Se siamo qui sul banco delle/degli imputate/i è perché abbiamo scelto di lottare contro il 41bis e l’ergastolo, al fianco e in solidarietà con Alfredo Cospito, rinchiuso nel maggio 2022 in tale regime ed entrato in sciopero della fame a oltranza nell’ottobre dello stesso anno. A fine febbraio 2023 l’ultimo rigetto della Corte di Cassazione riguardo alla de-classificazione di Alfredo dal regime di 41bis ne rappresentava di fatto la condanna a morte. Come fare a stare indifferenti dinanzi all’imminente morte annunciata di un compagno che si è speso per denunciare tali abomini?
All’interno dei dispositivi di arbitrarietà e violenza di cui è dotato il sistema punitivo della giustizia italiana, il 41 bis e l’ergastolo ostativo sono due strumenti di tortura. E non si tratta di un artificioretorico, ma di un’analisi sostanziale dell’utilizzo di questi istituti, partendo proprio dal significato letterale del termine, che – citando la Treccani – si riferisce a “varie forme di coercizione fisica applicate a un imputato […] allo scopo di estorcere una confessione […]”. Tuttora – e dai primi anni novanta ad oggi – centinaia di detenute e detenuti sono recluse/i in 41bis, sottoposte/i all’isolamento quotidiano e affettivo, allo stigma sociale che ricade anche sui loro affetti, alla deprivazione sensoriale e molte/i di loro, al fine pena mai. Una condizione cinicamente e scientificamente pensata e realizzata al fine di annichilire la persona. Oggi, ancora una volta, è importante sottolineare quanto la coraggiosa lotta del compagno Alfredo Cospito, in sciopero della fame per sei lunghi mesi, abbia fatto emergere un ampio e determinato movimento di solidarietà.
Raramente, negli ultimi decenni, il sistema carcerario, i suoi dispositivi punitivi, la sistemica violenza di cui è permeato, l’arbitrarietà delle sue regole, le pretestuose ragioni che vorrebbero essere giustificatrici delle “tombe per vivi” sono stati analizzati, criticati e contestati da varie componenti sociali. La mobilitazione studentesca, come la presa di parola e la partecipazione attiva di organizzazioni, associazioni e soprattutto di migliaia di individui hanno rappresentato un’assunzione di consapevolezza con pochi precedenti. E questo non solo a Torino ma anche in molte città in Italia e all’estero.
Un effetto boomerang che ha certamente, quanto inaspettatamente, fatto vacillare chi si era così zelantemente prodigato nel rendere giuridicamente possibile l’applicazione del 41bis ad Alfredo. Ma nonostante questo, nonostante le piazze, le azioni in solidarietà in Italia e nel mondo, Alfredo si trova tuttora sottoposto a questo regime che sarà probabilmente rinnovato nella prossima primavera. È stato condannato a 23 anni, insieme ad Anna Beniamino la cui condanna ammonta a quasi 18 anni, per strage politica, il reato più grave previsto dall’ordinamento italiano, pur in assenza di morti e feriti. Diversamente da quanto accaduto per piazza Fontana (17 morti), per piazza della Loggia (9 morti e 102 feriti), per la stazione di Bologna (85 morti) e per gli innumerevoli attacchi razzisti (ricordiamo in particolare quello di Castelvolturno del 2008, 8 morti): in nessuno di questi casi la strage politica è comparsa tra i capi di imputazione.
La contemporaneità bellica, i genocidi, le inchieste della DNAA contro palestinesi e migranti, le decine di migliaia di persone in fuga da territori devastati e saccheggiati dal colonialismo e morte nel tentativo di raggiungere l’Europa, i morti sul lavoro, la complicità dello Stato italiano con Israele, sono la dimostrazione che le stragi, la devastazione, il saccheggio sono pianificate e perpetrate dalla violenza di stato.
Lottare oggi è più che mai necessario.
Solidali con Alfredo, contro il 41bis e l’ergastolo.
Libertà per tutti i popoli oppressi, in lotta e resistenti.
Imputate e imputati
