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Aggiornamento dal CPR di Torino 20.04.2022

A due mesi dall’inizio del mandato di ORS s.r.l. per la gestione del CPR di Torino nel Centro si susseguono proteste e rivolte.

Abbiamo ricevuto la telefonata di due persone recluse che hanno voluto raccontarci quello che sta accadendo in queste settimane nel Centro di corso Brunelleschi.

Le aree aperte sono l’area Gialla, la Blu, la Verde e la Bianca mentre l’area Rossa e la Viola sono in ristrutturazione. In tutto il centro sono recluse 72 persone, 25 delle quali nell’area Gialla. Avvengono giornalmente nuovi ingressi di persone le quali, una volta avvenuta la somministrazione del tampone covid e la sommaria visita del dottor Pitanti, sono isolate nell’Ospedaletto per due settimane per poi essere trasferite nelle aree in seguito ad un secondo tampone. Ricordiamo che l’area del cosiddetto Ospedaletto era stata chiusa a settembre con grandi fanfare mediatiche e cerimoniosità  in seguito all’ennesima morte in isolamento; chiusura evidentemente temporanea per calmare le acque agitate durante le indagini sull’omicidio di Moussa.

Continuano i sequestri dei telefoni personali all’ingresso, pratica repressiva adottata ormai da tempo per ostacolare ancor di più la comunicazione con l’esterno ed arginare la possibilità di stringere relazioni di solidarietà. Le condizioni quotidiane continuano ad essere raccapriccianti: il cibo viene consegnato praticamente marcio, le strutture sono fatiscenti e ad ogni recluso vengono dati 2,50 euro al giorno che devono bastare o per comprare i costosissimi prodotti del market o le schede telefoniche necessarie per utilizzare le cabine e comunicare con l’esterno.

Anche le deportazioni non si arrestano. Dopo la somministrazione del tampone, le persone vengono prelevate dalle aree nel cuore della notte per essere trasferite in aeroporto via pullman della polizia. L’autodeterminazione delle persone detenute prende quotidianamente forma negli atti di protesta, a volte autolesionisti, che in alcuni casi portano alla possibilità di evadere dal CPR ma sono anche uno strumento per sottrarsi alla deportazione.

Il 18 marzo scorso c’è stata una forte rivolta nel centro, immediatamente repressa dalla polizia che ha eseguito anche un arresto e un trasferimento in carcere, in solidarietà ad una persona che per evitare la deportazione si era gravemente ferita e che aveva ricevuto delle fasciature come unico trattamento. Queste ribellioni nascono e vengono portate avanti dalla determinazione e dalla rabbia delle persone che decidono di non piegarsi alle vessazioni continue e alla repressione dei servi in divisa.

Ci arriva anche notizia che in queste settimane le persone recluse nell’area Bianca hanno intrapreso uno sciopero della fame in solidarietà a chi ha resistito alla deportazione e contro le umiliazioni quotidiane nel CPR.

 

Ricordiamo che il 25 aprile torneremo sotto le mura del CPR, per portare la nostra solidarietà alle persone recluse e in lotta

I CPR SI CHIUDONO CON IL FUOCO!

SOLIDARIETA’ A CHI LOTTA DENTRO OGNI GABBIA!

 

I reclusi del centro di detenzione di Vincennes (Francia) sono in sciopero della fame

articoli del 18/02 e 22/02 di abaslescra.noblogs.org 

I detenuti dell’edificio 2 del CPR di Vincennes hanno iniziato uno sciopero della fame giovedì sera. Protestano contro il tira e molla tra il centro di detenzione e la prigione, e la pressione dei poliziotti… Pubblichiamo qui la testimonianza di uno di loro.

