Archivi tag: Svizzera

Tamburi di Guerra. Via libera al rafforzamento di Frontex in Svizzera

Il 15 maggio si è tenuto in Svizzera il referendum sul finanziamento di Frontex.

Senza sorprese, è stato confermato che la Confederazione svizzera parteciperà al progetto di potenziamento di Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera che controlla e gestisce i flussi migratori dello spazio Schengen. Tale rafforzamento prevede che il contributo finanziario elvetico passi da 24 milioni a 61 milioni di franchi entro il 2027. Oltre all’incremento della partecipazione economica, è previsto anche un aumento del personale messo a disposizione dalla Svizzera: entro il 2027, il numero di agenti salirà dall’attuale media di circa sei posti a tempo pieno a un massimo di circa 40 posti.

Il referendum era stato lanciato da alcune organizzazioni di tutela dei migranti. Ma i sondaggi avevano rilevato da subito che la maggioranza dell’elettorato socialista e verde era favorevole al rafforzamento di Frontex. Varie ONG non hanno preso posizione rispetto al referendum: Amnesty International e l’OSAR (Organizzazione svizzera per l’aiuto ai rifugiati) hanno lasciato libertà di voto.

Più che sul sostegno a Frontex, nel dibattito pubblico è stata posta una questione di principio, ossia l’adesione a Schengen, e la lotta alla criminalità e all’immigrazione illegale sono state due questioni centrali. Si è sventolato lo spauracchio della reintroduzione dei controlli alla frontiera e dell’interruzione della cooperazione europea tra le polizie dei singoli Stati.

Un certo peso lo ha avuto anche la guerra in Ucraina. La situazione ha compattato le fila filo-europee ed è stato paventato come un rifiuto svizzero a Frontex potesse essere visto come un affronto a Bruxelles.

La strategia elettorale ha teso a sviare l’attenzione dall’Agenzia europea, coinvolta in un’inchiesta sui respingimenti che recentemente ha portato alle dimissioni del direttore (leggi anche Senza Macchia e Senza Paura. Sulle dimissioni del direttore di Frontex). Inoltre, l’accoglienza dei profughi e delle profughe di nazionalità ucraina ha voluto riconfermare l’immagine di un Paese con una politica d’asilo umana e generosa.

Da tempo si è a conoscenza dei respingimenti assassini alla frontiera Schengen operati dall’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera Frontex e delle responsabilità della Commissione Europea, che da un lato, laddove possibile, esternalizza e invisibilizza le frontiere, legandosi a doppio filo con partenariati con paesi terzi, dall’altro investe ed implementa le risorse umane e materiali necessarie per il pattugliamento, la militarizzazione e la carcerazione diretta sul territorio (leggi anche Ristretti Orizzonti. Su Horizon Europe, Nestor e il controllo dei confini).

Non stupisce l’ipocrisia di chi parla di “opportunità”, dalla posizione di partecipante diretto al progetto Frontex, di sorvegliarne gli operati o della “chance” delle dimissioni di Leggeri per riformare l’agenzia dal suo interno. Per giustificare le proprie prese di posizione, a favore della propria privilegiata “libertà di movimento”, del proprio precario benessere economico e dell’artificioso senso di sicurezza dato dalla repressione si doveva pur ammantare l’egoismo capitalista con i colori dei diritti umani.

In tempi di guerra come questi, durante i quali gli Stati ricorrono agli armamenti più devastanti e tradizionali, alla propaganda bellicista più becera e altisonante e potenziano e si trincerano dietro alleanze militariste, diviene imperativo tentare di fare chiarezza e far cadere le maschere. Nessun referendum, nessun cambio di gestione e nessun appello ai diritti umani cambierà la realtà delle frontiere erette a difesa delle diseguaglianze e dell’esclusione.

Di soldi, armi e mappe. Gli strumenti del potere Frontex

Il 4 dicembre 2019, dopo il voto favorevole del Consiglio europeo e del Parlamento, è entrato in vigore il l nuovo regolamento dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera FRONTEX. Il progetto di potenziamento di Frontex prevede che entro i prossimi 5 anni l’agenzia potrà disporre di 10’000 effettivi per il controllo delle frontiere e per i rimpatri, e la dotazione finanziaria disposta a favore dell’agenzia, che era già salita negli anni precedenti (da quota 6,3 milioni di euro circa nel 2005 si è passati a 333 milioni nel 2019, più 5.185%), nelle previsioni per il periodo 2021-2027 balza dai 1,1 miliardi di euro del 2021 fino ai 1,9 miliardi nel solo 2025.

