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Sulle deportazioni dello Stato francese. Da Marseille Anti CRA

Tradotto da https://marseilleanticra.noblogs.org/
La compagnia aerea Twin-jet e lo Stato francese deportano persone in Tunisia ogni venerdì

in francese: La compagnie aérienne Twin-jet et l’état français expulsent chaque vendredi vers la Tunisie

scritto il 01/04/2022

All’aeroporto di Marsiglia Marignane c’è un piccolo terminal1, un terminal che non viene mai utilizzato dal turismo di massa. Si trova alla fine di una strada che costeggia l’Etang de Berre, incastrato tra lo stagno e le recinzioni dell’aeroporto, accanto a un magazzino DHL. In questo terminal, ogni venerdì mattina, intorno alle 10.30, le persone portate da diversi CRA vengono caricate a forza su un piccolo aereo della compagnia Twin-jet per essere deportate in Tunisia.

Siamo regolarmente in contatto con le persone rinchiuse nel Centro di detenzione amministrativa (CRA) di Canet (vicino a Bougainville, a Marsiglia). Ci raccontano che a volte gli agenti della Polizia di frontiera (PAF) vengono a prenderli in camera il giovedì sera per portarli all’aeroporto. “Sette o otto uomini incappucciati entrano nella stanza, hanno guanti e tonfa. Quando vogliono impedire al deportato di lottare, lo imbavagliano, gli legano mani e piedi con nastro adesivo, lo legano a una sedia a rotelle e gli mettono un casco in testa”. A questo punto inizia l’espulsione Twin-jet. Nascosta agli occhi dei turisti e impedendo ogni possibile richiesta di aiuto, questa compagnia aerea di Aix-en-Provence e lo Stato francese hanno deportato per almeno sei mesi cinque o sei persone alla volta in Tunisia su piccoli aerei da 19 posti, senza alcun test covid.

Al momento le espulsioni negli aerei che trasportano anche altri viaggiatori sono complicate, perché per l’imbarco è necessario un test covid negativo. Nel CRA di Marsiglia molte persone hanno rifiutato i test PCR per un volo di espulsione. Quindi lo Stato fa due cose: a volte li condanna a diversi mesi di prigione e a volte organizza deportazioni con Twin-jet senza test PCR.

Oggi, 1° aprile, siamo entrati in questo terminal con striscioni e gridando slogan per dare forza ai deportati.

Il business del trasporto di migranti senza documenti

Twin-jet è una classica azienda capitalista. Viene glorificata dai media come “il Pollicino del cielo francese che sta affrontando la crisi da solo”2, un’azienda che è “riuscita a sopravvivere alla crisi senza aiuti finanziari” e che “per mancanza di traffico commerciale […] ha sviluppato soluzioni originali”. Olivier Manaut, il suo direttore, si lamenta di “soffrire, perché la Francia sta diventando un deserto industriale, mentre il 75% della nostra attività è legata all’industria”, ma Olivier ha trovato una buona fonte: la frontiera.

Per questa azienda, il desiderio dello Stato di impedire alle persone di vivere dove vogliono, di costringere le persone in Paesi dove non vogliono vivere, è un mercato come un altro (e anche succulento). Materialmente, una frontiera è solo questo, un piccolo aereo, un pilota e un gruppo di poliziotti che cercano di costringere le persone a rimanere in uno spazio che non dovrebbero lasciare, facendo crescere il capitale di una compagnia aerea nel processo.

Nel 2006 Twin-jet si è aggiudicata le gare d’appalto della polizia nazionale. Nel corso degli anni l’azienda è riuscita a portare a termine diverse missioni. Espulsioni verso paesi considerati di origine, verso paesi europei nel quadro delle procedure di Dublino, o anche voli che non hanno lasciato la Francia, per esempio quando l’obiettivo era quello di “decongestionare”, come a Calais nel 2015. E al momento i voli privati offerti da Twin-jet sono convenienti perché permettono di imbarcare per la Tunisia prigionieri non testati.

Siamo contro le deportazioni e contro le frontiere. E saremmo contrari alle frontiere anche se nessuno si arricchisse grazie ad esse. Ma crediamo sia importante notare che oggi funzionano in parte come un’azienda. Da un lato, perché questo ci permette di identificare gli ingranaggi della macchina di espulsione che possiamo affrontare. Ma anche perché è interessante rendersi conto che, ancora una volta, gli interessi economici possono portare a compiere azioni violente e crudeli.

