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Tamburi di Guerra. Via libera al rafforzamento di Frontex in Svizzera

Il 15 maggio si è tenuto in Svizzera il referendum sul finanziamento di Frontex.

Senza sorprese, è stato confermato che la Confederazione svizzera parteciperà al progetto di potenziamento di Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera che controlla e gestisce i flussi migratori dello spazio Schengen. Tale rafforzamento prevede che il contributo finanziario elvetico passi da 24 milioni a 61 milioni di franchi entro il 2027. Oltre all’incremento della partecipazione economica, è previsto anche un aumento del personale messo a disposizione dalla Svizzera: entro il 2027, il numero di agenti salirà dall’attuale media di circa sei posti a tempo pieno a un massimo di circa 40 posti.

Il referendum era stato lanciato da alcune organizzazioni di tutela dei migranti. Ma i sondaggi avevano rilevato da subito che la maggioranza dell’elettorato socialista e verde era favorevole al rafforzamento di Frontex. Varie ONG non hanno preso posizione rispetto al referendum: Amnesty International e l’OSAR (Organizzazione svizzera per l’aiuto ai rifugiati) hanno lasciato libertà di voto.

Più che sul sostegno a Frontex, nel dibattito pubblico è stata posta una questione di principio, ossia l’adesione a Schengen, e la lotta alla criminalità e all’immigrazione illegale sono state due questioni centrali. Si è sventolato lo spauracchio della reintroduzione dei controlli alla frontiera e dell’interruzione della cooperazione europea tra le polizie dei singoli Stati.

Un certo peso lo ha avuto anche la guerra in Ucraina. La situazione ha compattato le fila filo-europee ed è stato paventato come un rifiuto svizzero a Frontex potesse essere visto come un affronto a Bruxelles.

La strategia elettorale ha teso a sviare l’attenzione dall’Agenzia europea, coinvolta in un’inchiesta sui respingimenti che recentemente ha portato alle dimissioni del direttore (leggi anche Senza Macchia e Senza Paura. Sulle dimissioni del direttore di Frontex). Inoltre, l’accoglienza dei profughi e delle profughe di nazionalità ucraina ha voluto riconfermare l’immagine di un Paese con una politica d’asilo umana e generosa.

Da tempo si è a conoscenza dei respingimenti assassini alla frontiera Schengen operati dall’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera Frontex e delle responsabilità della Commissione Europea, che da un lato, laddove possibile, esternalizza e invisibilizza le frontiere, legandosi a doppio filo con partenariati con paesi terzi, dall’altro investe ed implementa le risorse umane e materiali necessarie per il pattugliamento, la militarizzazione e la carcerazione diretta sul territorio (leggi anche Ristretti Orizzonti. Su Horizon Europe, Nestor e il controllo dei confini).

Non stupisce l’ipocrisia di chi parla di “opportunità”, dalla posizione di partecipante diretto al progetto Frontex, di sorvegliarne gli operati o della “chance” delle dimissioni di Leggeri per riformare l’agenzia dal suo interno. Per giustificare le proprie prese di posizione, a favore della propria privilegiata “libertà di movimento”, del proprio precario benessere economico e dell’artificioso senso di sicurezza dato dalla repressione si doveva pur ammantare l’egoismo capitalista con i colori dei diritti umani.

In tempi di guerra come questi, durante i quali gli Stati ricorrono agli armamenti più devastanti e tradizionali, alla propaganda bellicista più becera e altisonante e potenziano e si trincerano dietro alleanze militariste, diviene imperativo tentare di fare chiarezza e far cadere le maschere. Nessun referendum, nessun cambio di gestione e nessun appello ai diritti umani cambierà la realtà delle frontiere erette a difesa delle diseguaglianze e dell’esclusione.

Senza Macchia e Senza Paura. Sulle Dimissioni del Direttore di Frontex

Si è dimesso il direttore di Frontex Fabrice Leggeri, capo dell’agenzia europea di controllo delle frontiere dell’UE dal 2015.

Leggeri viene sostituito dalla vice-direttrice Aija Kalnaja “con effetto immediato”.