L’agenzia gode di poteri straordinari: non solo, appunto, dispone di una forza permanente di 10mila unità da dispiegare dentro il territorio dell’Unione o all’esterno, tra assunzioni dirette e indirette, ma ha la possibilità di acquisire assetti e forniture proprie in collaborazione con gli Stati dell’UE. Frontex  amministra una serie di sistemi di sorveglianza e gestione dati volta a “prevenire l’attraversamento irregolare” delle frontiere e ha ad esempio incorporato sotto il proprio mandato il già operativo Eurosur (European Border Surveillance System).

Assume un ruolo cardine in tutte le fasi relative ai rimpatri delle persone “irregolari” verso Paesi terzi. L’allocazione delle risorse aiuta ad aver più chiaro il quadro: nel 2005 Frontex poteva contare su 80mila euro alla voce “operazioni di rimpatrio” e nel 2019 se n’è vista riconoscere 63 milioni (più 78.650%). Il nuovo budget 2021-2027 ha previsto per questa attività almeno 250 milioni di euro e 50mila persone rimpatriate ogni anno (nel 2018 sono state 12.300 circa per 345 voli aerei co-finanziati e coordinati dall’Agenzia, in particolare nei Balcani, dove Frontex ha stipulato accordi anche con Paesi extra UE).

Intercettate via mare per mezzo di droni o navi delle guardie costiere, localizzate a terra attraverso termocamere, rilevatori dei battiti cardiaci, o dalle triangolazioni dei segnali dei propri cellulari, immortalate in tempo reale da immagini satellitari in altissima definizione, centinaia di migliaia di persone hanno dovuto affrontare la violenza degli sbirri di Frontex e la tecnologia a loro disposizione. Con sempre maggiore frequenza dal 2019 Frontex ha messo a gara e appaltato forniture e servizi, organizzando incontri specifici rivolti al mercato dei veicoli e degli equipaggiamenti militari, rivolgendosi ad Università, ad aziende private e a ONG e ONLUS per dare struttura e legittimazione al proprio ingigantimento ed operato. In “Ristretti Orizzonti. Su Horizon Europe, Nestor e il controllo dei confini” abbiamo portato ad esempio su come i finanziamenti di Horizon Europe finiscano nelle tasche degli imprenditori italiani attraverso i progetti banditi con Frontex.

l’Italia è interessata dal processo di rafforzamento di Frontex sotto molteplici aspetti: da un lato, in veste di Stato membro dell’Unione, acquisisce mezzi a suo favore, e dall’altro proprio perché sede di aziende private che partecipano ai bandi. La Tekne Srl si presenta come “partner qualificato e affidabile nella progettazione, produzione e allestimento di veicoli industriali, speciali e militari, e nello sviluppo di prodotti, sistemi e servizi legati alla elettronica per automotive, per la difesa e la sicurezza, in ambito militare ed in ambito e civile”. Per il suolo nazionale, nel 2020 la Tekne ha progettato e realizzato una flotta di autobus speciali per il trasporto detenut* per la Polizia Penitenziaria e il Ministero della Giustizia. Nel 2019 il Viminale le aveva affidato la fornitura di 30 mezzi “Toyota Land Cruiser” da 2,1 milioni di euro da cedere poi alle autorità libiche di Tripoli per “esigenze istituzionali legate al contrasto del fenomeno dell’immigrazione irregolare”. Ora Tekne risulta anche fornitore dell’Agenzia europea di stanza a Varsavia per una commessa da due milioni di euro per “veicoli necessari per le attività operative di Frontex in Europa e nella parte settentrionale e occidentale dell’Africa”.