Le frontiere esistono perché gli attori hanno interesse ad averle, per alcuni è un’espressione del loro razzismo, per altri è un modo per rendere insicura la forza lavoro, in modo che sia a buon mercato. E ci sono indubbiamente altre ragioni, tra cui gli interessi delle aziende collaborazioniste per le quali la frontiera è semplicemente un mercato.

Il presidente di Twin-jet, Olivier Manaut, ne è un buon esempio. Lui stesso è residente in Svizzera, mentre almeno 7 delle società che rappresenta sono in Francia. L’essere residente in Svizzera, pur essendo presidente di una società francese, può presentare dei vantaggi fiscali. Un secondo vantaggio economico che trae dalla frontiera, che per lui è un’opportunità, mentre sconvolge la vita delle persone che non hanno i suoi privilegi e di cui permette la deportazione.

Un sistema “assurdo”, che distrugge la vita delle persone, che spezza le persone per sfruttarle meglio!

Twin-jet è il frutto di un sistema globale, delle politiche migratorie francesi ed europee che hanno messo in atto una gestione assassina delle frontiere e la strumentalizzazione delle persone nell’irregolarità amministrativa. La militarizzazione delle frontiere in tutta Europa, la costruzione di centri di detenzione amministrativa permanenti in Francia, la violenza fisica subita dai migranti durante il viaggio e/o all’arrivo in un Paese, lo sfruttamento sul lavoro, ecc. rivelano forme di dominio neocoloniale di cui Twin-jet è attore e profittatore.

I muri e le espulsioni non impediscono le migrazioni, ma aggravano i sistemi di precarizzazione, aumentano i pericoli durante le traversate, mantengono le disuguaglianze tra i paesi e distruggono la vita di milioni di persone…

Lotte e resistenza alla macchina della deportazione

Le espulsioni dei Twin-jet iniziano con un’intrusione a sorpresa nelle stanze del CRA nel cuore della notte per prevenire qualsiasi resistenza. Esiste infatti una forte resistenza collettiva e individuale a questo sistema di sfruttamento, confinamento ed espulsione. Quando si proviene da un Paese al di fuori dei confini europei, qualunque cosa si faccia, è molto complicato ottenere i documenti (e anche il diritto al lavoro), ed è molto complicato non diventare un “clandestino”. Da anni sono in corso lotte individuali e collettive per la regolarizzazione dei migranti privi di documenti. A queste lotte si affiancano quelle per il diritto alla casa e per la chiusura dei centri di detenzione. Ci sono anche strategie individuali e collettive per evitare di essere controllati, catturati nelle molteplici incursioni della polizia o nelle trappole burocratiche dello Stato.

Ogni giorno, nei CRA, queste lotte individuali e collettive continuano, prendono la forma di scioperi della fame, autolesionismo, incendi, fughe… A sostegno di queste lotte e delle persone rinchiuse nei CRA, abbiamo deciso di rendere visibile uno degli anelli della macchina della deportazione: le espulsioni di Twin-jet.

Vomitiamo sui collaborazionisti, sullo Stato oppressivo che rinchiude e sulla sua polizia.

Sosteniamo i detenuti e le detenute nel CRA di Marsiglia e in tutti i CRA.

La sede della società Twin-jet si trova anche vicino a Marsiglia, al 1070 di Rue du Lieutenant Parayre 13799 AIX EN PROVENCE, è possibile fare visite.

1 Terminal Aviation Générale. Route de l’aéroport, Marignane. Accanto a DHL.

 

 

Aggiornamento dal CPR di Torino 20.04.2022

A due mesi dall’inizio del mandato di ORS s.r.l. per la gestione del CPR di Torino nel Centro si susseguono proteste e rivolte.

Abbiamo ricevuto la telefonata di due persone recluse che hanno voluto raccontarci quello che sta accadendo in queste settimane nel Centro di corso Brunelleschi.

Le aree aperte sono l’area Gialla, la Blu, la Verde e la Bianca mentre l’area Rossa e la Viola sono in ristrutturazione. In tutto il centro sono recluse 72 persone, 25 delle quali nell’area Gialla. Avvengono giornalmente nuovi ingressi di persone le quali, una volta avvenuta la somministrazione del tampone covid e la sommaria visita del dottor Pitanti, sono isolate nell’Ospedaletto per due settimane per poi essere trasferite nelle aree in seguito ad un secondo tampone. Ricordiamo che l’area del cosiddetto Ospedaletto era stata chiusa a settembre con grandi fanfare mediatiche e cerimoniosità  in seguito all’ennesima morte in isolamento; chiusura evidentemente temporanea per calmare le acque agitate durante le indagini sull’omicidio di Moussa.

