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ORS Italia Srl è il nuovo gestore del CPR di Torino

Dopo una proroga tecnica di due mesi rispetto alla scadenza del contratto stipulato con GEPSA, l’appalto per la gestione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi è stato aggiudicato, con riserva, in data 10 febbraio 2022 a ORS ITALIA SRL.

I due criteri di valutazione della Commissione prefettizia sono stati quelli dell’offerta tecnica e dell’offerta economica che valevano rispettivamente 70 e 30 punti su un totale di 100. ORS ha ottenuto il punteggio massimo rispetto all’offerta tecnica, il che ha permesso alla multinazionale di puntare ad un ribasso dell’11% per quel che concerneva l’offerta economica.

Il costo del servizio pro die pro capite si attesta così a 37,97 euro mentre la spesa per il cosiddetto “kit d’ingresso” a 133,5 euro.

CHI E’ ORS

Acronimo di “Organisation for Refugee Services”, ORS è tra le società private leader nel “campo dell’assistenza ai migranti” prevalentemente nei Paesi di lingua tedesca da più di 30 anni. Gestisce oltre 100 strutture in Svizzera, Austria (dove fino alla fine del 2020 era responsabile della gestione di tutti i centri di prima accoglienza), Germania e in Italia e conta più di 1400 collaboratori.

ORS Service AG è controllata al 100% da Ors Holding che a sua volta è partecipata per intero dalla OXZ Holding (OX Group), sempre di Zurigo. L’OX Group è stato fondato nel 1992 dall’ex manager dell’agenzia interinale Adecco e nel 2013 viene acquistato da un fondo private equity controllato dalla londinese Equistone Partners, uno spin-off della banca Barclays, attivo dal 2011. Stando a quanto riporta la testata di finanza online Valori.it, il consiglio di amministrazione di OXZ è composto da tre manager di cui due sono uomini di Equistone. In sostanza la società britannica ha il pieno controllo sulle scelte dell’azienda svizzera. Per metterla in termini più comprensibili, si tratta di una lunga storia caratterizzata da una serie di operazioni speculative tipiche nel gioco della finanza dove le società vengono acquistate proprio con l’obiettivo di rivalutarle per poi successivamente liquidarle dopo qualche anno. Fondato nel 1992 dall’imprenditore Willy Koch, ex general manager della società di recruiting Adia (la futura Adecco), OX Group era stato acquistato nel 2005 dal private equity Argos Soditic, una società francese presente anche in Italia. L’investimento si chiude il 26 giugno del 2009 quando ORS passa a Invision AG di Zurigo, un’altra società finanziaria del settore. L’operazione coinvolge ORS Service, la sua attuale controllante OX Holding e un’altra società del comparto rifugiati: la Asyo AG di cui ORS è all’epoca una sussidiaria. Anche qui le cifre sono un mistero. Fonti vicine all’operazione, riferisce il Wall Street Journal, assicurano però che la Argos avrebbe ottenuto una plusvalenza tre volte superiore all’investimento. Dopo Invision è toccato a Equistone che in seguito ha beneficiato dell’espansione sul mercato del gruppo. Il gruppo ORS, comunque, nel 2017, ha fatturato ben 99 milioni di dollari, triplicando di fatto la cifra risalente al 2014.