Un’altra azienda italiana interessata dagli “appalti Frontex” è la Cantiere Navale Vittoria Spa di Adria (RO), partner strategico del Viminale in Libia per tutto quel che riguarda costruzione e riparazione di motovedette e corsi di formazione per il personale. Con l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e con il ministero degli Affari marittimi di Atene l’azienda si è aggiudicata varie commesse, fra cui la fornitura di quattro imbarcazioni della Guardia costiera per un valore complessivo di 55 milioni di euro, mentre il 18 gennaio 2022 Cantiere Navale Vittoria si è aggiudicata la commessa del Centro navale della Guardia di Finanza per altri cinque motori Man per le “unità navali” P.100 della General administration for coastal security libica (Gacs). Importo complessivo: 350mila euro. Una cifra tutto sommato abbastanza cospicua per chiudere gli occhi di fronte ai respingimenti assassini della polizia greca compiuti col beneplacito di Frontex e della Guardia Costiera Italiana.

Le risorse in questo caso giungono dal Fondo Sicurezza Interna dell’Unione europea (ISF), strumento di sostegno finanziario a beneficio degli Stati Ue per la gestione delle frontiere, istituito per il periodo 2021-27 con un totale di 1,93 miliardi di euro.

Il primo Fondo Sicurezza interna (ISF), istituito nel 2014, si articolava in due strumenti: l’ISF- Frontiere e visti e l’ISF-Polizia. Il bilancio totale dell’ISF per il periodo 2014-2020 ammontava a 4,2 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi di euro erano stati messi direttamente a disposizione della componente ISF-Polizia. Nel giugno 2018 la Commissione ha adottato una proposta di regolamento che istituisce il Fondo Sicurezza interna. Lo strumento proposto si basa sulla precedente componente ISF- Polizia e sarà dotato di 2,5 miliardi, il doppio di quello precedente.

Nel sito del Fondo Sicurezza Interna si trova l’elenco e le descrizioni brevi dei progetti ISF 1 – Police e ISF 2 – Borders & Visa conclusi e in fase di attuazione. Vi si trovano i bandi di fornitura della Guardia di Finanza per “unità navali” tipo “Offshore patrol vessel”, pattugliatori, da mettere a disposizione dell’Agenzia Europea Frontex, elicotteri da 32,6 milioni di euro “dotati di sensori di sorveglianza aeromarittima e di telerilevamento” impiegati nel “controllo delle frontiere esterne, nelle acque territoriali, in alto mare e talvolta anche al di fuori del bacino del Mediterraneo nell’ambito di operazioni condotte sotto l’egida dell’Agenzia europea Frontex”, un “aereo bimotore medio” da 20 milioni di euro e di cinque “vedette velocissime multiruolo” da oltre 12 milioni di euro sempre sotto l’egida  di Frontex. I bandi finanziati dall’FSI non si fermano alle forniture di veicoli ed apparecchiature ma coprano un po’ di tutto dai corsi di formazione nazionali ed internazionali del personale di polizia, ai servizi di mediazione linguistica e alle  implementazioni di impianti di videosorveglianza cittadini e delle reti di fibra ottica.

In questo quadro si inserisce anche l’accordo con Frontex del Politecnico di Torino. L’Università, in un consorzio composto dall’Associazione Ithaca, Il Dipartimento interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio (DIST) e  Ithaca Srl, si è infatti aggiudicata un bando da quattro milioni di euro per la produzione di mappe e infografiche necessarie “per supportare le attività” dell’Agenzia europea. Il contratto è stato siglato il 7 giugno 2021 in città ed è stato controfirmato dieci giorni dopo a Varsavia, data a partire dalla quale l’accordo è entrato in vigore. E’ stato successivamente ratificato nonostante le proteste dal Senato Accademico del Politecnico a metà dicembre.

