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AGGIORNAMENTO dalla FRONTIERA e sul CPR

venerdì 3 dicembre alle 17:00 a La Molla Occupata in via Bersezio 1312

In montagna, come in città, le persone considerate “illegali” vengono stigmatizzate e represse brutalmente dalle forze dell’ordine.

Al confine italo-francese del Monginevro assistiamo alla riapertura degli impianti sciistici dopo due anni di chiusura forzata mentre sempre più migranti cercano di notte di superare il confine, nonostante i respingimenti continui da parte della polizia frontaliera.

A Torino invece la situazione all’interno del CPR sta diventando sempre più insostenibile. Come accade ogni inverno, il riscaldamento e l’acqua calda vengono a mancare e gli atti di protesta si susseguono costantemente.

Diamo un aggiornamento sulle rispettive situazioni con le compagne e i compagni che lottano in alta Valle e in città contro frontiere e cpr.

A seguire aperitivo benefit!

ricordiamo che durante le iniziative si raccolgono vestiti e telefonini

 

 

Testimonianze e aggiornamenti dal CPR di Corso Brunelleschi

22.10.21

Negli ultimi giorni gli atti di autolesionismo e i tentati suicidi all’interno della struttura di Corso Brunelleschi sono stati talmente numerosi da richiamare persino l’attenzione dei media mainstream.

Le persone recluse ci raccontano di una situazione ancor più grave:  i giornali parlano di 26 casi, ma solo la settimana scorsa nell’aria Viola c’è stata una media di due persone al giorno a “fare la corda” , ovvero tentare di impiccarsi. Sempre nella stessa area altre due persone hanno bevuto del detersivo e sono state portate all’ospedale per una lavanda gastrica. Molte altre meditano di fare lo stesso. Quando le persone “fanno la corda” le guardie arrivano volutamente all’ultimo momento.

Nell’area Viola al momento ci sono 35 persone, in 7 per ogni cella, ed è l’area in cui sono state portate le persone dell’area Rossa che si sono rivoltate il 10 settembre e che l’hanno resa completamente inagibile: per questo motivo nei loro confronti vi è un accanimento particolare da parte della polizia e del personale del Centro. Inoltre, sono state portate le persone di un’altra area nello stesso edificio. Sono quindi forse due le aree in costruzione/ricostruzione. 

I gesti di autolesionismo e i tentativi di suicidio rappresentano un tentativo di essere portati fuori dal centro: una volta in ospedale le persone spesso tentano la fuga e fortunatamente talvolta riescono a scappare.

 

 

TESTIMONIANZE e AGGIORNAMENTI dal CPR

 

10/10/21

“Buongiorno ragazzi, come va? Tutto bene? Buona domenica, siamo I ragazzi del centro! Qui stanno iniziando a costruire una nuova area visto che abbiamo distrutto la rossa nelle rivolte, in questo momento siamo in punizione, isolati.
Rimpatriano i nostri fratelli tunisini, è rimasto solo un fratello.
Ieri quando vi abbiamo sentito abbiamo cominciato a gridare anche noi, tanto non ci hanno fatto di nuovo andare al campetto perché siamo “quelli” della rossa, ci hanno spostato nella viola da tanto tempo, quasi un mese, comunque vi ringraziamo tanto.
Per il resto qui le solite cose, la sanità fa schifo, il mangiare fa schifo, stiamo vivendo solo di acqua e biscotti, neppure il latte… ci portano solo un caffè la mattina, mamma mia, le medicine…chi beve il caffè dorme, chi mangia dorme.
Ci stanno ammazzando piano piano, io sono dimagrito, tutti siamo dimagriti, la bilancia dell’infermeria non funziona più perché chi va a pesarsi si incazza, quindi hanno deciso di spegnerla del tutto.”

“Ciao carissima, grazie a tutti vostri colleghi… Confermo che stanno costruendo una nuova area, noi che eravamo nell’area rossa siamo rimasti in pochi e ci trattano malamente perché siamo noi ad aver creato quel casino ed ora ce la stanno facendo pagare, anche i pacchi quando entrano vengono aperti, le cose da mangiare buttate a terra (In un’altra telefonata di qualche giorno prima avevano raccontato : “Veniamo insultati ed umiliati, I pacchi di biscotti aperti e gettati a terra. Ci dicono “mangia maiale”). Il vostro pacchetto sono riuscito a proteggerlo facendo un po’ di casino perché arrivo da 7 anni di carcere.”