La decisione, si legge nella nota dell’agenzia, è stata presa durante la riunione straordinaria del 28 e del 29 aprile, convocata  “alla luce delle indagini dell’Ufficio europeo per la lotta alle frodi nei confronti di tre membri del personale di Frontex (…) al fine di decidere le fasi successive. In tale riunione il direttore esecutivo ha avuto l’opportunità di commentare i risultati contenuti nella relazione dell’Olaf. Nel primo giorno della riunione, ha reso nota la sua decisione di dimettersi da tutte le sue funzioni con effetto immediato e la sua intenzione di cessare il suo rapporto di lavoro nell’Agenzia. Il consiglio di amministrazione ha preso atto delle sue intenzioni e ha concluso che il rapporto di lavoro è pertanto terminato.

“In considerazione delle dimissioni del direttore esecutivo”, prosegue la nota di Frontex, “il consiglio di amministrazione ha deciso che l’avvio di ulteriori procedimenti contro il direttore esecutivo in relazione alla relazione dell’Olaf del 15 febbraio 2022 non è più necessario, poiché l’esito di tali procedimenti non influirà più sulla posizione del direttore esecutivo”.

Ricordiamo che è entrato in pieno vigore il nuovo regolamento dell’Agenzia e il progetto di potenziamento di Frontex, che prevede che entro i prossimi 5 anni l’agenzia potrà disporre di 10’000 effettivi per il controllo delle frontiere e per i rimpatri e l’aumento della dotazione finanziaria disposta a favore dell’agenzia fino ai 1,9 miliardi all’anno.

Senza dubbio, di fronte a questo gigantesco investimento era comodo sia per la Commissione Europea che per l’Agenzia stessa ripulirsi la faccia con un colpo di spugna che da un lato garantisca continuità e agibilità di fronte alle critiche emerse negli scorsi anni rispetto alle modalità di intervento della polizia di frontiera -“per la Commissione è prioritario disporre di una guardia di frontiera e costiera europea forte, efficace e ben funzionante“-, dall’altro congedasse il burattino parafulmine garantendogli l’immunità.

Così l’Agenzia e i suoi mercenari possono continuare a respingere, imprigionare e deportare.

la nuova direttrice in visita al confine lituano

Approfondimento sulle deportazioni su Radio Blackout

Questa mattina, lunedì 25 aprile, un approfondimento sulla questione deportazioni alla mattinata informativa di Radio Blackout

Sono stati letti e commentati Continuano le deportazioni in Tunisia e Di soldi, armi e mappe. Gli strumenti del potere Frontex

ed è stato rilanciato il presidio sotto alle mura del CPR di Corso Brunelleschi di questo pomeriggio

Ascolta qui:

 

 

Di soldi, armi e mappe. Gli strumenti del potere Frontex

Il 4 dicembre 2019, dopo il voto favorevole del Consiglio europeo e del Parlamento, è entrato in vigore il l nuovo regolamento dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera FRONTEX. Il progetto di potenziamento di Frontex prevede che entro i prossimi 5 anni l’agenzia potrà disporre di 10’000 effettivi per il controllo delle frontiere e per i rimpatri, e la dotazione finanziaria disposta a favore dell’agenzia, che era già salita negli anni precedenti (da quota 6,3 milioni di euro circa nel 2005 si è passati a 333 milioni nel 2019, più 5.185%), nelle previsioni per il periodo 2021-2027 balza dai 1,1 miliardi di euro del 2021 fino ai 1,9 miliardi nel solo 2025.

L’agenzia gode di poteri straordinari: non solo, appunto, dispone di una forza permanente di 10mila unità da dispiegare dentro il territorio dell’Unione o all’esterno, tra assunzioni dirette e indirette, ma ha la possibilità di acquisire assetti e forniture proprie in collaborazione con gli Stati dell’UE. Frontex  amministra una serie di sistemi di sorveglianza e gestione dati volta a “prevenire l’attraversamento irregolare” delle frontiere e ha ad esempio incorporato sotto il proprio mandato il già operativo Eurosur (European Border Surveillance System).

Assume un ruolo cardine in tutte le fasi relative ai rimpatri delle persone “irregolari” verso Paesi terzi. L’allocazione delle risorse aiuta ad aver più chiaro il quadro: nel 2005 Frontex poteva contare su 80mila euro alla voce “operazioni di rimpatrio” e nel 2019 se n’è vista riconoscere 63 milioni (più 78.650%). Il nuovo budget 2021-2027 ha previsto per questa attività almeno 250 milioni di euro e 50mila persone rimpatriate ogni anno (nel 2018 sono state 12.300 circa per 345 voli aerei co-finanziati e coordinati dall’Agenzia, in particolare nei Balcani, dove Frontex ha stipulato accordi anche con Paesi extra UE).