ITHACA S.R.L. a s.u. è una società interamente controllata dall’associazione no-profit Ithaca, la quale nasce nel 2006 da un collaborazione tra Politecnico, SiTi (l’Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione) e Fondazione San Paolo, il cui scopo principale è quello di agire come centro di ricerca applicata. Nel 2017 Ithaca inizia a creare nodi, reti, workshop, summer school e mapping party, collaborando con realtà imprenditoriali e ampliando il suo ruolo sul mercato dei servizi. Nel 2018 diventa sede di uno dei quattro FabSpace italiani (progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020) e per l’occasione Piero Boccardo, presidente di Ithaca, commenta in puro stile capitalista: “L’iniziativa può costituire il legame tra l’Associazione e le realtà imprenditoriali del territorio allo scopo di utilizzare proficuamente i dati di osservazione della terra per la prototipazione di nuovi servizi e prodotti.” L’anno successivo Ithaca si inserisce nei settori dell’intelligenza artificiale, smart e Big data, localizzazione satellitare e cybersecurity, partecipando anche al programma europeo di ricerca e innovazione Lexis. Infine, nel 2019 prende parte ad un progetto di prevenzione degli assembramenti e dei focolai legati al Covid-19, inserendosi nel contesto della sorveglianza nazionale. Nel 2021 viene avviato il progetto di fusione e incorporazione tra Ithaca e Links, “fondazione torinese nell’ambito della ricerca applicata, innovazione e trasferimento tecnologico”, anch’essa nata da Politecnico e Compagnia San Paolo.

In occasione dell’aggiudicazione del bando Piero Boccardo ha dichiarato che “la fornitura di prodotti cartografici all’Agenzia europea Frontex è una nuova sfida che ci rende orgogliosi di una serie di collaborazioni con le maggiori organizzazioni internazionali. Una nuova opportunità per contribuire operativamente a supportare le attività di monitoraggio del territorio (…)”.

Il professor Stefano Corgnati, vice rettore alla ricerca e presidente dell’Associazione Ithaca, mandataria del consorzio, ha invece sottolineato il fatto che “la collaborazione con Frontex rappresenta il primo esempio di come l’ecosistema del Politecnico di Torino, rappresentato dai suoi Dipartimenti e dal sistema delle società partecipate, possa essere funzionale alla piena integrazione tra le attività di ricerca e quelle di trasferimento tecnologico”.

Da parte sua il professor Andrea Bocco, direttore del DIST, ci ha tenuto a ricordare che “questo progetto si inquadra perfettamente nell’obiettivo strategico del Dipartimento, di sviluppare un laboratorio capace di elaborare e gestire dati spaziali anche di grande complessità.”

Se la storia della cartografia svela come le carte possono essere intese sia come “sapere” che come “potere”, le implicazioni pratiche di queste mappe rientrano appieno nella categoria di “sorveglianza”, relative sia alla guerra, che alla propaganda politica, che alla delimitazione dei confini e alla conservazione dell’ordine pubblico.
il mondo dalla prospettiva di frontex (https://frontex.europa.eu/we-know/migratory-map/)

 

P.S. Questa mattina, venerdì 22 marzo, a Berna, è stato bloccato l’Ufficio federale delle dogane e della sicurezza delle frontiere nell’ambito delle giornate di azione #AbolishFrontex. Questo ufficio è il collegamento istituzionale e il responsabile della cooperazione della Svizzera con Frontex, invia guardie di frontiera nelle sue missioni, rappresenta gli interessi svizzeri nel consiglio di amministrazione di Frontex ed è collegato alla sua rete di sorveglianza. Inoltre, il 15 maggio in Svizzera si voterà un referendum, e uno dei tre punti è legato proprio all’aumento del contributo elvetico per l’Agenzia UE della guardia di frontiera e costiera. La decisione dell’UE  di potenziare quest’organismo prevede infatti un aumento dell’aliquota degli Stati membri. Il consiglio d’amministrazione di Frontex si riunisce cinque volte all’anno ed è composto da rappresentanti delle autorità di frontiera dei 26 Stati membri dell’UE che appartengono allo spazio Schengen, più due membri della Commissione europea. La Confederazione, in quanto Paese associato a Schengen, è rappresentata nel consiglio godendo però di diritti di voto limitati. Per un’idea di come venga rappresentato l’operato di Frontex e di quali stratagemmi retorici ed artistici faccia uso la Cancelleria Federale per persuadere l’opinione pubblica della bontà e neutralità dell’agenzia, è online il video prodotto all’interno della propaganda per il Sì (all’aumento del contributo a Frontex).

ORS nuovo gestore del CPR di Torino. Approfondimento su Radio Blackout

Podcast dell’approfondimento sul cambio di gestione al CPR di Corso Brunelleschi all’Informazione di Radio Blackout del 23 febbraio 2022: https://radioblackout.org/2022/02/73613/

“Dopo la gestione GEPSA, prolungata di due mesi rispetto alla scadenza di contratto, l’appalto per la gestione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi a Torino è stato aggiudicato, con riserva, in data 10 febbraio 2022 a ORS ITALIA SRL.