Salta agli occhi uno stretto intreccio fatto di politica e finanza. Le decisioni vengono prese dalla direzione del Gruppo ORS, il cui consiglio è composto dal CEO del Gruppo, dagli amministratori delegati delle società nazionali e dai direttori delle sedi centrali. Il Comitato Consultivo però,  che  “fornisce consulenza a ORS in qualità di commissione specializzata su problemi di migrazione attuali e futuri e raccomanda soluzioni per la messa in atto della strategia e l’ulteriore sviluppo delle divisioni”, è composto da personalità provenienti dalla politica come l’ex ministro svizzero della Giustizia, della Polizia e delle Migrazioni (DFGP) Ruth MetzlerArnold (presidente), gli ex deputati elvetici Rita Fuhrer e Erwin Jutzet, l’ex vice-cancelliere austriaco, già ministro delle Finanze e degli Esteri, Michael Spindelegger  nonché da figure di spicco del mondo del lavoro interinale come Thomas Bäumer. I curriculum di alcuni di loro si arricchiscono di incarichi ricoperti in vari consigli di amministrazione nel settore della finanza privata. Nel 2017 Ruth Metzler-Arnold è entrata nel consiglio di amministrazione della banca privata REYL & Cie dopo essere stata impegnata in UBS, PricewaterhouseCoopers, AXANovartis e Swiss Medical Network SA, colosso delle cliniche private. Dal 2010 al 2018 Rita Fuhrer è stata membro del consiglio di amministrazione della banca Raiffeisen. Altri li rimpinguano assumendo ruoli in organizzazioni non statali: Spindelegger per esempio dal 2016 è a capo del Center for Migration Policy Development (ICMPD).

ORS Italia è solo l’ultimo tassello di questo mosaico a fosche tinte.

ORS Italia Srl

Ma passiamo ora alla società italiana. Come detto sopra, Ors Italia srl è una società interamente controllata dalla casa madre elvetica che viene fondata nel 2018. Tra le figure più rilevanti dell’azienda troviamo Jürg Rötheli, CEO della casa madre elvetica, che presiede il CdA. Antonio Reppucci è il consigliere, incarico già svolto in passato presso una clinica privata di Atripalda, nei pressi di Avellino. Amministratore delegato è invece Maurizio Reppucci, la cui formazione comprende un diploma in infermieristica psichiatrica, la direzione di due centri per il trattamento delle tossicodipendenze e 5 anni di Managing director di una sussidiaria di ORS dove si occupava proprio di rifugiati. 

Il 2018 non è un anno casuale, molti fattori hanno concorso affinché ORS iniziasse a guardare all’Italia come nuova frontiera del guadagno a scapito di vite umane.

Il primo riguarda il fatto che gli affari della società nel territorio natio non sono stati più così rosei a partire dagli accordi UE – Turchia del 2015. Gli accordi infatti avevano l’intento di bloccare la cosiddetta rotta balcanica chiudendo i confini dell’Austria e di alcuni paesi balcanici. Nonostante l’evidente fallimento di questa politica, che prevedeva anche la costruzione di muri fisici alle frontiere, la Svizzera ha registrato comunque un netto calo di richieste di asilo tanto che ORS ha dovuto chiudere 19 centri di accoglienza. Sempre nel 2019 la Svizzera ha attuato una serie di norme che di fatto hanno accelerato il processo burocratico di valutazione delle richieste riducendo il numero delle persone migranti da redistribuire nei vari centri di gestione. 
ORS ha avuto problemi anche in Austria, dove nel 2015 è finita al centro delle polemiche a causa della gestione del centro dei rifugiati di Traiskirchen, oggetto anche di un Rapporto di Amnesty International che ne ha denunciato le condizioni inumane. Un lager progettato per 1800 persone e che è arrivato a contenerne più di 4600. Ma la stangata è arrivata quando l’allora ministro dell’interno Herbert Kickl, proprio in seguito allo scandalo, ha deciso di affidare la gestione fino ad allora privata dei centri di accoglienza ad un agenzia pubblica (BBU) appositamente creata. La decisione dell’attuale leader del partito sovranista FPO, spinta da nessuno spirito magnanimo ma dalla sola volontà di avere il controllo sulla detenzione dei migranti, ha causato ad ORS la chiusura di 7 centri. 
Ma, niente paura. E’ il 2018, Salvini è nel pieno della sua megalomania al Viminale e nell’ottobre dello stesso anno firma con i Cinque Stelle il primo Decreto Sicurezza. Il giro di vite governativo sul sistema di accoglienza italiano si manifesta anche nel drastico ridimensionamento degli SPRAR a favore dei CAS, gestiti dai privati. Insomma una ghiotta occasione per società come ORS specializzati proprio in questo.