Intercettate via mare per mezzo di droni o navi delle guardie costiere, localizzate a terra attraverso termocamere, rilevatori dei battiti cardiaci, o dalle triangolazioni dei segnali dei propri cellulari, immortalate in tempo reale da immagini satellitari in altissima definizione, centinaia di migliaia di persone hanno dovuto affrontare la violenza degli sbirri di Frontex e la tecnologia a loro disposizione. Con sempre maggiore frequenza dal 2019 Frontex ha messo a gara e appaltato forniture e servizi, organizzando incontri specifici rivolti al mercato dei veicoli e degli equipaggiamenti militari, rivolgendosi ad Università, ad aziende private e a ONG e ONLUS per dare struttura e legittimazione al proprio ingigantimento ed operato. In “Ristretti Orizzonti. Su Horizon Europe, Nestor e il controllo dei confini” abbiamo portato ad esempio su come i finanziamenti di Horizon Europe finiscano nelle tasche degli imprenditori italiani attraverso i progetti banditi con Frontex.

l’Italia è interessata dal processo di rafforzamento di Frontex sotto molteplici aspetti: da un lato, in veste di Stato membro dell’Unione, acquisisce mezzi a suo favore, e dall’altro proprio perché sede di aziende private che partecipano ai bandi. La Tekne Srl si presenta come “partner qualificato e affidabile nella progettazione, produzione e allestimento di veicoli industriali, speciali e militari, e nello sviluppo di prodotti, sistemi e servizi legati alla elettronica per automotive, per la difesa e la sicurezza, in ambito militare ed in ambito e civile”. Per il suolo nazionale, nel 2020 la Tekne ha progettato e realizzato una flotta di autobus speciali per il trasporto detenut* per la Polizia Penitenziaria e il Ministero della Giustizia. Nel 2019 il Viminale le aveva affidato la fornitura di 30 mezzi “Toyota Land Cruiser” da 2,1 milioni di euro da cedere poi alle autorità libiche di Tripoli per “esigenze istituzionali legate al contrasto del fenomeno dell’immigrazione irregolare”. Ora Tekne risulta anche fornitore dell’Agenzia europea di stanza a Varsavia per una commessa da due milioni di euro per “veicoli necessari per le attività operative di Frontex in Europa e nella parte settentrionale e occidentale dell’Africa”.

Un’altra azienda italiana interessata dagli “appalti Frontex” è la Cantiere Navale Vittoria Spa di Adria (RO), partner strategico del Viminale in Libia per tutto quel che riguarda costruzione e riparazione di motovedette e corsi di formazione per il personale. Con l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e con il ministero degli Affari marittimi di Atene l’azienda si è aggiudicata varie commesse, fra cui la fornitura di quattro imbarcazioni della Guardia costiera per un valore complessivo di 55 milioni di euro, mentre il 18 gennaio 2022 Cantiere Navale Vittoria si è aggiudicata la commessa del Centro navale della Guardia di Finanza per altri cinque motori Man per le “unità navali” P.100 della General administration for coastal security libica (Gacs). Importo complessivo: 350mila euro. Una cifra tutto sommato abbastanza cospicua per chiudere gli occhi di fronte ai respingimenti assassini della polizia greca compiuti col beneplacito di Frontex e della Guardia Costiera Italiana.

Le risorse in questo caso giungono dal Fondo Sicurezza Interna dell’Unione europea (ISF), strumento di sostegno finanziario a beneficio degli Stati Ue per la gestione delle frontiere, istituito per il periodo 2021-27 con un totale di 1,93 miliardi di euro.

Il primo Fondo Sicurezza interna (ISF), istituito nel 2014, si articolava in due strumenti: l’ISF- Frontiere e visti e l’ISF-Polizia. Il bilancio totale dell’ISF per il periodo 2014-2020 ammontava a 4,2 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi di euro erano stati messi direttamente a disposizione della componente ISF-Polizia. Nel giugno 2018 la Commissione ha adottato una proposta di regolamento che istituisce il Fondo Sicurezza interna. Lo strumento proposto si basa sulla precedente componente ISF- Polizia e sarà dotato di 2,5 miliardi, il doppio di quello precedente.

