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AGGIORNAMENTO dal CPR di Corso Brunelleschi 20/21 maggio 2022

Gli ingressi nel centro di Torino sono sempre più numerosi. Dalla testimonianza di un detenuto abbiamo saputo che nel giro di 2 giorni sono entrate 15 persone, fra cui probabilmente anche dei minorenni, trattenuti principalmente nell’area Blu e nell’area Bianca. Nella mattinata di venerdì, a seguito dei nuovi ingressi, c’è stata una maxi perquisizione in tutto il centro. Polizia e Guardia di Finanza hanno ribaltato ogni stanza alla ricerca principalmente di telefoni cellulari e hashish.

Ricordiamo che da regolamento i reclusi dovrebbero avere la possibilità di tenere un telefono personale che gli permetterebbe di rimanere in contatto con l’esterno ma, a seguito delle rivolte del Dicembre 2019, GEPSA, l’azienda gestrice del CPR di Torino fino a febbraio 2022, in accordo con la Prefettura decisero di iniziare a sequestrare i cellulari per impedire ai reclusi di far trapelare immagini o informazioni sulla situazione all’interno, ma anche per impedire la creazione di dei legami di solidarietà, strumento necessario per la nascita di lotte che superino le barriere fisiche imposte.

A seguito della perquisizione e per via della situazione totalmente degradate nel centro, una persona ha tentato il suicidio. La totale e consueta indifferenza riservata alla persona in questione, che è stata lasciata nell’area senza alcun tipo di intervento, ha generato una forte protesta. Tutte le persone recluse nell’area Bianca e nella Blu, hanno iniziato a distruggere molti oggetti dell’area nel tentativo di farsi ascoltare. La risposta arrivata è stato un grosso pestaggio collettivo. Gli sbirri in assetto antisommossa hanno manganellato tutte le persone delle suddette aree, fra cui anche molte persone con fragilità. In particolare un recluso di 70 anni non autosufficiente con varie patologie che, poco prima del pestaggio e a seguito di un evacuazione fecale data dalla sua incontinenza, è stato lasciato nel letto e picchiato.

Non sorprende il trattamento riservato alle persone recluse. Sappiamo bene che le basi su cui si regge lo Stato è primariamente la violenza atta alla repressione, utile a far rientrare all’interno del suo sistema che come finalità ha il monetizzare i corpi detenuti o espulsi.

MA SAPPIAMO ANCHE CHE QUESTO SISTEMA PUÒ’ ESSERE SPEZZATO SOLO CON IL FUOCO DELLA RIVOLTA DI CHI VIVE LA RAZZIALIZZAZIONE SULLA PROPRIA PELLE. 

SOLIDARIETÀ’ E COMPLICITÀ CON CHI SI RIBELLA

Senza Macchia e Senza Paura. Sulle Dimissioni del Direttore di Frontex

Si è dimesso il direttore di Frontex Fabrice Leggeri, capo dell’agenzia europea di controllo delle frontiere dell’UE dal 2015.

Leggeri viene sostituito dalla vice-direttrice Aija Kalnaja “con effetto immediato”.

La decisione, si legge nella nota dell’agenzia, è stata presa durante la riunione straordinaria del 28 e del 29 aprile, convocata  “alla luce delle indagini dell’Ufficio europeo per la lotta alle frodi nei confronti di tre membri del personale di Frontex (…) al fine di decidere le fasi successive. In tale riunione il direttore esecutivo ha avuto l’opportunità di commentare i risultati contenuti nella relazione dell’Olaf. Nel primo giorno della riunione, ha reso nota la sua decisione di dimettersi da tutte le sue funzioni con effetto immediato e la sua intenzione di cessare il suo rapporto di lavoro nell’Agenzia. Il consiglio di amministrazione ha preso atto delle sue intenzioni e ha concluso che il rapporto di lavoro è pertanto terminato.

“In considerazione delle dimissioni del direttore esecutivo”, prosegue la nota di Frontex, “il consiglio di amministrazione ha deciso che l’avvio di ulteriori procedimenti contro il direttore esecutivo in relazione alla relazione dell’Olaf del 15 febbraio 2022 non è più necessario, poiché l’esito di tali procedimenti non influirà più sulla posizione del direttore esecutivo”.

Ricordiamo che è entrato in pieno vigore il nuovo regolamento dell’Agenzia e il progetto di potenziamento di Frontex, che prevede che entro i prossimi 5 anni l’agenzia potrà disporre di 10’000 effettivi per il controllo delle frontiere e per i rimpatri e l’aumento della dotazione finanziaria disposta a favore dell’agenzia fino ai 1,9 miliardi all’anno.

