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CHE LA PAGHINO TUTTA- Comunicato di solidarietà con Stecco, Agnese, Juan e Massimo

riceviamo e pubblichiamo:

Opposti imperialismi riportano la guerra sul suolo europeo.
Una gestione militare della pandemia lascia sul campo morti e sofferenze psichiche, ridisegnando il corpo sociale attraverso una pedagogia del ricatto e della costrizione.
Il nazionalismo prende sempre più forza, al fine di compattare il corpo sociale in vista di una nuova austerità che si affaccia alle porte.
La ripresa economica, ovvero il profitto del padronato, in una società stravolta rimane l’obiettivo ultimo da perseguire. Nonostante il carovita, nonostante una sanità allo sfascio, nonostante l’ambiente. Nonostante tutto insomma. I luoghi di lavoro sono sempre più irregimentati e non garantiti, gli stipendi inadeguati e insindacabili. Le carceri si affollano.
Ampi strati sociali vanno impoverendosi e proletarizzandosi.

Mentre tutto ciò avviene e perché tutto ciò possa avvenire, lo Stato nostrano continua a colpire, senza sosta, chi da anni non fa mistero della propria ostilità al potere e alle sue endemiche violenze: tre misure cautelari, tra carcere, domiciliari e obblighi di dimora, sono state notificate il 25 febbraio a compagni/e anarchici/e per non essersi resi domi nonostante le già pesanti batoste repressive subite negli ultimi anni.
Tra loro, Juan, compagno anarchico già in carcere dal 2019, con l’accusa di strage per un attacco alla sede della Lega Nord di Treviso, è stato accusato di un attentato al tribunale di sorveglianza di Trento avvenuto nel 2014; Massimo, già agli arresti domiciliari, è stato accusato di tentata estorsione con finalità di terrorismo, per essersi introdotto nella sede di una radio per leggere un comunicato in solidarietà con i rivoltosi delle carceri di tutta Italia nel 2020, in seguito alla strage compiuta nelle galere dallo Stato; Agnese e Stecco, dopo anni tra carcere, domiciliari obblighi di dimora in seguito all’operazione “Renata” sono stati nuovamente messi all’obbligo di dimora, per procurata inosservanza della pena e falsificazione di documenti, in relazione alla latitanza di Juan.
Ci teniamo a nominare questi compagni e compagne, perché sono pezzi di cuore, perché ne conosciamo la generosità e la determinazione. Perché di fronte a tutto quello che sta avvenendo in questo mondo, non si sono mai girati dall’altra parte e non hanno perso mai lo spirito della solidarietà tra sfruttati, tra ribelli.
Lo facciamo vieppiù perché, in un mondo “sempre più ingiusto e irrespirabile”, la loro lotta e le accuse mossegli ci testimoniano come della poca libertà che ci rimane, anziché farne un labile privilegio che ci tenga al riparo dalla tenaglia di questi maledetti, si può farne una leva che dei loro meccanismi spacchi gli ingranaggi.

La devono pagare tutta. Sta a noi far sì che questo accada.

SOLIDARIETA’ CON JUAN, AGNESE, MASSIMO E STECCO
E CON TUTTE LE PRIGIONIERE E I PRIGIONIERI ANARCHICI