Nel sito del Fondo Sicurezza Interna si trova l’elenco e le descrizioni brevi dei progetti ISF 1 – Police e ISF 2 – Borders & Visa conclusi e in fase di attuazione. Vi si trovano i bandi di fornitura della Guardia di Finanza per “unità navali” tipo “Offshore patrol vessel”, pattugliatori, da mettere a disposizione dell’Agenzia Europea Frontex, elicotteri da 32,6 milioni di euro “dotati di sensori di sorveglianza aeromarittima e di telerilevamento” impiegati nel “controllo delle frontiere esterne, nelle acque territoriali, in alto mare e talvolta anche al di fuori del bacino del Mediterraneo nell’ambito di operazioni condotte sotto l’egida dell’Agenzia europea Frontex”, un “aereo bimotore medio” da 20 milioni di euro e di cinque “vedette velocissime multiruolo” da oltre 12 milioni di euro sempre sotto l’egida  di Frontex. I bandi finanziati dall’FSI non si fermano alle forniture di veicoli ed apparecchiature ma coprano un po’ di tutto dai corsi di formazione nazionali ed internazionali del personale di polizia, ai servizi di mediazione linguistica e alle  implementazioni di impianti di videosorveglianza cittadini e delle reti di fibra ottica.

In questo quadro si inserisce anche l’accordo con Frontex del Politecnico di Torino. L’Università, in un consorzio composto dall’Associazione Ithaca, Il Dipartimento interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio (DIST) e  Ithaca Srl, si è infatti aggiudicata un bando da quattro milioni di euro per la produzione di mappe e infografiche necessarie “per supportare le attività” dell’Agenzia europea. Il contratto è stato siglato il 7 giugno 2021 in città ed è stato controfirmato dieci giorni dopo a Varsavia, data a partire dalla quale l’accordo è entrato in vigore. E’ stato successivamente ratificato nonostante le proteste dal Senato Accademico del Politecnico a metà dicembre.

ITHACA S.R.L. a s.u. è una società interamente controllata dall’associazione no-profit Ithaca, la quale nasce nel 2006 da un collaborazione tra Politecnico, SiTi (l’Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione) e Fondazione San Paolo, il cui scopo principale è quello di agire come centro di ricerca applicata. Nel 2017 Ithaca inizia a creare nodi, reti, workshop, summer school e mapping party, collaborando con realtà imprenditoriali e ampliando il suo ruolo sul mercato dei servizi. Nel 2018 diventa sede di uno dei quattro FabSpace italiani (progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020) e per l’occasione Piero Boccardo, presidente di Ithaca, commenta in puro stile capitalista: “L’iniziativa può costituire il legame tra l’Associazione e le realtà imprenditoriali del territorio allo scopo di utilizzare proficuamente i dati di osservazione della terra per la prototipazione di nuovi servizi e prodotti.” L’anno successivo Ithaca si inserisce nei settori dell’intelligenza artificiale, smart e Big data, localizzazione satellitare e cybersecurity, partecipando anche al programma europeo di ricerca e innovazione Lexis. Infine, nel 2019 prende parte ad un progetto di prevenzione degli assembramenti e dei focolai legati al Covid-19, inserendosi nel contesto della sorveglianza nazionale. Nel 2021 viene avviato il progetto di fusione e incorporazione tra Ithaca e Links, “fondazione torinese nell’ambito della ricerca applicata, innovazione e trasferimento tecnologico”, anch’essa nata da Politecnico e Compagnia San Paolo.

In occasione dell’aggiudicazione del bando Piero Boccardo ha dichiarato che “la fornitura di prodotti cartografici all’Agenzia europea Frontex è una nuova sfida che ci rende orgogliosi di una serie di collaborazioni con le maggiori organizzazioni internazionali. Una nuova opportunità per contribuire operativamente a supportare le attività di monitoraggio del territorio (…)”.

Il professor Stefano Corgnati, vice rettore alla ricerca e presidente dell’Associazione Ithaca, mandataria del consorzio, ha invece sottolineato il fatto che “la collaborazione con Frontex rappresenta il primo esempio di come l’ecosistema del Politecnico di Torino, rappresentato dai suoi Dipartimenti e dal sistema delle società partecipate, possa essere funzionale alla piena integrazione tra le attività di ricerca e quelle di trasferimento tecnologico”.