La così chiamata “Organisation for Refugee Services”, ha conquistato il parere della Commissione Prefettizia, soddisfacendo i criteri per la valutazione tecnica ed economica.

Ma chi è questa ORS, che ha sbaragliato la concorrenza e sembra avere già una lunga esperienza in Nord Europa e parzialmente in Italia nella gestione dei lager per senza documenti chiamati CPR (o ex CIE)?”

 

ORS Italia Srl è il nuovo gestore del CPR di Torino

Dopo una proroga tecnica di due mesi rispetto alla scadenza del contratto stipulato con GEPSA, l’appalto per la gestione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi è stato aggiudicato, con riserva, in data 10 febbraio 2022 a ORS ITALIA SRL.

I due criteri di valutazione della Commissione prefettizia sono stati quelli dell’offerta tecnica e dell’offerta economica che valevano rispettivamente 70 e 30 punti su un totale di 100. ORS ha ottenuto il punteggio massimo rispetto all’offerta tecnica, il che ha permesso alla multinazionale di puntare ad un ribasso dell’11% per quel che concerneva l’offerta economica.

Il costo del servizio pro die pro capite si attesta così a 37,97 euro mentre la spesa per il cosiddetto “kit d’ingresso” a 133,5 euro.

CHI E’ ORS

Acronimo di “Organisation for Refugee Services”, ORS è tra le società private leader nel “campo dell’assistenza ai migranti” prevalentemente nei Paesi di lingua tedesca da più di 30 anni. Gestisce oltre 100 strutture in Svizzera, Austria (dove fino alla fine del 2020 era responsabile della gestione di tutti i centri di prima accoglienza), Germania e in Italia e conta più di 1400 collaboratori.

ORS Service AG è controllata al 100% da Ors Holding che a sua volta è partecipata per intero dalla OXZ Holding (OX Group), sempre di Zurigo. L’OX Group è stato fondato nel 1992 dall’ex manager dell’agenzia interinale Adecco e nel 2013 viene acquistato da un fondo private equity controllato dalla londinese Equistone Partners, uno spin-off della banca Barclays, attivo dal 2011. Stando a quanto riporta la testata di finanza online Valori.it, il consiglio di amministrazione di OXZ è composto da tre manager di cui due sono uomini di Equistone. In sostanza la società britannica ha il pieno controllo sulle scelte dell’azienda svizzera. Per metterla in termini più comprensibili, si tratta di una lunga storia caratterizzata da una serie di operazioni speculative tipiche nel gioco della finanza dove le società vengono acquistate proprio con l’obiettivo di rivalutarle per poi successivamente liquidarle dopo qualche anno. Fondato nel 1992 dall’imprenditore Willy Koch, ex general manager della società di recruiting Adia (la futura Adecco), OX Group era stato acquistato nel 2005 dal private equity Argos Soditic, una società francese presente anche in Italia. L’investimento si chiude il 26 giugno del 2009 quando ORS passa a Invision AG di Zurigo, un’altra società finanziaria del settore. L’operazione coinvolge ORS Service, la sua attuale controllante OX Holding e un’altra società del comparto rifugiati: la Asyo AG di cui ORS è all’epoca una sussidiaria. Anche qui le cifre sono un mistero. Fonti vicine all’operazione, riferisce il Wall Street Journal, assicurano però che la Argos avrebbe ottenuto una plusvalenza tre volte superiore all’investimento. Dopo Invision è toccato a Equistone che in seguito ha beneficiato dell’espansione sul mercato del gruppo. Il gruppo ORS, comunque, nel 2017, ha fatturato ben 99 milioni di dollari, triplicando di fatto la cifra risalente al 2014.