Senza dubbio, di fronte a questo gigantesco investimento era comodo sia per la Commissione Europea che per l’Agenzia stessa ripulirsi la faccia con un colpo di spugna che da un lato garantisca continuità e agibilità di fronte alle critiche emerse negli scorsi anni rispetto alle modalità di intervento della polizia di frontiera -“per la Commissione è prioritario disporre di una guardia di frontiera e costiera europea forte, efficace e ben funzionante“-, dall’altro congedasse il burattino parafulmine garantendogli l’immunità.

Così l’Agenzia e i suoi mercenari possono continuare a respingere, imprigionare e deportare.

la nuova direttrice in visita al confine lituano

AGGIORNAMENTO del 28 e 29/04/2022 dal CPR di Torino

Nel CPR di Corso Brunelleschi continuano a susseguirsi le proteste.

Dall’area Bianca ci raccontano di essere in 40 su un massimo di 35 posti letto. In quest’area – dove sono recluse principalmente persone Tunisine – di fatto si susseguono entrate e uscite ai fini del rimpatrio (per maggiori approfondimenti “Come funziona la deportazione” e “Continuano le deportazioni con la Tunisia”) contro il quale le ribellioni non tardano a farsi sentire. Ieri mattina verso le 4:00 una persona detenuta nell’area Gialla è stata coattamente prelevata per essere deportata generando nell’intero centro una forte protesta che ha dato voce alla rabbia contro l’apparato che gestisce il CPR, contro chi reclude e rimpatria delle persone solo per non avere il “giusto” documento. E’ stata forte la solidarietà espressa alla persona deportata che in quel momento subiva l’oppressione e la violenza totalizzante dello Stato. Alcune persone per tentare di bloccare la deportazione hanno ingerito delle lamette, delle batterie e del vetro.

Spesso abbiamo sottolineato che tipo di strumento è la sanità in questi centri, sia per chi ha il coltello dalla parte del manico, ma anche per chi si rivolta e utilizza ogni mezzo a sua disposizione nel tentativo di capovolgere la situazione e di autodeterminarsi per la libertà ( “APPROFONDIMENTO SULLA SANITÀ ALL’INTERNO DEL CPR DI TORINO” e “Opuscolo: Riflessioni sulla gestione sanitaria all’interno del CPR”). Proprio per queste ragioni 7 giorni fa una persona detenuta dell’area Bianca ha tentato il suicidio. È intervenuto l’ispettore, il quale ha tagliato la corda facendo cadere il ragazzo e procurandogli così dei gravissimi traumi facciali. La persona è stata trasferita in infermeria dove è praticamente in isolamento. Da 7 giorni è in sciopero della fame e ieri è arrivata la notizia che ha iniziato lo sciopero della sete; la sua richiesta è di uscire dal CPR.

AGGIORNAMENTO DELL’ULTIMA ORA:

Abbiamo saputo che alle ore 4:00 quattro reclusi, fra cui probabilmente la persona in sciopero della fame e della sete, sono state rimpatriate dal centro. Così si esplica ancora una volta la brutalità del sistema di controllo dei flussi migratori. Non importa quale sia la condizione psico-fisica e la tensione di chi tenta di attraversate le frontiere, l’unico interesse risiede nell’alimentare la proficua macchina detentiva ed espulsiva. 

Ribadiamo la nostra complicità a chi si ribella dentro i CPR.

La lotta non si arresta fuori e dentro le mura.

SOLIDARITA’ AI RECLUSI IN SCIOPERO DELLA FAME E DELLA SETE.

Aggiornamento dal CPR di Torino 25.4.22

Ieri, durante il presidio solidale al Centro di permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi, dopo aver ripetuto più volte il numero del telefono che utilizziamo per sentire i reclusi, da dentro ci hanno chiamato due persone.

Un ragazzo tunisino detenuto nell’area Verde ci ha raccontato le condizioni che vivono quotidianamente nel centro. Rispetto allo stato delle aree, alla fornitura di cibo scaduto, alla possibilità di comunicare con l’esterno, nulla è cambiato con il subentro di ORS. Dalle parole di chi ci ha chiamate sappiamo che il giorno precedente tante persone recluse sono state male, qualcuno è stato addirittura portato in ospedale, perché l’unico pasto fornito consumabile (è in corso il Ramadan) era marcio e avvelenato. I reclusi inoltre continuano ad avere difficoltà a comunicare sia coi parenti (le schede telefoniche per l’estero costano 5 euro e danno a disposizione 8 minuti) sia con gli avvocati: pare che in questi giorni le videoconferenze con i difensori siano sospese. Pochi giorni fa inoltre sembra che parecchie persone siano uscite dall’area Bianca, probabilmente per essere rimpatriate. La seconda persona che ci ha contattato presente nell’area Blu ci ha parlato dei suoi problemi fisici, totalmente ignorati e silenziati dall’infermeria del centro. Una delle tante  situazioni drammatiche in cui le cure di cui si avrebbe bisogno vengono sistematicamente negate. Come nelle carceri, non esiste possibilità di ricevere un’assistenza sanitaria adeguata a problematiche più o meno gravi.

