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Strategie poliziesche: false date di volo, falsi rifiuti di test, falsi rifiuti di imbarco al CRA di Marsiglia

Riportiamo di seguito un articolo e la testimonianza di un detenuto del CRA di Marsiglia (FR, ENG) con sulle spalle un’ordinanza di espulsione verso l’Italia secondo le procedure di Dublino.

da Marseilleanticra.noblogs.org

Le menzogne dei gendarmi mandano in prigione le persone detenute nel centro. Per esempio, una di loro spiega in questo articolo come gli agenti di polizia abbiano completamente inventato il suo rifiuto di imbarcarsi su un aereo, il che avrebbe potuto farla finire in prigione.

In tutti i centri di detenzione amministrativa (CRA), accade regolarmente che il giudice delle libertà e della detenzione (JLD) e la polizia di frontiera (PAF) mentano sulle date dei voli aerei con cui le persone rinchiuse nel centro devono essere espulse. Il JLD è responsabile nel CRA per il prolungamento del periodo di detenzione di tutte queste persone, ma per farlo, soprattutto dopo che sono già passati 2 mesi di detenzione, deve in linea di principio dimostrare che lo Stato sta cercando attivamente di espellerle. Capita quindi che durante un’udienza del JLD vengano segnalati biglietti aerei falsi (ad esempio, aerei inesistenti).

Dalla primavera del 2020, un test PCR negativo è una condizione necessaria per l’espulsione di un detenuto in aereo: molte persone lo rifiutano per non essere espulse. Ma rifiutare i test porta molto spesso a procedimenti penali e a pene detentive. La PAF, da parte sua, inventa anche false date di espulsione in aereo per spingere deliberatamente i detenuti nel CRA a rifiutare il test e quindi a finire in prigione. Queste pratiche di polizia sono ricorrenti in molti CRA in Francia.
Più recentemente, il PAF del CRA di Marsiglia sembra aver avviato un’altra pratica: l’invenzione di falsi rifiuti di test PCR. In pratica, alcune persone rinchiuse nel CRA sono talvolta condannate a pene detentive per test di cui non hanno mai sentito parlare e che non hanno mai rifiutato, nonostante siano perseguite per questo! All’inizio di marzo 2022, un detenuto del CRA di Marsiglia, che non sopportava più di essere rinchiuso, ha dichiarato che avrebbe preferito essere espulso il più rapidamente possibile. Tuttavia, non gli è stato offerto un volo e nemmeno un test PCR, salvo che alla fine del 30° giorno di detenzione, quando è comparso davanti al JLD, ha scoperto che gli ufficiali della PAF avevano inventato per lui falsi rifiuti di test PCR senza esserne a conoscenza.
Infine, più recentemente, all’inizio di maggio 2022, il PAF del CRA di Marsiglia ha inventato anche falsi rifiuti di imbarco sui voli di espulsione, anche se questi rifiuti portano a un procedimento penale (“evasione di un ordine di espulsione”). Riportiamo di seguito la testimonianza di un detenuto del centro di detenzione di Marsiglia. Spiega che la polizia ha inventato un falso rifiuto all’imbarco contro di lui, facendogli fare la spola tra il CRA e l’aeroporto di Marignane senza che vedesse l’aereo o esprimesse il suo rifiuto all’imbarco.

Francese:

Bonjour
Je suis allé au tribunal [devant le Juge des libertés et de la détention, JLD] aujourd’hui mais le juge a prolongé ma rétention de 28 jours supplémentaires. J’ai la possibilité de faire appel de cette décision dans les prochaines 24 heures. Je n’ai pas les moyens de faire appel car le bureau d’aide aux réfugiés de mon centre de rétention [Forum Réfugiés] ne travaille pas le dimanche.
Le juge a dit que je resterais en rétention jusqu’au 7 juin, et que j’ai le droit de faire appel du jugement. Je n’ai pas confiance dans les avocat.e.s du gouvernement [commis.e.s d’office], car je pense qu’ils et elles ne font pas grand chose pour moi. On m’a reproché pendant le jugement d’avoir refusé d’embarquer à bord de l’avion, mais ce n’est pas ce qu’il s’est passé.
Début avril, je me suis rendu à la préfecture sur rendez-vous, mais j’ai été arrêté. Le préfet a dit que j’étais arrêté parce que j’étais en procédure Dublin. Le préfet a également dit que j’avais le droit de faire appel de la décision de renvoi en Italie. Après avoir été reconduit au centre de rétention, j’ai demandé un.e avocat.e pour faire le recours, et on m’a conduit à une organisation d’aide aux migrant.e.s au centre de rétention [Forum Réfugiés]. Je leur ai expliqué que je ne refusais pas d’aller en Italie, mais que je souhaitais savoir si l’Italie était en mesure de traiter ma demande d’asile, et si je pourrais être soigné à mon retour en Italie puisque je suis malade. L’organisation a accepté et m’a dit qu’elle écrirait au juge pour lui demander de suspendre mon renvoi en raison de ma maladie, mais je n’ai reçu aucune réponse de leur part.Le lendemain, le 9 avril, la police m’a dit que je devais passer un test de dépistage du coronavirus pour pouvoir être transféré en Italie. J’ai accepté et j’ai fait le test. Après le test, j’ai demandé pourquoi je devais être renvoyé étant donné que j’avais un appel le jour suivant. La police m’a répondu que ce n’était pas un problème, que ce que je devais faire était de les suivre à l’aéroport le lendemain matin, et que lorsque j’arriverai à l’aéroport, je rencontrerais l’officier de l’immigration à l’aéroport pour lui expliquer cela.Le lendemain matin, on m’a emmené à l’aéroport mais je n’ai jamais parlé à un agent de l’immigration. La police m’a enfermé dans une cellule à l’aéroport [probablement dans un local de rétention administrative, LRA] et après environ une heure, elle m’a ramené au centre de rétention.
Maintenant, ils m’accusent au tribunal d’avoir intentionnellement refusé d’embarquer dans l’avion. Je vais aller au tribunal demain pour faire appel. Je suis malade et même le médecin de la rétention a un rapport à ce sujet, mais ce n’est jamais pris en compte. Je n’ai pas d’argent pour prendre un.e avocat.e privé.e et je ne pense pas que l’avocat.e du gouvernement sera en mesure de me faire sortir. Ici tout est réglé d’avance comme dans un jeu.

Inglese:

Good morning
I went to court [before the Juge des libertés et de la détention, JLD] today but the judge prolonged my detention to extra 28 days. I was given the option to appeal against it within the next 24 hours. I don’t have a means of lodging the appeal because the office of the refugee assistance here in my detention center [Forum Réfugiés] don’t work on Sundays.
The judge said I’ll remain in detention till June 7th and I have the right to appeal against the judgement. I don’t have confidence in the government lawyers because I think they are not doing much on my behalf. They said I refused to board the plane but that’s not how it happened.
On the 8th of April I went to prefecture, on appointment, only to be arrested. The prefect said I am been arrested because I am under the Dublin procedure. The prefect also said I have the right to appeal against the decision of removal to Italy. After I was driven to the detention center I requested for a lawyer to make the appeal and I was taken to an organization helping migrants at the detention center [Forum Réfugiés]. I explained myself to them, saying that I don’t reject going to Italy but I wish to know if Italy will be able to handle my asylum and also if I’ll be able to get treatment when I return to Italy because I am sick. The organization agreed and told me that they will write to the judge to tell to suspend my removal due to the sickness but I got no reply from them.The next day been 9th of April the police told me that I have to take coronavirus test so that I’ll be able to be transferred to Italy. I accepted and took the test. After the test I asked why should I be removed since I have appeal the next day? The police said that’s no problem, that what I have to do is follow them to airport next morning and when I get to airport that I meet the immigration officer at the airport and I’ll explain to him and I agreed.The next morning I was taken to the airport but I never say or spoke to any immigration officer. The police locked me in a cell at the airport [probably in a local de rétention administrative, LRA] and after like 1 hour they drove me back to the detention center.
Now they are charging me in court that I intentionally refused to board the plane. I’ll be going to court by tomorrow for appeal. I am sick and even the detention doctor have a report on that but it isn’t taken into consideration. I don’t have money to get a private lawyer and I don’t think the government lawyer will be able to get me out. Everything here seems to be a trick.

Sulle deportazioni dello Stato francese. Da Marseille Anti CRA

Tradotto da https://marseilleanticra.noblogs.org/
La compagnia aerea Twin-jet e lo Stato francese deportano persone in Tunisia ogni venerdì

in francese: La compagnie aérienne Twin-jet et l’état français expulsent chaque vendredi vers la Tunisie

scritto il 01/04/2022

All’aeroporto di Marsiglia Marignane c’è un piccolo terminal1, un terminal che non viene mai utilizzato dal turismo di massa. Si trova alla fine di una strada che costeggia l’Etang de Berre, incastrato tra lo stagno e le recinzioni dell’aeroporto, accanto a un magazzino DHL. In questo terminal, ogni venerdì mattina, intorno alle 10.30, le persone portate da diversi CRA vengono caricate a forza su un piccolo aereo della compagnia Twin-jet per essere deportate in Tunisia.