Continuano i sequestri dei telefoni personali all’ingresso, pratica repressiva adottata ormai da tempo per ostacolare ancor di più la comunicazione con l’esterno ed arginare la possibilità di stringere relazioni di solidarietà. Le condizioni quotidiane continuano ad essere raccapriccianti: il cibo viene consegnato praticamente marcio, le strutture sono fatiscenti e ad ogni recluso vengono dati 2,50 euro al giorno che devono bastare o per comprare i costosissimi prodotti del market o le schede telefoniche necessarie per utilizzare le cabine e comunicare con l’esterno.

Anche le deportazioni non si arrestano. Dopo la somministrazione del tampone, le persone vengono prelevate dalle aree nel cuore della notte per essere trasferite in aeroporto via pullman della polizia. L’autodeterminazione delle persone detenute prende quotidianamente forma negli atti di protesta, a volte autolesionisti, che in alcuni casi portano alla possibilità di evadere dal CPR ma sono anche uno strumento per sottrarsi alla deportazione.

Il 18 marzo scorso c’è stata una forte rivolta nel centro, immediatamente repressa dalla polizia che ha eseguito anche un arresto e un trasferimento in carcere, in solidarietà ad una persona che per evitare la deportazione si era gravemente ferita e che aveva ricevuto delle fasciature come unico trattamento. Queste ribellioni nascono e vengono portate avanti dalla determinazione e dalla rabbia delle persone che decidono di non piegarsi alle vessazioni continue e alla repressione dei servi in divisa.

Ci arriva anche notizia che in queste settimane le persone recluse nell’area Bianca hanno intrapreso uno sciopero della fame in solidarietà a chi ha resistito alla deportazione e contro le umiliazioni quotidiane nel CPR.

 

Ricordiamo che il 25 aprile torneremo sotto le mura del CPR, per portare la nostra solidarietà alle persone recluse e in lotta

I CPR SI CHIUDONO CON IL FUOCO!

SOLIDARIETA’ A CHI LOTTA DENTRO OGNI GABBIA!

 

Presentazione dell’opuscolo su Cpr e Sanità a La Molla

A LA MOLLA OCCUPATA

Venerdì 26 Novembre ore 18.00

Presentazione dell’opuscolo su Cpr e Sanità.

A piú di 20 anni dalla loro istituzione, i centri di espulsione per persone senza documenti proseguono nel loro funzionamento. Nonostante il mondo venga stravolto dai cambiamenti legati alla pandemia da covid-19, luoghi come questi continuano ad esistere ed imprigionare coloro che non riescono ad entrare nelle maglie delle burocrazie statali per richiedere il giusto documento. In un momento storico in cui la sanità gioca un ruolo fondamentale nella vita di tutt*, discutiamo di centri di espulsione, del ruolo della sanità in questi luoghi detentivi, delle lotte che provano a scalfire il controllo e l’espulsione di parte della popolazione migratoria.

A seguire aperitivo benefit Assemblea NoCpr

Testimonianza audio dal CPR di Torino

Venerdi 10 Settembre tutte e cinque le unità abitative che compongono l’area Rossa
sono state rese inagibili dal fuoco grazie alla rabbia e al coraggio dei reclusi.

Un ragazzo ha voluto raccontarci al telefono le motivazioni della rivolta e le
condizioni quotidiane di detenzione in cui è costretto tra assenza di cure mediche
e pestaggi delle guardie.

 

La telefonata è stata registrata domenica 19 Settembre durante la diretta della
trasmissione Assadaka su Radio Blackout.

AGGIORNAMENTO dal CPR di TORINO 30.11.2020

Nella notte tra domenica e lunedì un gruppo di 15 ragazzi tunisini è stato portato nel CPR di corso Brunelleschi. Sono stati tutti rinchiusi all’interno dell’area VIOLA ma al momento non siamo riusciti a capire da dove sono arrivati in quanto sono in isolamento rispetto agli altri reclusi e in attesa di effettuare il tampone.