“Da ieri sera siamo in sciopero della fame. Qui la gente deve fare un test per essere rimpatriato, e se rifiuti il test tre volte, vai in custodia (fermo) alla polizia, e poi il giudice ti manda in prigione per due o tre mesi, fai un mese e poi ti rimandano qui all’CPR. Questa cosa dei 90 giorni massimi che puoi passare qui non esiste più. È un circolo vizioso che non finisce mai. Lo sciopero della fame è il motivo per cui lo stiamo facendo, siamo pieni di persone con famiglie, bambini fuori, abbiamo tutta la nostra vita qui. Il modo in cui i poliziotti ci trattano è disumano. Per quattro notti di seguito hanno fatto scattare l’allarme alle 3 del mattino, quando tutti dormono, per provocarci, per farci fare qualcosa in modo che possano picchiarci tutti, perché vengono con l’intenzione di picchiarci. L’allarme è molto forte, fà male alle orecchie, la spiegazione che danno è che è contro il fumo ma qui tutti fumano ovunque e l’allarme non è mai scattato per questo.

Questa mattina alle 5 la polizia è venuta e ha preso una persona, un tunisino, non so dove l’hanno portato. Hanno cominciato a battere sulle porte con i loro bastoni, svegliando tutti, sono pazzi. L’hanno preso come un cane, dormiva nella sua stanza e l’hanno preso come un burattino, battevano alle porte e svegliavano tutti, non gli hanno nemmeno lasciato prendere le sue cose, lavarsi la faccia, avvisare la sua famiglia. Hanno iniziato a colpirlo, noi siamo umani, quindi normalmente se qualcuno viene colpito si cerca di difenderlo, così abbiamo cercato di gridare e hanno smesso di colpirlo, poi hanno tirato fuori i loro manganelli telescopici e hanno iniziato a colpire tutti.

Lo sciopero è iniziato ieri e continuerà, ci sono tra 50 e 60 persone nell’edificio 2A, nessuno sta mangiando. La polizia è nervosa, insulta tutti, picchia la gente senza motivo, viene a prendere qualcuno e lo picchia, cerca di provocarci per colpirci. È molto forte quello che sta succedendo, per favore informate la gente su questo.

AGGIORNAMENTO – 22/02/2022

“Il CRA è una tortura mentale”, a Vincennes, le persone rinchiuse nell’edificio 2 B sono anche in sciopero della fame

Giovedì 17 febbraio 2022, i detenuti dell’edificio 2 A del centro di detenzione amministrativa di Vincennes hanno iniziato uno sciopero della fame. Da allora, sono stati sottoposti a pressioni particolarmente forti da parte dei poliziotti e di tutto il personale del centro di detenzione amministrativa: i poliziotti li svegliano ogni notte, alcuni detenuti designati come leader sono stati picchiati e messi in isolamento, ad altri sono state rifiutate le cure mediche come mezzo di ricatto per interrompere lo sciopero… Lo sciopero della fame, che è ancora in corso oggi, si è esteso agli edifici 1 e 2B. Riportiamo qui la testimonianza di una persona rinchiusa nel 2B.

“Nel nostro edificio c’è anche uno sciopero della fame. 8-9 persone sono in sciopero della fame su circa 50 detenuti. Sappiamo che negli altri edifici, alcune persone fanno lo stesso.

Qui le condizioni sono disgustose. Il Covid gira, altre malattie pure. Ci sono cimici da letto… le docce non sono pulite… il cibo ha sempre lo stesso odore, ci sono pillole dentro. C’è solo un medico disponibile per i 3 edifici e viene solo una volta alla settimana… Ecco perché c’è uno sciopero della fame e anche perché il CPR è una tortura mentale.

I poliziotti stanno cercando di spingerci al limite. Otto giorni fa, hanno fatto una perquisizione, hanno portato dei tirocinanti che parlano male, provocano, ci trattano come cani. Non molto tempo fa, un poliziotto ha picchiato un detenuto perché è uscito dalla mensa con del cibo. Dato che l’uomo non ha lasciato fare al poliziotto, è iniziata una lotta. L’uomo è stato poi messo in isolamento, poi in GAV (fermo) ed è tornato al CPR. Ma è stato il poliziotto che ha iniziato a colpirlo.

I poliziotti sono razzisti, il comandante è un grande razzista. Urla tutto il tempo. Non può parlare normalmente. Quando vuole, entra nelle stanze senza bussare, grida, sveglia tutti…

Qui c’è miseria. E per alcuni è anche peggio, perché ci sono furti nascosti. I poliziotti vengono a cercare i tunisini perché possono essere deportati senza alcun test o altro, il loro presidente è d’accordo. I poliziotti arrivano alle 5:30 del mattino, ammanettano la persona e la portano fuori dalla sua cella per deportarla. Per loro è ancora più stressante perché sanno che possono essere deportati così da un giorno all’altro. Così alcuni di loro non riescono a dormire. Quando ti dico che è una tortura mentale.”