Siamo regolarmente in contatto con le persone rinchiuse nel Centro di detenzione amministrativa (CRA) di Canet (vicino a Bougainville, a Marsiglia). Ci raccontano che a volte gli agenti della Polizia di frontiera (PAF) vengono a prenderli in camera il giovedì sera per portarli all’aeroporto. “Sette o otto uomini incappucciati entrano nella stanza, hanno guanti e tonfa. Quando vogliono impedire al deportato di lottare, lo imbavagliano, gli legano mani e piedi con nastro adesivo, lo legano a una sedia a rotelle e gli mettono un casco in testa”. A questo punto inizia l’espulsione Twin-jet. Nascosta agli occhi dei turisti e impedendo ogni possibile richiesta di aiuto, questa compagnia aerea di Aix-en-Provence e lo Stato francese hanno deportato per almeno sei mesi cinque o sei persone alla volta in Tunisia su piccoli aerei da 19 posti, senza alcun test covid.

Al momento le espulsioni negli aerei che trasportano anche altri viaggiatori sono complicate, perché per l’imbarco è necessario un test covid negativo. Nel CRA di Marsiglia molte persone hanno rifiutato i test PCR per un volo di espulsione. Quindi lo Stato fa due cose: a volte li condanna a diversi mesi di prigione e a volte organizza deportazioni con Twin-jet senza test PCR.

Oggi, 1° aprile, siamo entrati in questo terminal con striscioni e gridando slogan per dare forza ai deportati.

Il business del trasporto di migranti senza documenti

Twin-jet è una classica azienda capitalista. Viene glorificata dai media come “il Pollicino del cielo francese che sta affrontando la crisi da solo”2, un’azienda che è “riuscita a sopravvivere alla crisi senza aiuti finanziari” e che “per mancanza di traffico commerciale […] ha sviluppato soluzioni originali”. Olivier Manaut, il suo direttore, si lamenta di “soffrire, perché la Francia sta diventando un deserto industriale, mentre il 75% della nostra attività è legata all’industria”, ma Olivier ha trovato una buona fonte: la frontiera.

Per questa azienda, il desiderio dello Stato di impedire alle persone di vivere dove vogliono, di costringere le persone in Paesi dove non vogliono vivere, è un mercato come un altro (e anche succulento). Materialmente, una frontiera è solo questo, un piccolo aereo, un pilota e un gruppo di poliziotti che cercano di costringere le persone a rimanere in uno spazio che non dovrebbero lasciare, facendo crescere il capitale di una compagnia aerea nel processo.

Nel 2006 Twin-jet si è aggiudicata le gare d’appalto della polizia nazionale. Nel corso degli anni l’azienda è riuscita a portare a termine diverse missioni. Espulsioni verso paesi considerati di origine, verso paesi europei nel quadro delle procedure di Dublino, o anche voli che non hanno lasciato la Francia, per esempio quando l’obiettivo era quello di “decongestionare”, come a Calais nel 2015. E al momento i voli privati offerti da Twin-jet sono convenienti perché permettono di imbarcare per la Tunisia prigionieri non testati.

Siamo contro le deportazioni e contro le frontiere. E saremmo contrari alle frontiere anche se nessuno si arricchisse grazie ad esse. Ma crediamo sia importante notare che oggi funzionano in parte come un’azienda. Da un lato, perché questo ci permette di identificare gli ingranaggi della macchina di espulsione che possiamo affrontare. Ma anche perché è interessante rendersi conto che, ancora una volta, gli interessi economici possono portare a compiere azioni violente e crudeli.

Le frontiere esistono perché gli attori hanno interesse ad averle, per alcuni è un’espressione del loro razzismo, per altri è un modo per rendere insicura la forza lavoro, in modo che sia a buon mercato. E ci sono indubbiamente altre ragioni, tra cui gli interessi delle aziende collaborazioniste per le quali la frontiera è semplicemente un mercato.

Il presidente di Twin-jet, Olivier Manaut, ne è un buon esempio. Lui stesso è residente in Svizzera, mentre almeno 7 delle società che rappresenta sono in Francia. L’essere residente in Svizzera, pur essendo presidente di una società francese, può presentare dei vantaggi fiscali. Un secondo vantaggio economico che trae dalla frontiera, che per lui è un’opportunità, mentre sconvolge la vita delle persone che non hanno i suoi privilegi e di cui permette la deportazione.

Un sistema “assurdo”, che distrugge la vita delle persone, che spezza le persone per sfruttarle meglio!