Da parte sua il professor Andrea Bocco, direttore del DIST, ci ha tenuto a ricordare che “questo progetto si inquadra perfettamente nell’obiettivo strategico del Dipartimento, di sviluppare un laboratorio capace di elaborare e gestire dati spaziali anche di grande complessità.”

Se la storia della cartografia svela come le carte possono essere intese sia come “sapere” che come “potere”, le implicazioni pratiche di queste mappe rientrano appieno nella categoria di “sorveglianza”, relative sia alla guerra, che alla propaganda politica, che alla delimitazione dei confini e alla conservazione dell’ordine pubblico.
il mondo dalla prospettiva di frontex (https://frontex.europa.eu/we-know/migratory-map/)

 

P.S. Questa mattina, venerdì 22 marzo, a Berna, è stato bloccato l’Ufficio federale delle dogane e della sicurezza delle frontiere nell’ambito delle giornate di azione #AbolishFrontex. Questo ufficio è il collegamento istituzionale e il responsabile della cooperazione della Svizzera con Frontex, invia guardie di frontiera nelle sue missioni, rappresenta gli interessi svizzeri nel consiglio di amministrazione di Frontex ed è collegato alla sua rete di sorveglianza. Inoltre, il 15 maggio in Svizzera si voterà un referendum, e uno dei tre punti è legato proprio all’aumento del contributo elvetico per l’Agenzia UE della guardia di frontiera e costiera. La decisione dell’UE  di potenziare quest’organismo prevede infatti un aumento dell’aliquota degli Stati membri. Il consiglio d’amministrazione di Frontex si riunisce cinque volte all’anno ed è composto da rappresentanti delle autorità di frontiera dei 26 Stati membri dell’UE che appartengono allo spazio Schengen, più due membri della Commissione europea. La Confederazione, in quanto Paese associato a Schengen, è rappresentata nel consiglio godendo però di diritti di voto limitati. Per un’idea di come venga rappresentato l’operato di Frontex e di quali stratagemmi retorici ed artistici faccia uso la Cancelleria Federale per persuadere l’opinione pubblica della bontà e neutralità dell’agenzia, è online il video prodotto all’interno della propaganda per il Sì (all’aumento del contributo a Frontex).

Ristretti Orizzonti. Su Horizon Europe, Nestor e il controllo dei confini

Che cos’è Horizon Europe?

Horizon Europe è il principale programma di finanziamento dell’UE per la ricerca e l’innovazione con un budget di 95,5 miliardi di euro.

Vanta tre programmi specifici, uno genericamente orientato alla ricerca “civile”, uno con un “focus esclusivo sulla ricerca e lo sviluppo nel campo della difesa (chiamato European Defence Fund – EDF), e uno sulla ricerca e la formazione in materia di fusione e fissione nucleare (EURATOM).

Con Horizon 2020 prima (il programma che sotto la dicitura “SFIDE PER LA SOCIETÀ – Società sicure – proteggere la libertà e la sicurezza dell’Europa e dei suoi cittadini” è stato attivo dal 2014 al 2020) e Horizon Europe (attivo dal 2021 al 2027) ora, l’UE mira a potenziare le proprie capacità di innovazione e a garantire la sua competitività globale.

I progetti sulla sicurezza delle frontiere finanziati dai programmi Horizon riguardano un ampio spettro di capacità tecnologiche cruciali per la guardia di frontiera e costiera europea FRONTEX come i veicoli senza equipaggio, i sistemi di identificazione di documenti, i sistemi di digitalizzazione di un numero sempre maggiore di informazioni personali e di parametri biometrici, i sistemi di comando e il controllo da remoto, l’intelligenza artificiale, la robotica, la realtà aumentata, le piattaforme di trattamento integrato di dati. Gli investimenti fatti nel settore della “sicurezza delle frontiere” sono di vitale importanza per fare in modo che Frontex raggiunga i suoi obiettivi strategici. Di converso, fondamentale è anche la partecipazione attiva di Frontex per i test, nelle attività di prova e per le dimostrazioni di applicazione delle tecnologie prodotte.

Una sezione apposita del sito di Frontex pubblica le informazioni riguardanti le attività svolte dall’Agenzia e le descrizioni sui relativi progetti Horizon, uno più agghiacciante dell’altro.

