi retorici ed artistici faccia uso la Cancelleria Federale per persuadere l’opinione pubblica della bontà e neutralità dell’agenzia, è online il video prodotto all’interno della propaganda per il Sì (all’aumento del contributo a Frontex).

Aggiornamento dal CPR di Torino 20.04.2022

A due mesi dall’inizio del mandato di ORS s.r.l. per la gestione del CPR di Torino nel Centro si susseguono proteste e rivolte.

Abbiamo ricevuto la telefonata di due persone recluse che hanno voluto raccontarci quello che sta accadendo in queste settimane nel Centro di corso Brunelleschi.

Le aree aperte sono l’area Gialla, la Blu, la Verde e la Bianca mentre l’area Rossa e la Viola sono in ristrutturazione. In tutto il centro sono recluse 72 persone, 25 delle quali nell’area Gialla. Avvengono giornalmente nuovi ingressi di persone le quali, una volta avvenuta la somministrazione del tampone covid e la sommaria visita del dottor Pitanti, sono isolate nell’Ospedaletto per due settimane per poi essere trasferite nelle aree in seguito ad un secondo tampone. Ricordiamo che l’area del cosiddetto Ospedaletto era stata chiusa a settembre con grandi fanfare mediatiche e cerimoniosità  in seguito all’ennesima morte in isolamento; chiusura evidentemente temporanea per calmare le acque agitate durante le indagini sull’omicidio di Moussa.

Continuano i sequestri dei telefoni personali all’ingresso, pratica repressiva adottata ormai da tempo per ostacolare ancor di più la comunicazione con l’esterno ed arginare la possibilità di stringere relazioni di solidarietà. Le condizioni quotidiane continuano ad essere raccapriccianti: il cibo viene consegnato praticamente marcio, le strutture sono fatiscenti e ad ogni recluso vengono dati 2,50 euro al giorno che devono bastare o per comprare i costosissimi prodotti del market o le schede telefoniche necessarie per utilizzare le cabine e comunicare con l’esterno.

Anche le deportazioni non si arrestano. Dopo la somministrazione del tampone, le persone vengono prelevate dalle aree nel cuore della notte per essere trasferite in aeroporto via pullman della polizia. L’autodeterminazione delle persone detenute prende quotidianamente forma negli atti di protesta, a volte autolesionisti, che in alcuni casi portano alla possibilità di evadere dal CPR ma sono anche uno strumento per sottrarsi alla deportazione.

Il 18 marzo scorso c’è stata una forte rivolta nel centro, immediatamente repressa dalla polizia che ha eseguito anche un arresto e un trasferimento in carcere, in solidarietà ad una persona che per evitare la deportazione si era gravemente ferita e che aveva ricevuto delle fasciature come unico trattamento. Queste ribellioni nascono e vengono portate avanti dalla determinazione e dalla rabbia delle persone che decidono di non piegarsi alle vessazioni continue e alla repressione dei servi in divisa.

Ci arriva anche notizia che in queste settimane le persone recluse nell’area Bianca hanno intrapreso uno sciopero della fame in solidarietà a chi ha resistito alla deportazione e contro le umiliazioni quotidiane nel CPR.

 

Ricordiamo che il 25 aprile torneremo sotto le mura del CPR, per portare la nostra solidarietà alle persone recluse e in lotta

I CPR SI CHIUDONO CON IL FUOCO!

SOLIDARIETA’ A CHI LOTTA DENTRO OGNI GABBIA!

 

Tasche piene

Mercoledì scorso, 13 aprile 2022, durante una banale interrogazione parlamentare di routine, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha sbandierato i risultati della cooperazione fra governo italiano e governo tunisino rispetto al numero di rimpatri effettuati nei primi mesi dell’anno: 850 i tunisini deportati.

A partire dall’estate del 2020, numerose riunioni e scambi diplomatici italo-tunisini hanno rinforzato la collaborazione tra questi due paesi con lo scopo di impedire le partenze, mettendo in opera un’attività di intercettazione delle imbarcazioni nelle acque territoriali tunisine e dei respingimenti delle stesse e aumentando i rimpatri dei cittadini tunisini dall’Italia verso la Tunisia. Il numero di rimpatri è cresciuto in modo rilevante negli ultimi cinque anni.