Twin-jet è il frutto di un sistema globale, delle politiche migratorie francesi ed europee che hanno messo in atto una gestione assassina delle frontiere e la strumentalizzazione delle persone nell’irregolarità amministrativa. La militarizzazione delle frontiere in tutta Europa, la costruzione di centri di detenzione amministrativa permanenti in Francia, la violenza fisica subita dai migranti durante il viaggio e/o all’arrivo in un Paese, lo sfruttamento sul lavoro, ecc. rivelano forme di dominio neocoloniale di cui Twin-jet è attore e profittatore.

I muri e le espulsioni non impediscono le migrazioni, ma aggravano i sistemi di precarizzazione, aumentano i pericoli durante le traversate, mantengono le disuguaglianze tra i paesi e distruggono la vita di milioni di persone…

Lotte e resistenza alla macchina della deportazione

Le espulsioni dei Twin-jet iniziano con un’intrusione a sorpresa nelle stanze del CRA nel cuore della notte per prevenire qualsiasi resistenza. Esiste infatti una forte resistenza collettiva e individuale a questo sistema di sfruttamento, confinamento ed espulsione. Quando si proviene da un Paese al di fuori dei confini europei, qualunque cosa si faccia, è molto complicato ottenere i documenti (e anche il diritto al lavoro), ed è molto complicato non diventare un “clandestino”. Da anni sono in corso lotte individuali e collettive per la regolarizzazione dei migranti privi di documenti. A queste lotte si affiancano quelle per il diritto alla casa e per la chiusura dei centri di detenzione. Ci sono anche strategie individuali e collettive per evitare di essere controllati, catturati nelle molteplici incursioni della polizia o nelle trappole burocratiche dello Stato.

Ogni giorno, nei CRA, queste lotte individuali e collettive continuano, prendono la forma di scioperi della fame, autolesionismo, incendi, fughe… A sostegno di queste lotte e delle persone rinchiuse nei CRA, abbiamo deciso di rendere visibile uno degli anelli della macchina della deportazione: le espulsioni di Twin-jet.

Vomitiamo sui collaborazionisti, sullo Stato oppressivo che rinchiude e sulla sua polizia.

Sosteniamo i detenuti e le detenute nel CRA di Marsiglia e in tutti i CRA.

La sede della società Twin-jet si trova anche vicino a Marsiglia, al 1070 di Rue du Lieutenant Parayre 13799 AIX EN PROVENCE, è possibile fare visite.

1 Terminal Aviation Générale. Route de l’aéroport, Marignane. Accanto a DHL.

 

 

INCENDIO NEL CRA DI LIONE

Da https://www.passamontagna.info/?p=3577

Articolo del 03/03/2022 tradotto da https://crametoncralyon.noblogs.org/

28/02 – Il nuovo CPR (CRA) di Lione brucia

Questo pomeriggio è scoppiato un incendio in una cella del nuovo Cra di Lione (aperto lo scorso gennaio).

Secondo le informazioni ricevute:

L’incendio è scoppiato in un blocco a seguito di un tentativo di suicidio. 40 persone sono state stipate in una cella molto piccola.

Ci sono dei feriti. I reclusi negli altri blocchi non sono stati immediatamente informati della vicenda.

Con l’avanzare della serata, le informazioni che riceviamo parlano di un incendio che si propaga, di un CRA evacuato, di prigionieri nel parcheggio, di una marea di poliziotti e pompieri. In breve, “è un casino” dice un prigioniero.

I reclusi vogliono far sapere che sono in pericolo e vogliono che la notizia si diffonda, e anche che i giornalisti siano avvisati

 

1/03 – Le notizie di oggi:

Una parte del nuovo CRA di Lione è bruciata ieri in un incendio. Contrariamente a quanto riportato dai media, i prigionieri sostengono che non è stato un incidente o un tentativo di suicidio, ma un atto di protesta.

Dopo l’incendio, tutti i prigionieri sono stati lasciati fuori dagli edifici al freddo per diverse ore. Sono stati poi riportati nel CRA e stipati in uno dei blocchi. Non c’erano abbastanza materassi per tutti. Le condizioni di ieri sera erano quindi particolarmente difficili.

Molte persone sono rimaste ferite, diverse persone hanno dovuto essere ricoverate in ospedale in condizioni gravi. Altre hanno dovuto accontentarsi di un rapido esame da parte dei medici del CRA, anche se erano stati esposti al fumo pesante per diversi minuti.

La repressione della polizia è stata forte. Diverse persone sono state messe in stato di fermo dalla polizia (garde à vue).

I prigionieri del CRA di Lione protestano contro la loro reclusione.

Sosteniamoli!

