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Due giornate di lotta al cpr e in frontiera

Dopo aver sentito i racconti dei reclusi del Cpr di corso Brunelleschi, che ci hanno aggiornato rispetto alle condizioni strutturali e di vita a cui sono sottoposti, il 15 gennaio ci siamo presentat* sotto le mura del centro per comunicare con loro, per sentire direttamente le loro voci e portare solidarietà attraverso la nostra presenza.

Davanti al solito muro e la consueta presenza di svariate camionette lungo il perimetro sono stati fatti molteplici interventi per continuare a ribadire quello che questi centri sono: luoghi di invisibilizzazione e tortura. Dal crescente numero di contagi all’interno del centro, al ricordo rabbioso di Fathallah Belafhail,  gli interventi e i cori hanno provato a ribadire anche a chi passeggiava lungo il prato che questi posti, in quanto luoghi di morte e detenzione, vanno distrutti.

Dopo qualche intervento e dopo aver rilanciato il numero con cui sentiamo le testimonianze di chi è rinchiuso lì dentro, le voci dei detenuti si sono sentite forti e chiare, scandendo la parola libertà. Il presidio si è poi concluso salutando i reclusi con fuochi d’artificio e cori, sperando di sentire presto le persone dentro al centro.

Consapevoli che il Cpr rappresenta solo un ultimo tassello del dispositivo-frontiera, l’ultimo ingranaggio che nasconde ed elimina chi non rientra nel meccanismo dei documenti, il giorno successivo abbiamo partecipato alla giornata di manifestazione in frontiera per Fathallah Belafhail, morto il 2 gennaio nel bacino del Freney, nella valle di Modane.

Fathallah Belafhail è  l’ennesimo morto ucciso dalla frontiera, dalla chiara volontà degli Stati di selezionare ed escludere, attraverso le politiche di gestione dei flussi migratori, parte delle persone che tentano di attraversare i confini del territorio europeo. Come scritto nel resoconto, la strada è stata bloccata per due ore, infastidendo così il traffico di chi invece, abitualmente, può attraversare il confine indisturbatamente.

Nonostante la forte militarizzazione, solidali e compagn*che attraversano questa valle hanno voluto spezzare la monotonia di un ricco paesino di frontiera. Luogo in cui, mentre si incentiva il business del turismo sciistico, chi tenta di superare il confine viene fortemente represso ed ucciso.

Noi rimaniamo complici e solidali con chi tenta di uscire dalle reti imposte dallo Stato, che sia un confine o un luogo di detenzione!

Per Fathallah – Resoconto manifestazione in frontiera 16.01.22

da passamontagna.info
18 Gennaio 2022

Domenica 16 gennaio ci siamo ritrovatə tuttə insieme a Claviere. Ci siamo presə lo spazio pubblico per dare finalmente voce alla storia di Fathallah, ucciso da questa frontiera. Fathallah, un ragazzo marocchino di 31 anni era arrivato in Francia attraverso l’Italia tra il 29 dicembre e il 1 gennaio, ed è stato trovato morto il 2 gennaio nel bacino del Freney, a valle di Modane. L’ottava persona morta su questa maledetta frontiera di cui si ha notizia in 3 anni.

Alle 10 é stato montato un banchetto solidale di fronte alla chiesa di Claviere dall’altro lato della strada, in mezzo al viavai di turisti e sciatori. Con l’arrivo dell’autobus delle 11 ci ha raggiunto un bel gruppo di persone di passaggio. Dopo qualche intervento, siamo partitə in corteo verso la frontiera. Il confine invisibile tra italia e francia percorso dalla strada 94 del Monginevro è rimasto bloccato per due ore. Sono stati fatti diversi interventi; dalle persone che avevano conosciuto Fathallah alle situazione attuale dei cpr, dalla lotta No tav e l’arresto di Emilio agli aggiornamenti da Tripoli. Il dispiegamento delle forze dell’ordine, come sempre succede, era massiccio sia dalla parte italiana che dal lato francese. Abbiamo contato almeno 20 camionette da una parte e l’altra del confine, con annessi sentinelle, digos, polizia investigativa e qualche giornalista al fianco loro.

Si è scelto di sporcare questa frontiera di vernice rossa, vernice rossa che rappresenta il sangue delle persone morte di cui si sono macchiati i due stati. La frontiera bloccata ha causato lunghe code di persone in macchina, che in vari casi hanno espresso la loro solidarietà, qualcuno si è anche unito alla manifestazione.