Una brevissima riflessione sulla gestione di questi posti: la nuova società gestrice ORS si presenta in assoluta continuità con la vecchia GEPSA, che per anni ha avuto l’appalto del Centro di Torino. Questa continuità rappresenta semplicemente l’interesse di chi prende in carico questi luoghi: il guadagno. Chi lucra e specula sulla vita delle persone recluse non ha alcun interesse per il benessere o la salute di chi è richiuso. Nessun cambio di gestione di questi posti può portare ad un miglioramento delle condizioni di vita di chi è detenuto. L’unico miglioramento possibile è la distruzione dei CPR.

Aggiornamento dal CPR di Torino 20.04.2022

A due mesi dall’inizio del mandato di ORS s.r.l. per la gestione del CPR di Torino nel Centro si susseguono proteste e rivolte.

Abbiamo ricevuto la telefonata di due persone recluse che hanno voluto raccontarci quello che sta accadendo in queste settimane nel Centro di corso Brunelleschi.

Le aree aperte sono l’area Gialla, la Blu, la Verde e la Bianca mentre l’area Rossa e la Viola sono in ristrutturazione. In tutto il centro sono recluse 72 persone, 25 delle quali nell’area Gialla. Avvengono giornalmente nuovi ingressi di persone le quali, una volta avvenuta la somministrazione del tampone covid e la sommaria visita del dottor Pitanti, sono isolate nell’Ospedaletto per due settimane per poi essere trasferite nelle aree in seguito ad un secondo tampone. Ricordiamo che l’area del cosiddetto Ospedaletto era stata chiusa a settembre con grandi fanfare mediatiche e cerimoniosità  in seguito all’ennesima morte in isolamento; chiusura evidentemente temporanea per calmare le acque agitate durante le indagini sull’omicidio di Moussa.

Continuano i sequestri dei telefoni personali all’ingresso, pratica repressiva adottata ormai da tempo per ostacolare ancor di più la comunicazione con l’esterno ed arginare la possibilità di stringere relazioni di solidarietà. Le condizioni quotidiane continuano ad essere raccapriccianti: il cibo viene consegnato praticamente marcio, le strutture sono fatiscenti e ad ogni recluso vengono dati 2,50 euro al giorno che devono bastare o per comprare i costosissimi prodotti del market o le schede telefoniche necessarie per utilizzare le cabine e comunicare con l’esterno.

Anche le deportazioni non si arrestano. Dopo la somministrazione del tampone, le persone vengono prelevate dalle aree nel cuore della notte per essere trasferite in aeroporto via pullman della polizia. L’autodeterminazione delle persone detenute prende quotidianamente forma negli atti di protesta, a volte autolesionisti, che in alcuni casi portano alla possibilità di evadere dal CPR ma sono anche uno strumento per sottrarsi alla deportazione.

Il 18 marzo scorso c’è stata una forte rivolta nel centro, immediatamente repressa dalla polizia che ha eseguito anche un arresto e un trasferimento in carcere, in solidarietà ad una persona che per evitare la deportazione si era gravemente ferita e che aveva ricevuto delle fasciature come unico trattamento. Queste ribellioni nascono e vengono portate avanti dalla determinazione e dalla rabbia delle persone che decidono di non piegarsi alle vessazioni continue e alla repressione dei servi in divisa.

Ci arriva anche notizia che in queste settimane le persone recluse nell’area Bianca hanno intrapreso uno sciopero della fame in solidarietà a chi ha resistito alla deportazione e contro le umiliazioni quotidiane nel CPR.

 

Ricordiamo che il 25 aprile torneremo sotto le mura del CPR, per portare la nostra solidarietà alle persone recluse e in lotta

I CPR SI CHIUDONO CON IL FUOCO!

SOLIDARIETA’ A CHI LOTTA DENTRO OGNI GABBIA!

 

INCENDIO NEL CRA DI LIONE

Da https://www.passamontagna.info/?p=3577

Articolo del 03/03/2022 tradotto da https://crametoncralyon.noblogs.org/

28/02 – Il nuovo CPR (CRA) di Lione brucia

Questo pomeriggio è scoppiato un incendio in una cella del nuovo Cra di Lione (aperto lo scorso gennaio).