 

I reclusi del centro di detenzione di Vincennes (Francia) sono in sciopero della fame

articoli del 18/02 e 22/02 di abaslescra.noblogs.org 

I detenuti dell’edificio 2 del CPR di Vincennes hanno iniziato uno sciopero della fame giovedì sera. Protestano contro il tira e molla tra il centro di detenzione e la prigione, e la pressione dei poliziotti… Pubblichiamo qui la testimonianza di uno di loro.

“Da ieri sera siamo in sciopero della fame. Qui la gente deve fare un test per essere rimpatriato, e se rifiuti il test tre volte, vai in custodia (fermo) alla polizia, e poi il giudice ti manda in prigione per due o tre mesi, fai un mese e poi ti rimandano qui all’CPR. Questa cosa dei 90 giorni massimi che puoi passare qui non esiste più. È un circolo vizioso che non finisce mai. Lo sciopero della fame è il motivo per cui lo stiamo facendo, siamo pieni di persone con famiglie, bambini fuori, abbiamo tutta la nostra vita qui. Il modo in cui i poliziotti ci trattano è disumano. Per quattro notti di seguito hanno fatto scattare l’allarme alle 3 del mattino, quando tutti dormono, per provocarci, per farci fare qualcosa in modo che possano picchiarci tutti, perché vengono con l’intenzione di picchiarci. L’allarme è molto forte, fà male alle orecchie, la spiegazione che danno è che è contro il fumo ma qui tutti fumano ovunque e l’allarme non è mai scattato per questo.

Questa mattina alle 5 la polizia è venuta e ha preso una persona, un tunisino, non so dove l’hanno portato. Hanno cominciato a battere sulle porte con i loro bastoni, svegliando tutti, sono pazzi. L’hanno preso come un cane, dormiva nella sua stanza e l’hanno preso come un burattino, battevano alle porte e svegliavano tutti, non gli hanno nemmeno lasciato prendere le sue cose, lavarsi la faccia, avvisare la sua famiglia. Hanno iniziato a colpirlo, noi siamo umani, quindi normalmente se qualcuno viene colpito si cerca di difenderlo, così abbiamo cercato di gridare e hanno smesso di colpirlo, poi hanno tirato fuori i loro manganelli telescopici e hanno iniziato a colpire tutti.

Lo sciopero è iniziato ieri e continuerà, ci sono tra 50 e 60 persone nell’edificio 2A, nessuno sta mangiando. La polizia è nervosa, insulta tutti, picchia la gente senza motivo, viene a prendere qualcuno e lo picchia, cerca di provocarci per colpirci. È molto forte quello che sta succedendo, per favore informate la gente su questo.

AGGIORNAMENTO – 22/02/2022

“Il CRA è una tortura mentale”, a Vincennes, le persone rinchiuse nell’edificio 2 B sono anche in sciopero della fame

Giovedì 17 febbraio 2022, i detenuti dell’edificio 2 A del centro di detenzione amministrativa di Vincennes hanno iniziato uno sciopero della fame. Da allora, sono stati sottoposti a pressioni particolarmente forti da parte dei poliziotti e di tutto il personale del centro di detenzione amministrativa: i poliziotti li svegliano ogni notte, alcuni detenuti designati come leader sono stati picchiati e messi in isolamento, ad altri sono state rifiutate le cure mediche come mezzo di ricatto per interrompere lo sciopero… Lo sciopero della fame, che è ancora in corso oggi, si è esteso agli edifici 1 e 2B. Riportiamo qui la testimonianza di una persona rinchiusa nel 2B.

“Nel nostro edificio c’è anche uno sciopero della fame. 8-9 persone sono in sciopero della fame su circa 50 detenuti. Sappiamo che negli altri edifici, alcune persone fanno lo stesso.

Qui le condizioni sono disgustose. Il Covid gira, altre malattie pure. Ci sono cimici da letto… le docce non sono pulite… il cibo ha sempre lo stesso odore, ci sono pillole dentro. C’è solo un medico disponibile per i 3 edifici e viene solo una volta alla settimana… Ecco perché c’è uno sciopero della fame e anche perché il CPR è una tortura mentale.

I poliziotti stanno cercando di spingerci al limite. Otto giorni fa, hanno fatto una perquisizione, hanno portato dei tirocinanti che parlano male, provocano, ci trattano come cani. Non molto tempo fa, un poliziotto ha picchiato un detenuto perché è uscito dalla mensa con del cibo. Dato che l’uomo non ha lasciato fare al poliziotto, è iniziata una lotta. L’uomo è stato poi messo in isolamento, poi in GAV (fermo) ed è tornato al CPR. Ma è stato il poliziotto che ha iniziato a colpirlo.