La Tunisia è la principale destinazione dei cittadini rimpatriati dall’Italia (più di 1.922 cittadini tunisini nel 2020 e 1.872 nel 2021), ed è anche la principale nazionalità delle persone recluse nei CPR.

Nel 2020, su un totale di 4.387 prigioner* nei Centri, 2.623 persone, di cui 13 donne e 2.610 uomini, erano di origine tunisina. Secondo i dati del Ministero dell’Interno italiano, nei primi sei mesi del 2021,circa 1.270 cittadini tunisini sono stati trasferiti nei CPR. Dal 1 gennaio al 15 novembre 2021, 2.465 tunisini sono transitati attraverso i CPR, cioè il 54,9% del totale (4.489).

In seguito al rinnovo degli accordi tra la Tunisia e l’Italia del 2021 la procedura di deportazione è stata notevolmente accelerata ed il rimpatrio può aver luogo pochi giorni dopo l’arrivo al centro. Il ritorno in Tunisia generalmente avviene attraverso voli charter diretti all’aeroporto internazionale Enfidha-Hammamet (dati estrapolati dallo Studio sui rimpatri in Tunisia).

Come pure accennato nel precedente articolo, il 9 e il 10 giugno si riunirà il Consiglio Europeo “Giustizia e Affari Interni” a Lussemburgo. Il Consiglio “Giustizia e affari interni”, che si riunisce ogni tre mesi, mira ad elaborare politiche comuni su vari aspetti transfrontalieri in termini di controllo, sicurezza e repressione. Il Consiglio “Giustizia e affari interni” (GAI) è composto dai ministri della giustizia e degli affari interni di tutti gli Stati membri dell’UE. I ministri della giustizia si occupano della collaborazione giudiziaria in materia civile e penale, mentre i ministri degli affari interni sono responsabili, tra l’altro, della migrazione, della gestione delle frontiere e della cooperazione di polizia.

In questa sede si presentano i dati delle attività svolte e si negoziano i termini, anche e soprattutto economici, delle azioni future. Quando si discuterà nel sostegno economico all’Italia del New EU Migration Pact certo sarà comodo sbandierare, come per ogni buon bilancio aziendale, dei numeri rassicuranti sull’impegno e sul ruolo svolto, in modo tale da giustificare nuove richieste e petizioni.

Il Patto europeo su migrazione e asilo è un documento programmatico pubblicato il 23 settembre 2020 con il quale la Commissione europea ha esposto le linee guida che orienteranno il lavoro in tema di migrazione nel prossimo quinquennio e, nello specifico, nel quale si cerca di promuovere un sistema comune dell’UE per i rimpatri.

A proprio dire, la Commissione fonda il Patto su tre princìpi:

1. Nuove procedure integrate per stabilire rapidamente lo status all’arrivo. Ciò prevede, tra le altre, il potenziamento della banca dati Eurodac tramite il rilevamento delle impronte digitali e la loro registrazione e un ruolo più incisivo della guardia di frontiera e costiera europea, FRONTEX, il cui impiego è implementato e attivo dal 1º gennaio 2021.

2. Un quadro interno comune “per la solidarietà e la condivisione della responsabilità”

3. Un cambiamento nell’approccio alla “cooperazione con i Paesi terzi”.

Se non può che saltare agli occhi il becero rovesciamento del significato di “solidarietà”, qui intesa come accessorio sbrilluccicante a braccetto del concetto di “responsabilità”, non si può non notare come questo secondo punto altro non è che il tentativo di bilanciare l’implicazione pratica obbligatoria e compartecipata dei vari paesi con lo spargimento di riconoscimenti politici e ricompense economiche. L’approccio alla “gestione migratoria” viene ora definito come “unitario”, che è il nuovo nome dato alle politiche di esternalizzazione dalla prospettiva eurocentrica. Infatti, rispetto al terzo punto, è superfluo commentare come i cosiddetti partenariati con paesi terzi siano strumentali al controllo delle partenze attraverso la sorveglianza, la repressione, i respingimenti e le detenzioni, non senza le adeguate compensazioni.