Anche a Île-Saint-Denis, Paris, un gruppo si è radunato per una marcia in quartiere in commemorazione alle persone uccise negli ultimi giorni in frontiera e portare la solidarietà oltre i confini.

Abbiamo gridato la nostra rabbia e dolore di fronte a questa ennesima morte di stato.
Finché questa frontiera esisterà, noi resteremo al fianco di tutte le persone determinante ad oltrepassarla.
L’autodeterminazione delle persone di passaggio in val Susa come in ogni territorio dove si perpetuano il controllo e la selezione degli stati non si è mai fermata e continua ogni giorno senza sosta.

SEMPRE COMPLICI E SOLIDALI CON CHI LOTTA CONTRO LE FRONTIERE

Per Fathallah (Modane, 2/01/22), Azzeidin (Calais, 14/01/22), Abdallah (Calais, 15/01/22) e tutte le persone uccise dagli stati, dalle loro frontiere e dalle loro guardie


LIBERTÀ

Incontro e podcast sulla lotta ai Centri di Detenzione in Europa

da https://actualitedesluttes.info/emission/lutte-contre-les-centres-de-retention-en-europe

Il sistema delle frontiere, delle espulsioni e della detenzione dei migranti senza documenti non è semplicemente una questione che riguarda i singoli Stati ma è sempre più regolato a livello europeo. L’ascesa di Frontex, il finanziamento dei voli charter e dei nuovi centri di detenzione amministrativa (in Francia CRA) con i fondi europei e il perfezionamento degli strumenti di registrazione biometrica delle persone senza documenti sono chiari segni di questa crescente europeizzazione.

Il 2 ottobre 2021, l’assemblea contro i CRA dell’Ile-de-France ha organizzato un incontro pubblico con i compagni che si mobilitano contro i centri di detenzione in Belgio, Germania e Italia. Erano presenti anche altri collettivi francesi anti-CRA, per descrivere la situazione nei diversi paesi e raccontare le lotte che si stanno sviluppando dentro e fuori i centri di detenzione.

ASCOLTA QUI  gran parte degli interventi che hanno avuto luogo a le Marbré, un luogo occupato a Montreuil, registrati da l’actualité des luttes

A seguire c’è stato un aggiornamento antirepressivo e una cena benefit in solidarietà ai/alle compagni/e colpiti dall’Operazione Scintilla a Torino

da: https://paris-luttes.info/02-10-a-19h-a-montreuil-cantine-en-15338?lang=fr

Inizia la stagione sciistica. Aggiornamenti dalla frontiera

FRONTIERE RAZZISTE, TURISMO COMPLICE
21 novembre 2021
Ieri, dopo due anni, gli impianti sciistici di Monginevro hanno riaperto.
Mentre piste, bar e ristoranti si riempiono dei soliti ricchi turisti, liberi di godersi i propri sporchi privilegi, PAF e gendarmerie continuano a fermare le persone considerate “illegali” che tentano di attraversare questo confine.
Durante la giornata abbiamo assistito ad un inseguimento coatto della gendarmerie, che, arrancando goffamente nella neve, cercava di braccare, tra urla e intimidazioni, quattro persone sugli alti sentieri di montagna.
Le tracce degli sci e le orme della gente di passaggio corrono parallele: l’indifferenza degli sciatori di fronte a questi atti di respingimento palesa la normalizzazione di queste pratiche razziste. Tali pratiche non sono un caso isolato, ma, nel corso degli ultimi anni, sono state rinforzate in tutta Europa.
A peggiorare la situazione di questa frontiera, da quasi due mesi, gli autobus francesi della Resalp hanno interrotto le fermate di Cesana e Claviere, mentre da Monginevro a Briançon i turisti si spostano liberamente. Dal lato italiano, anche la compagnia Arriva ha smesso di garantire un servizio regolare per le stesse fermate.
Per questi motivi, il cammino dall’Italia alla Francia è sempre più lungo e difficile. In mancanza di sufficienti informazioni e a causa del massiccio dispiegamento di sbirri, molte persone sono state costrette a inerpicarsi su sentieri più alti e pericolosi. Da diverse settimane, infatti, il numero della gente dispersa in montagna è aumentato: lo scorso fine settimana, altre due persone sono state soccorse tra Claviere e Monginevro.
Di fronte a tutto ciò, continuiamo a essere presenti in frontiera, complici e solidali con chi l’attraversa nel nome della libertà e dell’autodeterminazione.
CONTRO TUTTE LE FRONTIERE E OGNI FORMA DI OPPRESSIONE!!!
AGGIORNAMENTO DALLA FRONTIERA DEL MONGINEVRO
13 Novembre 2021