Oggi ci ha chiamato un ragazzo dall’area GIALLA e ci ha raccontato che sabato un gruppo di 11 ragazzi tunisini, rinchiusi all’interno dell’area VIOLA, sono stati prelevati con la forza dalla celere in assetto antisommossa e sono stati condotti, uno alla volta, in una stanza dove sono stati picchiati, immobilizzati da tre guardie ed infine costretti, sotto tortura, ad effettuare il tampone. Ricordiamo che nei giorni scorsi una decina di ragazzi tunisini avevano evitato di essere deportati perché si erano rifiutati di effettuare il tampone.

TUTTI LIBERI, TUTTE LIBERE!

GALERE E CPR

NON NE VOGLIAMO PIÙ

COLPO SU COLPO

LE TIREREMO GIÙ!

AGGIORNAMENTO DAL CPR DI TORINO 26.11.2020

Questa notte la celere è entrata all’interno delle unità abitative delle aree BLU, VIOLA e BIANCA caricando con la forza 27 ragazzi tunisini dentro un pullman per essere deportati. Una decina di reclusi, arrivati la scorsa settimana nel CPR, sono riusciti ieri a non essere rimpatriati in quanto si sono rifiutati di effettuare il tampone al momento del loro ingresso nel centro. Questa mattina un nuovo gruppo di 20 ragazzi di nazionalità tunisina è stato portato nell’area VIOLA aggiungendosi a otto loro connazionali già presenti.

In questi giorni ci sono state delle forti proteste all’interno dell’area BIANCA in quanto i reclusi vengono attenzionati e continuamente provocati dalle guardie e dall’ispettore di turno: la maggior parte di loro proviene dal carcere e per questo motivo vengono considerati più riotttosi.

L’obiettivo sembrerebbe quello di provocare una loro reazione e di conseguenza ritornare dietro le sbarre di un’altra prigione prima che scada il periodo della detenzione amministrativa. La pressione quotidiana delle guardie e le attuali condizioni di sovraffollamento all’interno delle stanze hanno portato alcuni reclusi a compiere gesti di autolesionismo in segno di protesta.

Martedì pomeriggio un ragazzo tunisino si è tagliato le vene del braccio, i suoi compagni di stanza dopo alcuni minuti lo hanno trovato svenuto steso per terra. Hanno cercato da subito di aiutarlo cercando di chiudere in qualche modo le ferite in quanto sia il medico che gli infermieri del centro non sono mai intervenuti. Solo dopo una mezzora circa, all’arrivo dell’ambulanza, il ragazzo è stato portato all’ospedale Maria Vittoria mentre i suoi compagni si trovavano in evidente stato di agitazione.

Fuori un gruppo di compagne si è recato da subito al pronto soccorso per cercare di vederlo e capire le sue condizioni. Al loro arrivo il ragazzo era già stato portato all’interno del CPR e grazie alle sue pressioni ricondotto nell’area BIANCA nonostante le intenzioni dell’ispettore fossero di portarlo in isolamento all’interno dell’Ospedaletto.

Questi gesti estremi sono frequenti in strutture come il CPR dove le condizioni di detenzione sono definite dai reclusi stessi più brutali e inumane del carcere.

Per non lasciare soli i ragazzi rinchiusi all’interno del CPR, ieri sera un numeroso gruppo di solidali si è ritrovato sotto le mura di corso Brunelleschi per supportare le proteste di questi giorni e sottolineare la volontà comune di distruggere questo posto di merda!

TUTTI LIBERI, TUTTE LIBERE!

FUOCO AI CPR!

QUESTI POSTI NON DEVONO ESISTERE! SOLIDARIETÀ CON CHI SI RIVOLTA DENTRO QUESTE GALERE!

Dal Cpr di Corso Brunelleschi continuano senza sosta le deportazioni, le torture e i soprusi nei confronti dei reclusi. Da diverse settimane vengono fatti i tamponi in maniera coatta per permetterne il rimpatrio.

Inoltre, é notizia di ieri che all’interno dell’ospedale Maria Vittoria un ragazzo che aveva bisogno di cure mediche é stato denunciato alla polizia dal personale sanitario perché senza documenti.

Sembra chiaro che nemmeno gli ospedali siano piú un posto sicuro per curarsi per chi non ha i giusti documenti, ma questo lo sappiamo bene da sempre.

MEDICO DELATORE, AMICO DEL QUESTORE

L’UNICA SICUREZZA È LA LIBERTÀ

FUOCO ALLE FRONTIERE E AI CPR!