Non per nulla, senza giri di parole, a proposito del nuovo Patto europeo il vicepresidente della Commissione, Margaritis Schinas, aveva dichiarato che l’obiettivo finale era quello di impedire agli stranieri di entrare sul territorio europeo attraverso accordi con i paesi extraeuropei di origine e di transito e con un investimento sull’agenzia per il controllo delle frontiere esterne.

A Lussemburgo faranno comodo quindi un po’ a tutti 850 miserie da mettere sul piatto della bilancia: costano poco, ma si trasmuteranno in un dato da cui trarranno profitto sia il governo tunisino, interlocutore privilegiato e, se non affidabile, quantomeno concreto per la Farnesina, sia l’Italia, che potrà sbandierare un numero in positivo per dimostrare il proprio impegno ed efficacia. Del resto, non sono proprio briciole quelle da spartire, fra i 9,88 miliardi di euro del Fondo Asilo, migrazione e integrazione e i 6,24 miliardi di euro del Fondo per la gestione integrata delle frontiere.

 

Partners.

La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, durante la seduta parlamentare lo scorso mercoledì 13 aprile, ha risposto ad un’interrogazione parlamentare esposta dal deputato della Lega Igor Giancarlo Iezzi sul tema “Iniziative per limitare gli sbarchi di migranti sulle coste italiane, alla luce delle criticità determinate da tale fenomeno sul piano economico, sanitario e della sicurezza“.

Di fronte alla pretestuosa e razzista distinzione tra profughi ucraini “che, per la gran parte, sono donne e bambini” e gli immigrati irregolari dal Mediterraneo, la Ministra da un lato ha auspicato una politica maggiormente interventista da un punto di vista europeo, anche tramite un più intenso impiego della  tristemente nota agenzia Frontex, dall’altra si è vantata delle collaborazioni bilaterali dell’Italia con altri Paesi, ai fini di identificazione ed espulsione, ed in particolare della partnership con il governo tunisino:

“Sul piano bilaterale, sono state raggiunte avanzate intese con alcuni Stati del Nord Africa, dai quali si registrano i maggiori arrivi, volte ad arginare il fenomeno e ad ottenere più ampi spazi operativi per la riammissione dei migranti irregolari negli Stati di provenienza, ad esempio, la Tunisia, l’Algeria, la Costa d’Avorio, il Marocco. Ciò è avvenuto, in particolare, per quanto riguarda la Tunisia, con le quali autorità abbiamo raggiunto una massima collaborazione in tema di rimpatri, proseguiti intensamente, anche con voli straordinari, pur in presenza delle difficoltà dei collegamenti internazionali che si sono avuti durante il periodo della pandemia.”

La Lamorgese ha sciorinato qualche numero rispondendo ad un’altra parlamentare, la deputata di Fratelli D’Italia Wanda Ferro (la quale è ancora più esplicitamente discriminatoria del collega: “l’attuale guerra in Ucraina ci insegna a distinguere chi fugge da una guerra e chi no”), facendosi motivo di merito di di circa 850 rimpatri in Tunisia nei primi mesi del 2022.

Al di là delle interessanti considerazioni che si potrebbero fare sul traversale ed indiscusso razzismo di Stato, può valere la pena soffermarsi su un’altra informazione su cui la Lamorgese ha premura di tornare più volte, ovvero l’appuntamento del Consiglio europeo Affari interni di giugno, quando si discuterà del New EU Migration Pact e, soprattutto, se ne rinegozieranno i contributi economici.

“L’attività del rimpatrio per coloro che non hanno titolo a rimanere sul nostro territorio è anche assai onerosa da un punto di vista operativo, in quanto ben più della metà delle operazioni è stata effettuata con l’impiego di personale della Polizia di Stato in servizio di scorta a bordo dei mezzi di trasporto utilizzati. […] ho concordato con la Commissaria Affari interni dell’Unione, Johansson, una nuova visita congiunta che effettueremo a breve, nel mese di maggio, anche per concretizzare le azioni e l’apporto finanziario collegato al partenariato strategico”

Quando si parla di controllo delle frontiere, di rimpatri ed espulsioni, non si può non parlare di soldi: i costi sostenuti  diventano indice autolegittimante di necessità e pretesa di importanza politica.