I poliziotti sono razzisti, il comandante è un grande razzista. Urla tutto il tempo. Non può parlare normalmente. Quando vuole, entra nelle stanze senza bussare, grida, sveglia tutti…

Qui c’è miseria. E per alcuni è anche peggio, perché ci sono furti nascosti. I poliziotti vengono a cercare i tunisini perché possono essere deportati senza alcun test o altro, il loro presidente è d’accordo. I poliziotti arrivano alle 5:30 del mattino, ammanettano la persona e la portano fuori dalla sua cella per deportarla. Per loro è ancora più stressante perché sanno che possono essere deportati così da un giorno all’altro. Così alcuni di loro non riescono a dormire. Quando ti dico che è una tortura mentale.”

[Ancora e ancora, abbasso il CRA! Sosteniamo i detenuti in sciopero della fame].

Due giornate di lotta al cpr e in frontiera

Dopo aver sentito i racconti dei reclusi del Cpr di corso Brunelleschi, che ci hanno aggiornato rispetto alle condizioni strutturali e di vita a cui sono sottoposti, il 15 gennaio ci siamo presentat* sotto le mura del centro per comunicare con loro, per sentire direttamente le loro voci e portare solidarietà attraverso la nostra presenza.

Davanti al solito muro e la consueta presenza di svariate camionette lungo il perimetro sono stati fatti molteplici interventi per continuare a ribadire quello che questi centri sono: luoghi di invisibilizzazione e tortura. Dal crescente numero di contagi all’interno del centro, al ricordo rabbioso di Fathallah Belafhail,  gli interventi e i cori hanno provato a ribadire anche a chi passeggiava lungo il prato che questi posti, in quanto luoghi di morte e detenzione, vanno distrutti.

Dopo qualche intervento e dopo aver rilanciato il numero con cui sentiamo le testimonianze di chi è rinchiuso lì dentro, le voci dei detenuti si sono sentite forti e chiare, scandendo la parola libertà. Il presidio si è poi concluso salutando i reclusi con fuochi d’artificio e cori, sperando di sentire presto le persone dentro al centro.

Consapevoli che il Cpr rappresenta solo un ultimo tassello del dispositivo-frontiera, l’ultimo ingranaggio che nasconde ed elimina chi non rientra nel meccanismo dei documenti, il giorno successivo abbiamo partecipato alla giornata di manifestazione in frontiera per Fathallah Belafhail, morto il 2 gennaio nel bacino del Freney, nella valle di Modane.

Fathallah Belafhail è  l’ennesimo morto ucciso dalla frontiera, dalla chiara volontà degli Stati di selezionare ed escludere, attraverso le politiche di gestione dei flussi migratori, parte delle persone che tentano di attraversare i confini del territorio europeo. Come scritto nel resoconto, la strada è stata bloccata per due ore, infastidendo così il traffico di chi invece, abitualmente, può attraversare il confine indisturbatamente.

Nonostante la forte militarizzazione, solidali e compagn*che attraversano questa valle hanno voluto spezzare la monotonia di un ricco paesino di frontiera. Luogo in cui, mentre si incentiva il business del turismo sciistico, chi tenta di superare il confine viene fortemente represso ed ucciso.

Noi rimaniamo complici e solidali con chi tenta di uscire dalle reti imposte dallo Stato, che sia un confine o un luogo di detenzione!

Per Fathallah – Resoconto manifestazione in frontiera 16.01.22

da passamontagna.info
18 Gennaio 2022

Domenica 16 gennaio ci siamo ritrovatə tuttə insieme a Claviere. Ci siamo presə lo spazio pubblico per dare finalmente voce alla storia di Fathallah, ucciso da questa frontiera. Fathallah, un ragazzo marocchino di 31 anni era arrivato in Francia attraverso l’Italia tra il 29 dicembre e il 1 gennaio, ed è stato trovato morto il 2 gennaio nel bacino del Freney, a valle di Modane. L’ottava persona morta su questa maledetta frontiera di cui si ha notizia in 3 anni.

Alle 10 é stato montato un banchetto solidale di fronte alla chiesa di Claviere dall’altro lato della strada, in mezzo al viavai di turisti e sciatori. Con l’arrivo dell’autobus delle 11 ci ha raggiunto un bel gruppo di persone di passaggio. Dopo qualche intervento, siamo partitə in corteo verso la frontiera. Il confine invisibile tra italia e francia percorso dalla strada 94 del Monginevro è rimasto bloccato per due ore. Sono stati fatti diversi interventi; dalle persone che avevano conosciuto Fathallah alle situazione attuale dei cpr, dalla lotta No tav e l’arresto di Emilio agli aggiornamenti da Tripoli. Il dispiegamento delle forze dell’ordine, come sempre succede, era massiccio sia dalla parte italiana che dal lato francese. Abbiamo contato almeno 20 camionette da una parte e l’altra del confine, con annessi sentinelle, digos, polizia investigativa e qualche giornalista al fianco loro.