Salta agli occhi uno stretto intreccio fatto di politica e finanza. Le decisioni vengono prese dalla direzione del Gruppo ORS, il cui consiglio è composto dal CEO del Gruppo, dagli amministratori delegati delle società nazionali e dai direttori delle sedi centrali. Il Comitato Consultivo però,  che  “fornisce consulenza a ORS in qualità di commissione specializzata su problemi di migrazione attuali e futuri e raccomanda soluzioni per la messa in atto della strategia e l’ulteriore sviluppo delle divisioni”, è composto da personalità provenienti dalla politica come l’ex ministro svizzero della Giustizia, della Polizia e delle Migrazioni (DFGP) Ruth MetzlerArnold (presidente), gli ex deputati elvetici Rita Fuhrer e Erwin Jutzet, l’ex vice-cancelliere austriaco, già ministro delle Finanze e degli Esteri, Michael Spindelegger  nonché da figure di spicco del mondo del lavoro interinale come Thomas Bäumer. I curriculum di alcuni di loro si arricchiscono di incarichi ricoperti in vari consigli di amministrazione nel settore della finanza privata. Nel 2017 Ruth Metzler-Arnold è entrata nel consiglio di amministrazione della banca privata REYL & Cie dopo essere stata impegnata in UBS, PricewaterhouseCoopers, AXANovartis e Swiss Medical Network SA, colosso delle cliniche private. Dal 2010 al 2018 Rita Fuhrer è stata membro del consiglio di amministrazione della banca Raiffeisen. Altri li rimpinguano assumendo ruoli in organizzazioni non statali: Spindelegger per esempio dal 2016 è a capo del Center for Migration Policy Development (ICMPD).

ORS Italia è solo l’ultimo tassello di questo mosaico a fosche tinte.

ORS Italia Srl

Ma passiamo ora alla società italiana. Come detto sopra, Ors Italia srl è una società interamente controllata dalla casa madre elvetica che viene fondata nel 2018. Tra le figure più rilevanti dell’azienda troviamo Jürg Rötheli, CEO della casa madre elvetica, che presiede il CdA. Antonio Reppucci è il consigliere, incarico già svolto in passato presso una clinica privata di Atripalda, nei pressi di Avellino. Amministratore delegato è invece Maurizio Reppucci, la cui formazione comprende un diploma in infermieristica psichiatrica, la direzione di due centri per il trattamento delle tossicodipendenze e 5 anni di Managing director di una sussidiaria di ORS dove si occupava proprio di rifugiati. 

Il 2018 non è un anno casuale, molti fattori hanno concorso affinché ORS iniziasse a guardare all’Italia come nuova frontiera del guadagno a scapito di vite umane.

Il primo riguarda il fatto che gli affari della società nel territorio natio non sono stati più così rosei a partire dagli accordi UE – Turchia del 2015. Gli accordi infatti avevano l’intento di bloccare la cosiddetta rotta balcanica chiudendo i confini dell’Austria e di alcuni paesi balcanici. Nonostante l’evidente fallimento di questa politica, che prevedeva anche la costruzione di muri fisici alle frontiere, la Svizzera ha registrato comunque un netto calo di richieste di asilo tanto che ORS ha dovuto chiudere 19 centri di accoglienza. Sempre nel 2019 la Svizzera ha attuato una serie di norme che di fatto hanno accelerato il processo burocratico di valutazione delle richieste riducendo il numero delle persone migranti da redistribuire nei vari centri di gestione. 
ORS ha avuto problemi anche in Austria, dove nel 2015 è finita al centro delle polemiche a causa della gestione del centro dei rifugiati di Traiskirchen, oggetto anche di un Rapporto di Amnesty International che ne ha denunciato le condizioni inumane. Un lager progettato per 1800 persone e che è arrivato a contenerne più di 4600. Ma la stangata è arrivata quando l’allora ministro dell’interno Herbert Kickl, proprio in seguito allo scandalo, ha deciso di affidare la gestione fino ad allora privata dei centri di accoglienza ad un agenzia pubblica (BBU) appositamente creata. La decisione dell’attuale leader del partito sovranista FPO, spinta da nessuno spirito magnanimo ma dalla sola volontà di avere il controllo sulla detenzione dei migranti, ha causato ad ORS la chiusura di 7 centri. 
Ma, niente paura. E’ il 2018, Salvini è nel pieno della sua megalomania al Viminale e nell’ottobre dello stesso anno firma con i Cinque Stelle il primo Decreto Sicurezza. Il giro di vite governativo sul sistema di accoglienza italiano si manifesta anche nel drastico ridimensionamento degli SPRAR a favore dei CAS, gestiti dai privati. Insomma una ghiotta occasione per società come ORS specializzati proprio in questo.