 

«L’assegnazione di appalti a fornitori di servizi privati consente di sgravare notevolmente le strutture statali. L’Italia rappresenta un primo importante passo per la nostra espansione nel Mediterraneo».

Questo l’annuncio ufficiale arrivato il 22 agosto 2018, a circa un mese di distanza dall’iscrizione della srl al Registro Imprese della Camera di Commercio. Manco a dirlo dopo un solo anno si aggiudica, per poco più di mezzo milione di euro, il neonato CPR di Macomer. In realtà il bando in prima battuta aveva visto come vincitrice un r.t.i. costituito da “L’Angolo”, Società Coop di Modena e dalla Coop Sociale Alea di Tortolì, ma riesce ad accaparrarsi il lager sardo in seguito alla richiesta di annullamento presentata da ORS stesso e anche grazie all’offerta vantaggiosa ripresentata con un ulteriore ribasso del 3%.

La corsa al ribasso per la “neo” società non è un problema, in primis perché può contare su un’ingente quantità di capitale alle sue spalle. Nel marzo del 2020 la prefettura di Cagliari le affida con procedura d’urgenza la gestione del CAS e del CPA di Monastir, e nel maggio dello stesso anno ottiene un incremento di 67 mila euro per aumento delle prestazioni all’interno del CPR di Macomer. A settembre inoltre riesce ad aggiudicarsi la gestione di Casa Malala di Trieste, attraverso un’asta che partiva da 800 mila euro e che ORS riesce a vincere grazie a un ribasso del 14%.

Il 19 gennaio 2022 ha termine l’efficacia del contratto tra Prefettura di Nuoro e ORS Italia s.r.l., che però non lascia la Sardegna a mani vuote. La ORS, infatti, si è aggiudicata l’affidamento per la gestione del CPR di Ponte Galeria-Roma, il 21 dicembre 2021, per un importo complessivo di 7.201.988,38 euro, in seguito all’esclusione della prima ditta in graduatoria, Officine Sociali, che aveva presentato un’offerta eccessivamente bassa.

Insomma le intenzioni della società si manifestano limpidamente fin da subito: entrare a gamba tesa nel mercato e sbaragliare la concorrenza. E non si può dire che non ci sia riuscita: in poco meno di anno le gare pubbliche a cui ha partecipato hanno fruttato 2 milioni e mezzo di guadagno a fronte dell’iniziale capitale sociale versato di soli 10 mila euro.

 

Dalla loro istituzione i CPR hanno subito svariati cambiamenti: hanno cambiato nome, hanno cambiato gestori, hanno cambiato modalità e funzionamento, soprattutto negli ultimi anni. Il tentativo è di oliare questo meccanismo, questo business estremamente remunerativo. Ciò che più si avverte, però, è la sincronia e la collaborazione tra lo Stato e le aziende private, o le cooperative, sempre più specializzate nella gestione dei Centri. Da un lato uno Stato che necessita di spendere il meno possibile nella “questione migranti”, per converso la possibilità e la volontà di lucro da parte delle aziende private.

Ciò che sicuramente non è cambiato e non cambierà con un’altra gestione sarà la reclusione alla quale le persone senza documenti sono costrette, saranno il razzismo e la violenza sistemici che subiscono quotidianamente, saranno le condizioni di vita miserevoli cui sono costrette. Fortunatamente non cambierà nemmeno la voglia di libertà e la volontà di liberarsi da queste gabbie, di distruggerle e renderle solamente polvere.

Non tuttə infatti subiscono passivamente, e sono continue ed innumerevoli le proteste di chi è reclusə. Continuano tutti i giorni le proteste individuali e le rivolte collettive, le resistenze alle espulsioni, le fughe, i danneggiamenti e gli incendi, che negli anni hanno anche portato a chiusure parziali e perfino totali di questi lager.

Questa è la strada che ci hanno mostrato negli anni riottosə e rivoltosə, questa la strada che porta alla libertà.

Sempre dalla parte di chi si ribella per distruggere la propria gabbia!

