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aggiornamento dentro e fuori le mura

Oggi qualche solidale è passato sotto le infami mura del Cpr di corso Brunelleschi a Torino per portare forza e rabbia ai reclusi in sciopero della fame e del carrello. Un saluto rumoroso e numeroso, che ha avuto una risposta anche da dentro quelle mura. Subito dopo, prontamente è uscita la celere accompagnata da Digos nel tentativo di fermare i solidali per il quartiere San Paolo.

Queste intimidazioni non ci fermeranno MAI continueremo a sostenere chi lotta contro queste spregevoli gabbie e saremo sempre solidali con chi si rivolta contro i Cpr.

Fuoco ai CPR!

TUTTI LIBERI, TUTTE LIBERE!

AGGIORNAMENTO dal CPR IN RIVOLTA

Questa sera verso le otto tutte le aree hanno iniziato una protesta per il cibo avariato e maleodorante. Tutti i reclusi del centro si sono uniti alla rivolta rifiutando il pasto con battiture e urla di rabbia. Nell’area VERDE i rivoltosi hanno dato fuoco ad alcuni oggetti. All’interno le camionette dei carabinieri hanno circondato le aree e sono pronte ad entrare con scudi e manganelli.

In serata un gruppo di solidali si raduna sotto le mura di corso Brunelleschi per sostenere i reclusi con cori solidali e lanci di fumogeni. Da dentro rispondono calorosamente.

FUOCO AI CPR E A TUTTE LE FRONTIERE

AGGIORNAMENTI dal CPR di TORINO 8.2.20

Dopo le molteplici rivolte del mese precedente, la macchina delle espulsioni ha mostrato nuovamente il suo volto punitivo e vendicativo. La polizia ha infatti sequestrato tutti i telefoni all’interno del centro, probabilmente a seguito di una direttiva ministeriale, un procedimento già avviato dopo la rivolta di lunedì 13 Gennaio.

L’assenza dei telefoni non rimarca solo la volontà di celare ciò che succede dentro al centro, ma evidenzia l’ennesimo tentativo di recidere i legami solidali e affettivi esistenti al di fuori di quelle mura: la requisizione dei telefoni esclude ed isola ulteriormente chi è recluso, impossibilitato nella comunicazione. A seguito di questa carenza, le informazioni che circolano sono parziali e frammentarie. Si sa che le condizioni peggiorano di giorno in giorno, e che l’unico spazio comune, ossia il campetto, luogo di chiacchere e ritrovo, gli viene precluso. Mentre le retate e le deportazioni continuano senza avviso, strappando quotidianamente le persone dai propri cari, i giornali parlano di ipotetici passati criminali e presunti legami con l’estremismo religioso. Una narrazione atta a giustificare l’esistenza di questi luoghi e a delegittimare le ragioni che portano a proteste e rivolte.

Nel frattempo, all’interno del centro, i reclusi continuano a lottare. Dalle notizie uscite sui giornali, nella notte tra domenica 2 e lunedi 3 febbraio i reclusi sono saliti sul tetto lanciando mattoni alle forze dell’ordine presenti nel centro, urlando ancora una volta la rabbia nei confronti di chi li rinchiude, nei confronti di un posto che andrebbe distrutto. Dal 19 gennaio un recluso è in sciopero della fame e, assieme a lui, un’altra decina di persone dell’area bianca. Le persone arrestate a seguito delle ultime rivolte di origine tunisine sono state ricondotte all’interno del centro e gli è stato disposto l’obbligo di firma, un provvedimento insensato che rimarca ancora una volta la logica costrittiva della macchina delle espulsioni. L’area verde, distrutta durante le rivolte di inizio gennaio, risulta tutt’ora chiusa.

Noi continuiamo ad augurarci che questi posti vengano distrutti.