Secondo le informazioni ricevute:

L’incendio è scoppiato in un blocco a seguito di un tentativo di suicidio. 40 persone sono state stipate in una cella molto piccola.

Ci sono dei feriti. I reclusi negli altri blocchi non sono stati immediatamente informati della vicenda.

Con l’avanzare della serata, le informazioni che riceviamo parlano di un incendio che si propaga, di un CRA evacuato, di prigionieri nel parcheggio, di una marea di poliziotti e pompieri. In breve, “è un casino” dice un prigioniero.

I reclusi vogliono far sapere che sono in pericolo e vogliono che la notizia si diffonda, e anche che i giornalisti siano avvisati

 

1/03 – Le notizie di oggi:

Una parte del nuovo CRA di Lione è bruciata ieri in un incendio. Contrariamente a quanto riportato dai media, i prigionieri sostengono che non è stato un incidente o un tentativo di suicidio, ma un atto di protesta.

Dopo l’incendio, tutti i prigionieri sono stati lasciati fuori dagli edifici al freddo per diverse ore. Sono stati poi riportati nel CRA e stipati in uno dei blocchi. Non c’erano abbastanza materassi per tutti. Le condizioni di ieri sera erano quindi particolarmente difficili.

Molte persone sono rimaste ferite, diverse persone hanno dovuto essere ricoverate in ospedale in condizioni gravi. Altre hanno dovuto accontentarsi di un rapido esame da parte dei medici del CRA, anche se erano stati esposti al fumo pesante per diversi minuti.

La repressione della polizia è stata forte. Diverse persone sono state messe in stato di fermo dalla polizia (garde à vue).

I prigionieri del CRA di Lione protestano contro la loro reclusione.

Sosteniamoli!

 

CHE LA PAGHINO TUTTA- Comunicato di solidarietà con Stecco, Agnese, Juan e Massimo

riceviamo e pubblichiamo:

Opposti imperialismi riportano la guerra sul suolo europeo.
Una gestione militare della pandemia lascia sul campo morti e sofferenze psichiche, ridisegnando il corpo sociale attraverso una pedagogia del ricatto e della costrizione.
Il nazionalismo prende sempre più forza, al fine di compattare il corpo sociale in vista di una nuova austerità che si affaccia alle porte.
La ripresa economica, ovvero il profitto del padronato, in una società stravolta rimane l’obiettivo ultimo da perseguire. Nonostante il carovita, nonostante una sanità allo sfascio, nonostante l’ambiente. Nonostante tutto insomma. I luoghi di lavoro sono sempre più irregimentati e non garantiti, gli stipendi inadeguati e insindacabili. Le carceri si affollano.
Ampi strati sociali vanno impoverendosi e proletarizzandosi.

Mentre tutto ciò avviene e perché tutto ciò possa avvenire, lo Stato nostrano continua a colpire, senza sosta, chi da anni non fa mistero della propria ostilità al potere e alle sue endemiche violenze: tre misure cautelari, tra carcere, domiciliari e obblighi di dimora, sono state notificate il 25 febbraio a compagni/e anarchici/e per non essersi resi domi nonostante le già pesanti batoste repressive subite negli ultimi anni.
Tra loro, Juan, compagno anarchico già in carcere dal 2019, con l’accusa di strage per un attacco alla sede della Lega Nord di Treviso, è stato accusato di un attentato al tribunale di sorveglianza di Trento avvenuto nel 2014; Massimo, già agli arresti domiciliari, è stato accusato di tentata estorsione con finalità di terrorismo, per essersi introdotto nella sede di una radio per leggere un comunicato in solidarietà con i rivoltosi delle carceri di tutta Italia nel 2020, in seguito alla strage compiuta nelle galere dallo Stato; Agnese e Stecco, dopo anni tra carcere, domiciliari obblighi di dimora in seguito all’operazione “Renata” sono stati nuovamente messi all’obbligo di dimora, per procurata inosservanza della pena e falsificazione di documenti, in relazione alla latitanza di Juan.
Ci teniamo a nominare questi compagni e compagne, perché sono pezzi di cuore, perché ne conosciamo la generosità e la determinazione. Perché di fronte a tutto quello che sta avvenendo in questo mondo, non si sono mai girati dall’altra parte e non hanno perso mai lo spirito della solidarietà tra sfruttati, tra ribelli.
Lo facciamo vieppiù perché, in un mondo “sempre più ingiusto e irrespirabile”, la loro lotta e le accuse mossegli ci testimoniano come della poca libertà che ci rimane, anziché farne un labile privilegio che ci tenga al riparo dalla tenaglia di questi maledetti, si può farne una leva che dei loro meccanismi spacchi gli ingranaggi.