“Noi della rossa siamo isolati nell’area viola, non vediamo nessuno e non ci vede nessuno, vi ringraziamo tanto per tutto quello che avete fatto per noi.”

 

Testimonianza audio dal CPR di Torino

Venerdi 10 Settembre tutte e cinque le unità abitative che compongono l’area Rossa
sono state rese inagibili dal fuoco grazie alla rabbia e al coraggio dei reclusi.

Un ragazzo ha voluto raccontarci al telefono le motivazioni della rivolta e le
condizioni quotidiane di detenzione in cui è costretto tra assenza di cure mediche
e pestaggi delle guardie.

 

La telefonata è stata registrata domenica 19 Settembre durante la diretta della
trasmissione Assadaka su Radio Blackout.

Testimonianza di un ragazzo ex-recluso del Cpr di Corso Brunelleschi su Radio Blackout

Durante la trasmissione Acab su Radio Blackout vengono mandati in onda alcuni audio registrati da un ragazzo appena uscito dal Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Corso Brunelleschi, che racconta delle condizioni della detenzione amministrativa all’interno delle mura.

Condizioni che erano insopportabili già prima della pandemia si sono solo aggravate, sotto tutti gli aspetti: dal cibo, portato già scaduto, al sovraffollamento, dalla possibilità di ricevere pacchi o visite alla capacità di interloquire con il proprio avvocato o con l’esterno.

Rinchiusi, umiliati e picchiati quotidianamente, ragazzi giovani e uomini più anziani vengono buttati a casaccio in camere torride e lercie, con solo un materasso di gommapiuma senza lenzuola e pochissimi cambi di vestiti e articoli di igiene personale.

Le visite dall’esterno sono sospese ma i ragazzi continuano a non poter possedere un telefono proprio per effettuare chiamate. Ai reclusi tocca “scegliere” se comprare, con i pochi euro permessi ogni settimana, le schede telefoniche per le cabine, sigarette o cibo e acqua.

Anche per questo, il trattenimento dei pacchi da parte di familiari e amici dall’esterno diventa un’arma di ricatto ancora più spregevole.

Il medico del Centro, pagato direttamente dall’azienda gestrice del Centro GEPSA, come è stato più volte denunciato è connivente con la direzione e totalmente indifferente alla necessità di cure da parte dei reclusi.

L’interprete, l’Ufficio Immigrazione e gli avvocati d’ufficio dimostrano ogni giorno il loro disinteresse per lo stato delle persone.

All’interno del Lager di Torino, ogni lotta per la dignità è una lotta per la sopravvivenza e la libertà.

Ascolta la trasmissione:

https://radioblackout.org/podcast/a-c-a-b-testimonianza-di-un-recluso-del-cpr-di-corso-brunelleschi/

 

AGGIORNAMENTO dal CPR di TORINO – “Se vi ammazzate tra di voi, noi facciamo meno fatica”

22 . 07 . 2021

Le voci dei ragazzi che abbiamo sentito al telefono in questi giorni estivi ci raccontano con rabbia e coraggio cosa sta accadendo dentro le mura del CPR di Torino. Il numero totale dei detenuti è di 115 persone e, secondo quanto ci hanno detto, tutte le aree del Centro sono attualmente agibili.

La prevalenza dei ragazzi reclusi attualmente è di cittadinanza tunisina e marocchina. Sono presenti inoltre una trentina circa di ragazzi di nazionalità subsahariana principalmente detenuti nell’area Viola. Le unità abitative all’interno delle aree sono sovraffollate e nelle stanze, dove dovrebbero dormire sette persone, in realtà sono presenti fino a undici reclusi costringendo molti di loro a dormire per terra nelle salette, che dovrebbero essere utilizzate per mangiare, oppure fuori all’aperto.

I ragazzi ci hanno raccontato che l’aria all’interno delle stanze è irrespirabile per il forte caldo a causa della mancanza di finestre e anche a causa del fatto che i soffitti delle unità abitative sono composti da lamiere non isolate unite tra loro.
Inoltre la notte diverse colonie di scarafaggi e topi escono dalle loro tane costringendo i detenuti a sopravvivere in condizioni igieniche molto difficili anche perchè, come ci hanno raccontato da dentro i ragazzi, non vengono mai effettuate operazioni di disinfestazione e di controllo igienico-sanitario da parte dell’ente gestore GEPSA o da parte dell’ASL di Torino.