 

L’Illusione della Scacchiera. Non-cambi di gestione

Il 14 gennaio 2022 sono state aperte le buste contenenti le offerte tecniche per l’affidamento della gestione del CPR di Corso Brunelleschi, a seguito della chiusura del bando pubblicato lo scorso settembre. La commissione si è limitata ad aprire le buste telematiche ma non a valutare le offerte, passaggio che è stato poi ripetuto con l’apertura delle buste contenenti le offerte economiche il 26 gennaio.

E’ stata resa pubblica anche la composizione della Commissione, presieduta dal Viceprefetto Aggiunto Paolo Cosseddu e formata dal Dirigente Servizio Contratti della Prefettura Giuseppe Zarcone e due funzionari, Ilaria Caccetta e Luigi Ierace, rispettivamente un’assistente sociale e un avvocato impiegato allo Sportello Unico per l’Immigrazione.

Nessuno stupore a vedere comparire sempre gli stessi nomi noti di aziende e cooperative che già gestiscono altri Centri di permanenza per il Rimpatrio in Italia:

  •  Officine Sociali: RTI (raggruppamento temporaneo d’impresa) tra Officine Sociali soc. coop. sociale (capogruppo) di Siracusa ed Engel Italia s.r.l di Salerno
  •  ORS Italia s.r.l., multinazionale svizzera
  •  Cooperativa Le Soleil di Verrès (AO)
  • Gestione Orizzonti s.r.l. di Isernia

L’offerta della Cooperativa Sociale Ekene, ex Edeco, non è stata acquisita perché “non ha superato la fase dell’esame della documentazione amministrativa“ ed è quindi stata esclusa dal bando.

In  Italia  la detenzione  amministrativa  delle persone senza documenti  è  un  affare  pubblico.  Tuttavia,  anche se i  centri di  detenzione  italiani  dipendono  dal  Ministero  dell’Interno  e dalle  Prefetture,  la  loro  gestione  e  i  servizi  legati alla  presa  in  carico  dei  detenuti  (servizio mensa,  alloggi,  manutenzione,  ecc.)  sono  affidati  a  cooperative sociali che  da  molti  anni  hanno  visto  il  loro  campo  di  attività ingrandirsi  e  il loro ruolo rafforzarsi. Negli ultimi anni alle cooperative si sono progressivamente affiancate aziende multinazionali, che in tutta Europa gestiscono Centri di trattenimento o servizi all’interno di istituti penitenziari.
Queste organizzazioni sono responsabili anche  dell’aspetto  socio-sanitario  dei  detenuti  mentre lo Stato si occupa degli aspetti repressivi (sorveglianza, mantenimento dell’ordine, identificazioni e rimpatri).
All’interno di questo sistema di trattenimento si registra, da un lato, una continua spinta alla minimizzazione dei costi da parte dello Stato e, dall’altro, la ricerca della massimizzazione del profitto da parte delle imprese e cooperative cui vengono assegnati gli appalti.
La detenzione amministrativa è divenuta una filiera molto remunerativa e gli appalti obbediscono alla logica dell’offerta “economicamente più vantaggiosa”.

 

All’interno di questa scacchiera da una parte emerge il fattore della concorrenzialità: sui bandi di gestione vale la pena evidenziare che i tempi sono sempre più corti, in parallelo a quelli dell’altro segmento di business della macchina delle espulsioni, ovvero le deportazioni forzate. Dall’altra parte, risalta come a  partecipare siano sempre gli stessi giocatori: non è da sottovalutare il fatto che gli stessi requisiti di capitale sociale necessari per accedere alle gare determinano la natura dei concorrenti. Assistiamo a una specializzazione di questi attori privati nel contesto detentivo, fatto non estraneo alla realtà europea dove le stesse aziende si occupano anche degli aspetti del controllo e della repressione.

Gira e rigira, compaiono sempre gli stessi nomi noti a rotazione, da Macomer a Gradisca, da Milano a Torino. Su questa scacchiera, come nell’illusione di Adelson, le tonalità sembrano diverse ma sono uguali: quella che non cambia mai è la sostanza grigia di cui sono sono fatti gli assassini responsabili di questi lager e i loro complici.