La devono pagare tutta. Sta a noi far sì che questo accada.

SOLIDARIETA’ CON JUAN, AGNESE, MASSIMO E STECCO
E CON TUTTE LE PRIGIONIERE E I PRIGIONIERI ANARCHICI

 

I reclusi del centro di detenzione di Vincennes (Francia) sono in sciopero della fame

articoli del 18/02 e 22/02 di abaslescra.noblogs.org 

I detenuti dell’edificio 2 del CPR di Vincennes hanno iniziato uno sciopero della fame giovedì sera. Protestano contro il tira e molla tra il centro di detenzione e la prigione, e la pressione dei poliziotti… Pubblichiamo qui la testimonianza di uno di loro.

“Da ieri sera siamo in sciopero della fame. Qui la gente deve fare un test per essere rimpatriato, e se rifiuti il test tre volte, vai in custodia (fermo) alla polizia, e poi il giudice ti manda in prigione per due o tre mesi, fai un mese e poi ti rimandano qui all’CPR. Questa cosa dei 90 giorni massimi che puoi passare qui non esiste più. È un circolo vizioso che non finisce mai. Lo sciopero della fame è il motivo per cui lo stiamo facendo, siamo pieni di persone con famiglie, bambini fuori, abbiamo tutta la nostra vita qui. Il modo in cui i poliziotti ci trattano è disumano. Per quattro notti di seguito hanno fatto scattare l’allarme alle 3 del mattino, quando tutti dormono, per provocarci, per farci fare qualcosa in modo che possano picchiarci tutti, perché vengono con l’intenzione di picchiarci. L’allarme è molto forte, fà male alle orecchie, la spiegazione che danno è che è contro il fumo ma qui tutti fumano ovunque e l’allarme non è mai scattato per questo.

Questa mattina alle 5 la polizia è venuta e ha preso una persona, un tunisino, non so dove l’hanno portato. Hanno cominciato a battere sulle porte con i loro bastoni, svegliando tutti, sono pazzi. L’hanno preso come un cane, dormiva nella sua stanza e l’hanno preso come un burattino, battevano alle porte e svegliavano tutti, non gli hanno nemmeno lasciato prendere le sue cose, lavarsi la faccia, avvisare la sua famiglia. Hanno iniziato a colpirlo, noi siamo umani, quindi normalmente se qualcuno viene colpito si cerca di difenderlo, così abbiamo cercato di gridare e hanno smesso di colpirlo, poi hanno tirato fuori i loro manganelli telescopici e hanno iniziato a colpire tutti.

Lo sciopero è iniziato ieri e continuerà, ci sono tra 50 e 60 persone nell’edificio 2A, nessuno sta mangiando. La polizia è nervosa, insulta tutti, picchia la gente senza motivo, viene a prendere qualcuno e lo picchia, cerca di provocarci per colpirci. È molto forte quello che sta succedendo, per favore informate la gente su questo.

AGGIORNAMENTO – 22/02/2022

“Il CRA è una tortura mentale”, a Vincennes, le persone rinchiuse nell’edificio 2 B sono anche in sciopero della fame

Giovedì 17 febbraio 2022, i detenuti dell’edificio 2 A del centro di detenzione amministrativa di Vincennes hanno iniziato uno sciopero della fame. Da allora, sono stati sottoposti a pressioni particolarmente forti da parte dei poliziotti e di tutto il personale del centro di detenzione amministrativa: i poliziotti li svegliano ogni notte, alcuni detenuti designati come leader sono stati picchiati e messi in isolamento, ad altri sono state rifiutate le cure mediche come mezzo di ricatto per interrompere lo sciopero… Lo sciopero della fame, che è ancora in corso oggi, si è esteso agli edifici 1 e 2B. Riportiamo qui la testimonianza di una persona rinchiusa nel 2B.

“Nel nostro edificio c’è anche uno sciopero della fame. 8-9 persone sono in sciopero della fame su circa 50 detenuti. Sappiamo che negli altri edifici, alcune persone fanno lo stesso.

Qui le condizioni sono disgustose. Il Covid gira, altre malattie pure. Ci sono cimici da letto… le docce non sono pulite… il cibo ha sempre lo stesso odore, ci sono pillole dentro. C’è solo un medico disponibile per i 3 edifici e viene solo una volta alla settimana… Ecco perché c’è uno sciopero della fame e anche perché il CPR è una tortura mentale.

I poliziotti stanno cercando di spingerci al limite. Otto giorni fa, hanno fatto una perquisizione, hanno portato dei tirocinanti che parlano male, provocano, ci trattano come cani. Non molto tempo fa, un poliziotto ha picchiato un detenuto perché è uscito dalla mensa con del cibo. Dato che l’uomo non ha lasciato fare al poliziotto, è iniziata una lotta. L’uomo è stato poi messo in isolamento, poi in GAV (fermo) ed è tornato al CPR. Ma è stato il poliziotto che ha iniziato a colpirlo.