 

«L’assegnazione di appalti a fornitori di servizi privati consente di sgravare notevolmente le strutture statali. L’Italia rappresenta un primo importante passo per la nostra espansione nel Mediterraneo».

Questo l’annuncio ufficiale arrivato il 22 agosto 2018, a circa un mese di distanza dall’iscrizione della srl al Registro Imprese della Camera di Commercio. Manco a dirlo dopo un solo anno si aggiudica, per poco più di mezzo milione di euro, il neonato CPR di Macomer. In realtà il bando in prima battuta aveva visto come vincitrice un r.t.i. costituito da “L’Angolo”, Società Coop di Modena e dalla Coop Sociale Alea di Tortolì, ma riesce ad accaparrarsi il lager sardo in seguito alla richiesta di annullamento presentata da ORS stesso e anche grazie all’offerta vantaggiosa ripresentata con un ulteriore ribasso del 3%.

La corsa al ribasso per la “neo” società non è un problema, in primis perché può contare su un’ingente quantità di capitale alle sue spalle. Nel marzo del 2020 la prefettura di Cagliari le affida con procedura d’urgenza la gestione del CAS e del CPA di Monastir, e nel maggio dello stesso anno ottiene un incremento di 67 mila euro per aumento delle prestazioni all’interno del CPR di Macomer. A settembre inoltre riesce ad aggiudicarsi la gestione di Casa Malala di Trieste, attraverso un’asta che partiva da 800 mila euro e che ORS riesce a vincere grazie a un ribasso del 14%.

Il 19 gennaio 2022 ha termine l’efficacia del contratto tra Prefettura di Nuoro e ORS Italia s.r.l., che però non lascia la Sardegna a mani vuote. La ORS, infatti, si è aggiudicata l’affidamento per la gestione del CPR di Ponte Galeria-Roma, il 21 dicembre 2021, per un importo complessivo di 7.201.988,38 euro, in seguito all’esclusione della prima ditta in graduatoria, Officine Sociali, che aveva presentato un’offerta eccessivamente bassa.

Insomma le intenzioni della società si manifestano limpidamente fin da subito: entrare a gamba tesa nel mercato e sbaragliare la concorrenza. E non si può dire che non ci sia riuscita: in poco meno di anno le gare pubbliche a cui ha partecipato hanno fruttato 2 milioni e mezzo di guadagno a fronte dell’iniziale capitale sociale versato di soli 10 mila euro.

 

Dalla loro istituzione i CPR hanno subito svariati cambiamenti: hanno cambiato nome, hanno cambiato gestori, hanno cambiato modalità e funzionamento, soprattutto negli ultimi anni. Il tentativo è di oliare questo meccanismo, questo business estremamente remunerativo. Ciò che più si avverte, però, è la sincronia e la collaborazione tra lo Stato e le aziende private, o le cooperative, sempre più specializzate nella gestione dei Centri. Da un lato uno Stato che necessita di spendere il meno possibile nella “questione migranti”, per converso la possibilità e la volontà di lucro da parte delle aziende private.

Ciò che sicuramente non è cambiato e non cambierà con un’altra gestione sarà la reclusione alla quale le persone senza documenti sono costrette, saranno il razzismo e la violenza sistemici che subiscono quotidianamente, saranno le condizioni di vita miserevoli cui sono costrette. Fortunatamente non cambierà nemmeno la voglia di libertà e la volontà di liberarsi da queste gabbie, di distruggerle e renderle solamente polvere.

Non tuttə infatti subiscono passivamente, e sono continue ed innumerevoli le proteste di chi è reclusə. Continuano tutti i giorni le proteste individuali e le rivolte collettive, le resistenze alle espulsioni, le fughe, i danneggiamenti e gli incendi, che negli anni hanno anche portato a chiusure parziali e perfino totali di questi lager.

Questa è la strada che ci hanno mostrato negli anni riottosə e rivoltosə, questa la strada che porta alla libertà.

Sempre dalla parte di chi si ribella per distruggere la propria gabbia!