Si è scelto di sporcare questa frontiera di vernice rossa, vernice rossa che rappresenta il sangue delle persone morte di cui si sono macchiati i due stati. La frontiera bloccata ha causato lunghe code di persone in macchina, che in vari casi hanno espresso la loro solidarietà, qualcuno si è anche unito alla manifestazione.

Anche a Île-Saint-Denis, Paris, un gruppo si è radunato per una marcia in quartiere in commemorazione alle persone uccise negli ultimi giorni in frontiera e portare la solidarietà oltre i confini.

Abbiamo gridato la nostra rabbia e dolore di fronte a questa ennesima morte di stato.
Finché questa frontiera esisterà, noi resteremo al fianco di tutte le persone determinante ad oltrepassarla.
L’autodeterminazione delle persone di passaggio in val Susa come in ogni territorio dove si perpetuano il controllo e la selezione degli stati non si è mai fermata e continua ogni giorno senza sosta.

SEMPRE COMPLICI E SOLIDALI CON CHI LOTTA CONTRO LE FRONTIERE

Per Fathallah (Modane, 2/01/22), Azzeidin (Calais, 14/01/22), Abdallah (Calais, 15/01/22) e tutte le persone uccise dagli stati, dalle loro frontiere e dalle loro guardie


LIBERTÀ

Incontro e podcast sulla lotta ai Centri di Detenzione in Europa

da https://actualitedesluttes.info/emission/lutte-contre-les-centres-de-retention-en-europe

Il sistema delle frontiere, delle espulsioni e della detenzione dei migranti senza documenti non è semplicemente una questione che riguarda i singoli Stati ma è sempre più regolato a livello europeo. L’ascesa di Frontex, il finanziamento dei voli charter e dei nuovi centri di detenzione amministrativa (in Francia CRA) con i fondi europei e il perfezionamento degli strumenti di registrazione biometrica delle persone senza documenti sono chiari segni di questa crescente europeizzazione.

Il 2 ottobre 2021, l’assemblea contro i CRA dell’Ile-de-France ha organizzato un incontro pubblico con i compagni che si mobilitano contro i centri di detenzione in Belgio, Germania e Italia. Erano presenti anche altri collettivi francesi anti-CRA, per descrivere la situazione nei diversi paesi e raccontare le lotte che si stanno sviluppando dentro e fuori i centri di detenzione.

ASCOLTA QUI  gran parte degli interventi che hanno avuto luogo a le Marbré, un luogo occupato a Montreuil, registrati da l’actualité des luttes

A seguire c’è stato un aggiornamento antirepressivo e una cena benefit in solidarietà ai/alle compagni/e colpiti dall’Operazione Scintilla a Torino

da: https://paris-luttes.info/02-10-a-19h-a-montreuil-cantine-en-15338?lang=fr

Inizia la stagione sciistica. Aggiornamenti dalla frontiera

FRONTIERE RAZZISTE, TURISMO COMPLICE
21 novembre 2021
Ieri, dopo due anni, gli impianti sciistici di Monginevro hanno riaperto.
Mentre piste, bar e ristoranti si riempiono dei soliti ricchi turisti, liberi di godersi i propri sporchi privilegi, PAF e gendarmerie continuano a fermare le persone considerate “illegali” che tentano di attraversare questo confine.
Durante la giornata abbiamo assistito ad un inseguimento coatto della gendarmerie, che, arrancando goffamente nella neve, cercava di braccare, tra urla e intimidazioni, quattro persone sugli alti sentieri di montagna.
Le tracce degli sci e le orme della gente di passaggio corrono parallele: l’indifferenza degli sciatori di fronte a questi atti di respingimento palesa la normalizzazione di queste pratiche razziste. Tali pratiche non sono un caso isolato, ma, nel corso degli ultimi anni, sono state rinforzate in tutta Europa.
A peggiorare la situazione di questa frontiera, da quasi due mesi, gli autobus francesi della Resalp hanno interrotto le fermate di Cesana e Claviere, mentre da Monginevro a Briançon i turisti si spostano liberamente. Dal lato italiano, anche la compagnia Arriva ha smesso di garantire un servizio regolare per le stesse fermate.
Per questi motivi, il cammino dall’Italia alla Francia è sempre più lungo e difficile. In mancanza di sufficienti informazioni e a causa del massiccio dispiegamento di sbirri, molte persone sono state costrette a inerpicarsi su sentieri più alti e pericolosi. Da diverse settimane, infatti, il numero della gente dispersa in montagna è aumentato: lo scorso fine settimana, altre due persone sono state soccorse tra Claviere e Monginevro.
Di fronte a tutto ciò, continuiamo a essere presenti in frontiera, complici e solidali con chi l’attraversa nel nome della libertà e dell’autodeterminazione.
CONTRO TUTTE LE FRONTIERE E OGNI FORMA DI OPPRESSIONE!!!
AGGIORNAMENTO DALLA FRONTIERA DEL MONGINEVRO
13 Novembre 2021