I poliziotti sono razzisti, il comandante è un grande razzista. Urla tutto il tempo. Non può parlare normalmente. Quando vuole, entra nelle stanze senza bussare, grida, sveglia tutti…

Qui c’è miseria. E per alcuni è anche peggio, perché ci sono furti nascosti. I poliziotti vengono a cercare i tunisini perché possono essere deportati senza alcun test o altro, il loro presidente è d’accordo. I poliziotti arrivano alle 5:30 del mattino, ammanettano la persona e la portano fuori dalla sua cella per deportarla. Per loro è ancora più stressante perché sanno che possono essere deportati così da un giorno all’altro. Così alcuni di loro non riescono a dormire. Quando ti dico che è una tortura mentale.”

[Ancora e ancora, abbasso il CRA! Sosteniamo i detenuti in sciopero della fame].

ORS nuovo gestore del CPR di Torino. Approfondimento su Radio Blackout

Podcast dell’approfondimento sul cambio di gestione al CPR di Corso Brunelleschi all’Informazione di Radio Blackout del 23 febbraio 2022: https://radioblackout.org/2022/02/73613/

“Dopo la gestione GEPSA, prolungata di due mesi rispetto alla scadenza di contratto, l’appalto per la gestione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi a Torino è stato aggiudicato, con riserva, in data 10 febbraio 2022 a ORS ITALIA SRL.

La così chiamata “Organisation for Refugee Services”, ha conquistato il parere della Commissione Prefettizia, soddisfacendo i criteri per la valutazione tecnica ed economica.

Ma chi è questa ORS, che ha sbaragliato la concorrenza e sembra avere già una lunga esperienza in Nord Europa e parzialmente in Italia nella gestione dei lager per senza documenti chiamati CPR (o ex CIE)?”

 

ORS Italia Srl è il nuovo gestore del CPR di Torino

Dopo una proroga tecnica di due mesi rispetto alla scadenza del contratto stipulato con GEPSA, l’appalto per la gestione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi è stato aggiudicato, con riserva, in data 10 febbraio 2022 a ORS ITALIA SRL.

I due criteri di valutazione della Commissione prefettizia sono stati quelli dell’offerta tecnica e dell’offerta economica che valevano rispettivamente 70 e 30 punti su un totale di 100. ORS ha ottenuto il punteggio massimo rispetto all’offerta tecnica, il che ha permesso alla multinazionale di puntare ad un ribasso dell’11% per quel che concerneva l’offerta economica.

Il costo del servizio pro die pro capite si attesta così a 37,97 euro mentre la spesa per il cosiddetto “kit d’ingresso” a 133,5 euro.

CHI E’ ORS

Acronimo di “Organisation for Refugee Services”, ORS è tra le società private leader nel “campo dell’assistenza ai migranti” prevalentemente nei Paesi di lingua tedesca da più di 30 anni. Gestisce oltre 100 strutture in Svizzera, Austria (dove fino alla fine del 2020 era responsabile della gestione di tutti i centri di prima accoglienza), Germania e in Italia e conta più di 1400 collaboratori.

ORS Service AG è controllata al 100% da Ors Holding che a sua volta è partecipata per intero dalla OXZ Holding (OX Group), sempre di Zurigo. L’OX Group è stato fondato nel 1992 dall’ex manager dell’agenzia interinale Adecco e nel 2013 viene acquistato da un fondo private equity controllato dalla londinese Equistone Partners, uno spin-off della banca Barclays, attivo dal 2011. Stando a quanto riporta la testata di finanza online Valori.it, il consiglio di amministrazione di OXZ è composto da tre manager di cui due sono uomini di Equistone. In sostanza la società britannica ha il pieno controllo sulle scelte dell’azienda svizzera. Per metterla in termini più comprensibili, si tratta di una lunga storia caratterizzata da una serie di operazioni speculative tipiche nel gioco della finanza dove le società vengono acquistate proprio con l’obiettivo di rivalutarle per poi successivamente liquidarle dopo qualche anno. Fondato nel 1992 dall’imprenditore Willy Koch, ex general manager della società di recruiting Adia (la futura Adecco), OX Group era stato acquistato nel 2005 dal private equity Argos Soditic, una società francese presente anche in Italia. L’investimento si chiude il 26 giugno del 2009 quando ORS passa a Invision AG di Zurigo, un’altra società finanziaria del settore. L’operazione coinvolge ORS Service, la sua attuale controllante OX Holding e un’altra società del comparto rifugiati: la Asyo AG di cui ORS è all’epoca una sussidiaria. Anche qui le cifre sono un mistero. Fonti vicine all’operazione, riferisce il Wall Street Journal, assicurano però che la Argos avrebbe ottenuto una plusvalenza tre volte superiore all’investimento. Dopo Invision è toccato a Equistone che in seguito ha beneficiato dell’espansione sul mercato del gruppo. Il gruppo ORS, comunque, nel 2017, ha fatturato ben 99 milioni di dollari, triplicando di fatto la cifra risalente al 2014.