Con l’arrivo delle prime nevicate, la situazione in frontiera è sempre più difficile e rischiosa.
Ma sono la repressione e il controllo frontaliero a rendere il passaggio una minaccia di morte per chi attraversa le montagne.
A poche settimane dall’inizio della stagione turistica e a un mese dall’ultimo sgombero, i comuni dell’alta valle si stanno ripulendo la faccia (e i muri), continuando a invisibilizzare, allontanare e respingere chi rovina la loro immagine costruita per chi ha un portafoglio gonfio di soldi da spendere sulle piste da sci.
A Claviere ormai ogni angolo nascosto è diventato un bivacco con coperte e bagagli abbandonati e resti di fuoco per scaldarsi.

Le unità di gendarmeria mobile nella provincia di Briancon sono aumentate di 200, e 10 nuovi sbirri sono stati arruolati alla PAF per dare la caccia alle persone su questi senteri.
Questo dispiegamento, enorme e assassino, messo in piedi dalla prefettura di Gap per impedire il transito di chiunque non abbia un documento, spinge le persone su sentieri sempre più alti e pericolosi, impraticabili in questo periodo dell’anno.
Domenica scorsa, 8 persone in stato di ipotermia sono state recuperate dal soccorso alpino francese nella zona del monte Janus, e portate all’ospedale di Briancon,
mentre altri 2 dispersi sono stati trovati in seguito.
Le persone che vengono bloccate sui sentieri, sono trattenute per ore all’interno dei locali della PAF senza cibo, e vengono sottoposte a controlli sempre più invadenti, tra cui la sistematica confisca dei telefoni.

Sul lato italiano, da un mese a questa parte, ogni giorno, sbirri in borghese si presentano alla fermata dell’autobus di Oulx e seguono il pullman fino al suo arrivo a Claviere. Controllano e identificano chi cerca di essere solidale con le persone di passaggio: così l’occhio dello stato vuole intimidire chiunque in prima persona si esponga contro il dispositivo della frontiera.
Il rifugio Fraternità Massi di Oulx, stracolmo di persone -limite 40 persone-, sempre più spesso si appoggia allo spazio della croce Rossa di Bussoleno e Susa per ospitare le persone durante la notte.

Raggiungere Claviere è sempre più difficile a causa delle politiche messe in atto dalle compagnie dei bus che collegano Oulx e Claviere.
I bus di Resalp continuano a non effettuare le fermate di Cesana e Claviere (almeno fino al 15 dicembre), mentre l’azienda italiana Sadem ha recentemente soppresso uno degli ultimi due autobus diretti a Claviere, quello delle 10:45 (mentre quello delle 13 è solo scolastico). Chi è in viaggio è costrettə a raggiungere a piedi l’ultimo paese italiano di confine, raddoppiando il numero di chilometri da percorrere.

Nel frattempo a Briancon, il rifugio Les terraces solidarires, ha chiuso i battenti dichiarando insostenibile il sovraffollamento nei locali.
Sovraffollamento in parte dovuto alla gestione francese della pandemia. La legge approvata il 5 agosto scorso, impedisce a chi è sprovvistə di un pass sanitario di salire su treni o bus interregionali. Così, chi non ha il vaccino o la possibilità economica di pagare il tampone, non può partire. A Briancon, le persone devono quindi aspettare di ricevere i tamponi gratuiti, dispensati dall’associazione Medecins di Monde.
Attualmente, chi riesce a sfuggire ai controlli sui sentieri in montagna e arriva in città, è alloggiatə in due tendoni montati fuori dalla chiesa di s. caterina che il prete ha temporaneamente concesso.

Su questa linea di confine sempre più razzista e militarizzata , è evidente la necessità di creare spazi autogestiti in cui organizzarsi, al di fuori delle logiche istituzionali assistenzialiste e contro il dispositivo repressivo delle frontiere.

SEMPRE CONTRO OGNI FRONTIERA
LIBERTÀ