Apriamo, ad esempio, la pagina dedicata a NESTOR (aN Enhanced pre-frontier intelligence picture to Safeguard The EurOpean boRders) che si occupa di realizzare “sistemi di sorveglianza delle frontiere a lungo e ad ampio raggio, di monitoraggio della situazione pre-frontaliera, di tecnologie di rilevamento termiche, di analisi dello spettro delle radiofrequenze, delle reti di sensori interfunzionali, di installazioni fisse e di veicoli mobili con o senza equipaggio”.

L’obiettivo del progetto è realizzare “un sistema olistico di sorveglianza delle frontiere di nuova generazione completamente funzionale che fornisca una consapevolezza della situazione pre-frontiera oltre le aree di confine marittime e terrestri, seguendo il concetto di gestione integrata delle frontiere europee. Le capacità di sorveglianza a lungo raggio e ad ampio raggio di NESTOR per il rilevamento, il riconoscimento, la classificazione e l’inseguimento di obiettivi in movimento (ad esempio persone, navi, veicoli, droni, ecc.) si basano su tecnologie ottiche, di imaging termico e di analisi dello spettro a radiofrequenza (RF) alimentate da una rete interoperabile di sensori che comprende installazioni fisse e veicoli mobili con o senza equipaggio (aerei, terrestri, acquatici, subacquei) in grado di funzionare sia come standalone, sia legati e in sciami. Il sistema NESTOR BC3i fonderà in tempo reale i dati di sorveglianza delle frontiere combinati con le informazioni del web e dei social media, creando e condividendo un quadro intelligente pre-frontaliero per i centri di comando locali, regionali e nazionali in un ambiente AR interoperabile con CISE e EUROSUR.”

I droni Elistair nel sistema tecnologico Nestor individuano un “trasgressore”

Sulla pagina Cordis oltre agli obiettivi del progetto troviamo le informazioni riguardo i finanziamenti, la durata, i programmi a cui si ricollega (ritroviamo Secure societies – Protecting freedom and security of Europe and its citizens ma anche Strengthen security through border management), le informazioni sul coordinatore (in questo caso la polizia greca) e i vari collaboratori con i rispettivi finanziamenti. Questi ultimi non sono solo i vari Ministeri e corpi di polizia ma vedono anche la remunerata partecipazione di Università e aziende private di tutta Europa, Italia compresa.

In altri casi, ad esempio nel progetto BorderUAS, che sta sviluppando “un veicolo aereo multiruolo più leggero dell’aria senza pilota con rilevatore multisensore e videosorveglianza ad altissima risoluzione” il coordinatore è una compagnia di software, mentre i collaboratori privati si occupano di fornire le tecnologie audiovideo specifiche, di erogare i servizi di ingegneria di telerilevamento, come la DIAN o, inquietantemente palesemente, di provvedere un quadro legale transfrontaliero, come la ONG Mitla.

La descrizione continua: “il telerilevamento includerà un radar ad apertura sintetica (SAR), il rilevamento laser e il ranging (LADAR), l’infrarosso a onde corte/lunghe (SWIR/LWIR) e telecamere acustiche per il rilevamento diretto del bersaglio, nonché telecamere ottiche e iperspettrali per il rilevamento indiretto/disturbato (dalla vegetazione per esempio).” Per quanto riguarda le collaborazioni statali “la tecnologia sarà testata dalla polizia di base lungo i valichi di frontiera illegali in Grecia, Bulgaria, Romania, Moldova, Ucraina e Bielorussia”.

Questi sono solo due esempi della stretta collaborazione fra Frontex e numerosissimi partner di diversa natura. Non si può, del resto, certo dimenticare il matrimonio con la Israel Aerospace Industries (IAI), la principale industria aeronautica israeliana che produce sistemi aeronautici ad uso civile e militare e vari sistemi missilistici e di avionica.

La sottile linea retorica che distingue fra guerra e “difesa dei confini”, fra “immigrati irregolari” e “bersagli” va assottigliandosi sempre più in un discorso pubblico violento e securitario.

In questo panorama di ordinaria repressione, dove, lo ricordiamo, ad ingrassarsi sono le aziende e le Università con i lauti finanziamenti europei, i confini smart e tecnologici paiono serrarsi senza soluzione di continuità e si rispecchiano in quei dispositivi di controllo che anche nelle strade e nelle piazze delle nostre città creano invisibili e concrete frontiere.

 

“Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare.”