Salta agli occhi uno stretto intreccio fatto di politica e finanza. Le decisioni vengono prese dalla direzione del Gruppo ORS, il cui consiglio è composto dal CEO del Gruppo, dagli amministratori delegati delle società nazionali e dai direttori delle sedi centrali. Il Comitato Consultivo però,  che  “fornisce consulenza a ORS in qualità di commissione specializzata su problemi di migrazione attuali e futuri e raccomanda soluzioni per la messa in atto della strategia e l’ulteriore sviluppo delle divisioni”, è composto da personalità provenienti dalla politica come l’ex ministro svizzero della Giustizia, della Polizia e delle Migrazioni (DFGP) Ruth MetzlerArnold (presidente), gli ex deputati elvetici Rita Fuhrer e Erwin Jutzet, l’ex vice-cancelliere austriaco, già ministro delle Finanze e degli Esteri, Michael Spindelegger  nonché da figure di spicco del mondo del lavoro interinale come Thomas Bäumer. I curriculum di alcuni di loro si arricchiscono di incarichi ricoperti in vari consigli di amministrazione nel settore della finanza privata. Nel 2017 Ruth Metzler-Arnold è entrata nel consiglio di amministrazione della banca privata REYL & Cie dopo essere stata impegnata in UBS, PricewaterhouseCoopers, AXANovartis e Swiss Medical Network SA, colosso delle cliniche private. Dal 2010 al 2018 Rita Fuhrer è stata membro del consiglio di amministrazione della banca Raiffeisen. Altri li rimpinguano assumendo ruoli in organizzazioni non statali: Spindelegger per esempio dal 2016 è a capo del Center for Migration Policy Development (ICMPD).

ORS Italia è solo l’ultimo tassello di questo mosaico a fosche tinte.

ORS Italia Srl

Ma passiamo ora alla società italiana. Come detto sopra, Ors Italia srl è una società interamente controllata dalla casa madre elvetica che viene fondata nel 2018. Tra le figure più rilevanti dell’azienda troviamo Jürg Rötheli, CEO della casa madre elvetica, che presiede il CdA. Antonio Reppucci è il consigliere, incarico già svolto in passato presso una clinica privata di Atripalda, nei pressi di Avellino. Amministratore delegato è invece Maurizio Reppucci, la cui formazione comprende un diploma in infermieristica psichiatrica, la direzione di due centri per il trattamento delle tossicodipendenze e 5 anni di Managing director di una sussidiaria di ORS dove si occupava proprio di rifugiati. 

Il 2018 non è un anno casuale, molti fattori hanno concorso affinché ORS iniziasse a guardare all’Italia come nuova frontiera del guadagno a scapito di vite umane.

Il primo riguarda il fatto che gli affari della società nel territorio natio non sono stati più così rosei a partire dagli accordi UE – Turchia del 2015. Gli accordi infatti avevano l’intento di bloccare la cosiddetta rotta balcanica chiudendo i confini dell’Austria e di alcuni paesi balcanici. Nonostante l’evidente fallimento di questa politica, che prevedeva anche la costruzione di muri fisici alle frontiere, la Svizzera ha registrato comunque un netto calo di richieste di asilo tanto che ORS ha dovuto chiudere 19 centri di accoglienza. Sempre nel 2019 la Svizzera ha attuato una serie di norme che di fatto hanno accelerato il processo burocratico di valutazione delle richieste riducendo il numero delle persone migranti da redistribuire nei vari centri di gestione. 
ORS ha avuto problemi anche in Austria, dove nel 2015 è finita al centro delle polemiche a causa della gestione del centro dei rifugiati di Traiskirchen, oggetto anche di un Rapporto di Amnesty International che ne ha denunciato le condizioni inumane. Un lager progettato per 1800 persone e che è arrivato a contenerne più di 4600. Ma la stangata è arrivata quando l’allora ministro dell’interno Herbert Kickl, proprio in seguito allo scandalo, ha deciso di affidare la gestione fino ad allora privata dei centri di accoglienza ad un agenzia pubblica (BBU) appositamente creata. La decisione dell’attuale leader del partito sovranista FPO, spinta da nessuno spirito magnanimo ma dalla sola volontà di avere il controllo sulla detenzione dei migranti, ha causato ad ORS la chiusura di 7 centri. 
Ma, niente paura. E’ il 2018, Salvini è nel pieno della sua megalomania al Viminale e nell’ottobre dello stesso anno firma con i Cinque Stelle il primo Decreto Sicurezza. Il giro di vite governativo sul sistema di accoglienza italiano si manifesta anche nel drastico ridimensionamento degli SPRAR a favore dei CAS, gestiti dai privati. Insomma una ghiotta occasione per società come ORS specializzati proprio in questo.

