Bulgaria: proteste nel centro di Pastrogor e gli effetti del Patto europeo sulla migrazione

La puntata di ferragosto di Harraga -in onda su radio Blackout ogni venerdì alle 15-  è dedicata alle recenti proteste nel centro di detenzione amministrativa di Pastrogor, in Bulgaria. Con due compagne del collettivo Rotte Balcaniche, siamo partite dalle proteste delle persone migranti recluse delle scorse settimane per fare un quadro dei recenti sviluppi in tema di detenzione, controllo e repressione delle persone in movimento dopo l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione, avvenuta lo scorso 12 giugno.

La rapida attuazione del Patto in Bulgaria -il cui governo ha annunciato i progetti per la costruzione di due nuovi centri di detenzione, due di screening e due per il trattenimento dei minori non accompagnati, oltre alla ristrutturazione di centri preesistenti per aumentarne la capienza- ha provocato un forte aumento della reclusione delle persone in movimento in strutture di tipo carcerario. Nel solo centro di Pastrogor, il numero delle persone recluse è passato da poche decine prima del 12 giugno a oltre 220. Al suo interno viene applicata la nuova “procedura di asilo di frontiera”, uno stratagemma giuridico introdotto dal Patto che rafforza il ricorso alla detenzione prolungata delle persone in movimento. La procedura accelerata di frontiera aumenta i rigetti sistematici e le deportazioni di massa, spesso attuate sotto forma di rimpatri “volontari” coercitivi con la collaborazione di Frontex e IOM.

Le proteste delle persone recluse, che chiedono di essere trasferite in un centro d’accoglienza di tipo aperto mentre le loro procedure di richiesta asilo sono ancora in corso, sono state represse duramente con pestaggi e minacce da parte delle forze dell’ordine. Nonostante ciò, le persone trattenute hanno mantenuto le loro rivendicazioni, con una lettera scritta ed uno sciopero della fame.

La loro lotta ci permette di analizzare quanto il regime di controllo delle persone in movimento in Bulgaria, da anni terreno di sperimentazione delle politiche migratorie europee, rappresenti l’essenza dell’esternalizzazione delle frontiere, all’interno delle frontiere EU: attraverso la cosiddetta “finzione di non ingresso”, i sempre più violenti e massicci respingimenti al confine turco, il ricorso ai rimpatri volontari forzati, la criminalizzazione delle persone immigrate etichettate come “minaccia per la sicurezza nazionale” e il confine sempre più labile tra detenzione amministrativa e penale.

Per ulteriori approfondimenti: Collettivo Rotte Balcaniche , No Borders – Без граници Bulgaria