[Ancora e ancora, abbasso il CRA! Sosteniamo i detenuti in sciopero della fame].

aggiornamento dentro e fuori le mura

Oggi qualche solidale è passato sotto le infami mura del Cpr di corso Brunelleschi a Torino per portare forza e rabbia ai reclusi in sciopero della fame e del carrello. Un saluto rumoroso e numeroso, che ha avuto una risposta anche da dentro quelle mura. Subito dopo, prontamente è uscita la celere accompagnata da Digos nel tentativo di fermare i solidali per il quartiere San Paolo.

Queste intimidazioni non ci fermeranno MAI continueremo a sostenere chi lotta contro queste spregevoli gabbie e saremo sempre solidali con chi si rivolta contro i Cpr.

Fuoco ai CPR!

TUTTI LIBERI, TUTTE LIBERE!

AGGIORNAMENTO dal CPR IN RIVOLTA

Questa sera verso le otto tutte le aree hanno iniziato una protesta per il cibo avariato e maleodorante. Tutti i reclusi del centro si sono uniti alla rivolta rifiutando il pasto con battiture e urla di rabbia. Nell’area VERDE i rivoltosi hanno dato fuoco ad alcuni oggetti. All’interno le camionette dei carabinieri hanno circondato le aree e sono pronte ad entrare con scudi e manganelli.

In serata un gruppo di solidali si raduna sotto le mura di corso Brunelleschi per sostenere i reclusi con cori solidali e lanci di fumogeni. Da dentro rispondono calorosamente.

FUOCO AI CPR E A TUTTE LE FRONTIERE

AGGIORNAMENTI dal CPR di TORINO 8.2.20

Dopo le molteplici rivolte del mese precedente, la macchina delle espulsioni ha mostrato nuovamente il suo volto punitivo e vendicativo. La polizia ha infatti sequestrato tutti i telefoni all’interno del centro, probabilmente a seguito di una direttiva ministeriale, un procedimento già avviato dopo la rivolta di lunedì 13 Gennaio.

L’assenza dei telefoni non rimarca solo la volontà di celare ciò che succede dentro al centro, ma evidenzia l’ennesimo tentativo di recidere i legami solidali e affettivi esistenti al di fuori di quelle mura: la requisizione dei telefoni esclude ed isola ulteriormente chi è recluso, impossibilitato nella comunicazione. A seguito di questa carenza, le informazioni che circolano sono parziali e frammentarie. Si sa che le condizioni peggiorano di giorno in giorno, e che l’unico spazio comune, ossia il campetto, luogo di chiacchere e ritrovo, gli viene precluso. Mentre le retate e le deportazioni continuano senza avviso, strappando quotidianamente le persone dai propri cari, i giornali parlano di ipotetici passati criminali e presunti legami con l’estremismo religioso. Una narrazione atta a giustificare l’esistenza di questi luoghi e a delegittimare le ragioni che portano a proteste e rivolte.

Nel frattempo, all’interno del centro, i reclusi continuano a lottare. Dalle notizie uscite sui giornali, nella notte tra domenica 2 e lunedi 3 febbraio i reclusi sono saliti sul tetto lanciando mattoni alle forze dell’ordine presenti nel centro, urlando ancora una volta la rabbia nei confronti di chi li rinchiude, nei confronti di un posto che andrebbe distrutto. Dal 19 gennaio un recluso è in sciopero della fame e, assieme a lui, un’altra decina di persone dell’area bianca. Le persone arrestate a seguito delle ultime rivolte di origine tunisine sono state ricondotte all’interno del centro e gli è stato disposto l’obbligo di firma, un provvedimento insensato che rimarca ancora una volta la logica costrittiva della macchina delle espulsioni. L’area verde, distrutta durante le rivolte di inizio gennaio, risulta tutt’ora chiusa.

Noi continuiamo ad augurarci che questi posti vengano distrutti.