Con l’arrivo delle prime nevicate, la situazione in frontiera è sempre più difficile e rischiosa.
Ma sono la repressione e il controllo frontaliero a rendere il passaggio una minaccia di morte per chi attraversa le montagne.
A poche settimane dall’inizio della stagione turistica e a un mese dall’ultimo sgombero, i comuni dell’alta valle si stanno ripulendo la faccia (e i muri), continuando a invisibilizzare, allontanare e respingere chi rovina la loro immagine costruita per chi ha un portafoglio gonfio di soldi da spendere sulle piste da sci.
A Claviere ormai ogni angolo nascosto è diventato un bivacco con coperte e bagagli abbandonati e resti di fuoco per scaldarsi.

Le unità di gendarmeria mobile nella provincia di Briancon sono aumentate di 200, e 10 nuovi sbirri sono stati arruolati alla PAF per dare la caccia alle persone su questi senteri.
Questo dispiegamento, enorme e assassino, messo in piedi dalla prefettura di Gap per impedire il transito di chiunque non abbia un documento, spinge le persone su sentieri sempre più alti e pericolosi, impraticabili in questo periodo dell’anno.
Domenica scorsa, 8 persone in stato di ipotermia sono state recuperate dal soccorso alpino francese nella zona del monte Janus, e portate all’ospedale di Briancon,
mentre altri 2 dispersi sono stati trovati in seguito.
Le persone che vengono bloccate sui sentieri, sono trattenute per ore all’interno dei locali della PAF senza cibo, e vengono sottoposte a controlli sempre più invadenti, tra cui la sistematica confisca dei telefoni.

Sul lato italiano, da un mese a questa parte, ogni giorno, sbirri in borghese si presentano alla fermata dell’autobus di Oulx e seguono il pullman fino al suo arrivo a Claviere. Controllano e identificano chi cerca di essere solidale con le persone di passaggio: così l’occhio dello stato vuole intimidire chiunque in prima persona si esponga contro il dispositivo della frontiera.
Il rifugio Fraternità Massi di Oulx, stracolmo di persone -limite 40 persone-, sempre più spesso si appoggia allo spazio della croce Rossa di Bussoleno e Susa per ospitare le persone durante la notte.

Raggiungere Claviere è sempre più difficile a causa delle politiche messe in atto dalle compagnie dei bus che collegano Oulx e Claviere.
I bus di Resalp continuano a non effettuare le fermate di Cesana e Claviere (almeno fino al 15 dicembre), mentre l’azienda italiana Sadem ha recentemente soppresso uno degli ultimi due autobus diretti a Claviere, quello delle 10:45 (mentre quello delle 13 è solo scolastico). Chi è in viaggio è costrettə a raggiungere a piedi l’ultimo paese italiano di confine, raddoppiando il numero di chilometri da percorrere.

Nel frattempo a Briancon, il rifugio Les terraces solidarires, ha chiuso i battenti dichiarando insostenibile il sovraffollamento nei locali.
Sovraffollamento in parte dovuto alla gestione francese della pandemia. La legge approvata il 5 agosto scorso, impedisce a chi è sprovvistə di un pass sanitario di salire su treni o bus interregionali. Così, chi non ha il vaccino o la possibilità economica di pagare il tampone, non può partire. A Briancon, le persone devono quindi aspettare di ricevere i tamponi gratuiti, dispensati dall’associazione Medecins di Monde.
Attualmente, chi riesce a sfuggire ai controlli sui sentieri in montagna e arriva in città, è alloggiatə in due tendoni montati fuori dalla chiesa di s. caterina che il prete ha temporaneamente concesso.

Su questa linea di confine sempre più razzista e militarizzata , è evidente la necessità di creare spazi autogestiti in cui organizzarsi, al di fuori delle logiche istituzionali assistenzialiste e contro il dispositivo repressivo delle frontiere.

SEMPRE CONTRO OGNI FRONTIERA
LIBERTÀ