 

«L’assegnazione di appalti a fornitori di servizi privati consente di sgravare notevolmente le strutture statali. L’Italia rappresenta un primo importante passo per la nostra espansione nel Mediterraneo».

Questo l’annuncio ufficiale arrivato il 22 agosto 2018, a circa un mese di distanza dall’iscrizione della srl al Registro Imprese della Camera di Commercio. Manco a dirlo dopo un solo anno si aggiudica, per poco più di mezzo milione di euro, il neonato CPR di Macomer. In realtà il bando in prima battuta aveva visto come vincitrice un r.t.i. costituito da “L’Angolo”, Società Coop di Modena e dalla Coop Sociale Alea di Tortolì, ma riesce ad accaparrarsi il lager sardo in seguito alla richiesta di annullamento presentata da ORS stesso e anche grazie all’offerta vantaggiosa ripresentata con un ulteriore ribasso del 3%.

La corsa al ribasso per la “neo” società non è un problema, in primis perché può contare su un’ingente quantità di capitale alle sue spalle. Nel marzo del 2020 la prefettura di Cagliari le affida con procedura d’urgenza la gestione del CAS e del CPA di Monastir, e nel maggio dello stesso anno ottiene un incremento di 67 mila euro per aumento delle prestazioni all’interno del CPR di Macomer. A settembre inoltre riesce ad aggiudicarsi la gestione di Casa Malala di Trieste, attraverso un’asta che partiva da 800 mila euro e che ORS riesce a vincere grazie a un ribasso del 14%.

Il 19 gennaio 2022 ha termine l’efficacia del contratto tra Prefettura di Nuoro e ORS Italia s.r.l., che però non lascia la Sardegna a mani vuote. La ORS, infatti, si è aggiudicata l’affidamento per la gestione del CPR di Ponte Galeria-Roma, il 21 dicembre 2021, per un importo complessivo di 7.201.988,38 euro, in seguito all’esclusione della prima ditta in graduatoria, Officine Sociali, che aveva presentato un’offerta eccessivamente bassa.

Insomma le intenzioni della società si manifestano limpidamente fin da subito: entrare a gamba tesa nel mercato e sbaragliare la concorrenza. E non si può dire che non ci sia riuscita: in poco meno di anno le gare pubbliche a cui ha partecipato hanno fruttato 2 milioni e mezzo di guadagno a fronte dell’iniziale capitale sociale versato di soli 10 mila euro.

 

Dalla loro istituzione i CPR hanno subito svariati cambiamenti: hanno cambiato nome, hanno cambiato gestori, hanno cambiato modalità e funzionamento, soprattutto negli ultimi anni. Il tentativo è di oliare questo meccanismo, questo business estremamente remunerativo. Ciò che più si avverte, però, è la sincronia e la collaborazione tra lo Stato e le aziende private, o le cooperative, sempre più specializzate nella gestione dei Centri. Da un lato uno Stato che necessita di spendere il meno possibile nella “questione migranti”, per converso la possibilità e la volontà di lucro da parte delle aziende private.

Ciò che sicuramente non è cambiato e non cambierà con un’altra gestione sarà la reclusione alla quale le persone senza documenti sono costrette, saranno il razzismo e la violenza sistemici che subiscono quotidianamente, saranno le condizioni di vita miserevoli cui sono costrette. Fortunatamente non cambierà nemmeno la voglia di libertà e la volontà di liberarsi da queste gabbie, di distruggerle e renderle solamente polvere.

Non tuttə infatti subiscono passivamente, e sono continue ed innumerevoli le proteste di chi è reclusə. Continuano tutti i giorni le proteste individuali e le rivolte collettive, le resistenze alle espulsioni, le fughe, i danneggiamenti e gli incendi, che negli anni hanno anche portato a chiusure parziali e perfino totali di questi lager.

Questa è la strada che ci hanno mostrato negli anni riottosə e rivoltosə, questa la strada che porta alla libertà.

Sempre dalla parte di chi si ribella per distruggere la propria gabbia!