Un ragazzo due giorni fa ci ha detto al telefono che il cibo viene consegnato scaduto. La data di scadenza, posta in evidenza sull’etichetta delle confezioni di plastica che avvolgono gli alimenti, indica come data un giorno della settimana precedente rispetto al giorno in cui viene consegnato il pasto.

Nonostante queste evidenti carenze sanitaria da parte delle istituzioni e da parte della gestione del CPR di Torino, nelle ultime settimane si è aggiunto un elemento che ha dell’assurdo: molti pacchi destinati ai reclusi vengono bloccati all’ingresso del Centro a causa del fatto che alcuni indumenti come calze, magliette, mutande e pantaloncini (che sono entrati regolarmente fino a pochi giorni fa) non possono essere consegnati perchè non sterilizzati o non contenuti in appositi contenitori igienizzati. Tutto questo in completa assenza di un regolamento scritto che descriva cosa può o non può entrare nel CPR, a dimostrazione della totale arbitrarietà decisionale che contraddistingue l’operato della Questura di Torino e dell’ente gestore gestore GEPSA. Una arbitrarietà decisionale che sappiamo avere da anni come obiettivo quello di aumentare l’isolamento e l’annullamento degli individui reclusi cercando di limitare con ogni mezzo la complicità dei solidali fuori e ogni tipo di comunicazione verso l’esterno.

L’abbandono e la mancanza di cure mediche continuano ad essere una costante. A distanza di poche settimane dall’ennesima morte di Stato avvenuta dentro le mura del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Torino nulla è cambiato nonostante l’attuale direttrice e l’attuale responsabile medico siano indagati dalla Magistratura per omicidio.

Ieri sera un ragazzo subito dopo aver mangiato della carne scaduta ha vomitato e si è sentito male; è stato portato in infermeria dopo qualche ora dove gli hanno dato una Tachipirina, e dopo dieci minuti è tornato dolorante di nuovo in stanza.
Continuano ad entrare nel Centro ragazzi con gravi problemi di salute a causa dell’assenza della visita preliminare che l’ASL di Torino dovrebbe effettuare per evidenziare incompatibilità con la detenzione. Come il caso di un ragazzo marocchino entrato nel CPR diverse settimane fa con un grave problema di ulcera inguinale per cui in passato ha subito due interventi e che necessita di un’apposita terapia.

Un ragazzo ci ha raccontato della rabbia che ha provato pochi giorni fa quando la Garante dei diritti delle persone private della libertà del comune di Torino, Monica Gallo, è entrata dentro le mura del CPR per effettuare una visita alla struttura detentiva di corso Brunelleschi durante la quale si è limitata a comunicare esclusivamente con il personale assunto dall’ente gestore GEPSA promettendo, secondo quanto ha avuto modo di sentire il ragazzo, condizioni future migliori e pretendendo, probabilmente, gabbie più belle.

Le testimonianze dei reclusi invece descrivono una situazione molto tesa non solo per il forte caldo di questi giorni e per le condizioni in cui sono costretti, ma anche a causa delle continue violenze della polizia e delle guardie all’interno del Centro. All’interno dell’area Rossa la scorsa settimana è scoppiata una grossa rissa tra ragazzi di nazionalità tunisina e subsahariana durante la quale nessuno è intervenuto. A quanto ci hanno detto i reclusi molte risse vengono provocate dalla polizia che appositamente fa entrare nella stessa area persone che in passato hanno avuto dei diverbi o degli scontri fisici all’interno del CPR oppure persone che per motivi religiosi o culturali non vogliono stare divisi dai loro connazionali causando a volte delle forti colluttazioni, che provocano spesso feriti, a cui le guardie assistono senza intervenire insultando e deridendo i reclusi con frasi del tipo: “Se vi ammazzate tra di voi, noi facciamo meno fatica”.

 

AUDIO:

“Noi siamo un business. Noi siamo soldi qua ! “

Durante questo audio un ragazzo ci racconta al telefono le condizioni a cui è costretto da circa due mesi all’interno del CPR di Torino tra terapie e violenza continua della polizia.

In particolare gli istanti in cui, la settimana scorsa, un ragazzo proveniente dal Niger è caduto da diversi metri di altezza, dopo che si era arrampicato per protesta su di una cancellata, rimanendo per circa due ore per terra sanguinante. Abbandonato dal personale medico del Centro, è stato soccorso come possibile dai suoi compagni di area prima di essere caricato, privo di conoscenza, su di una ambulanza in direzione del Centro Traumatologico di Torino.

 

AGGIORNAMENTI dal CPR di TORINO 8.2.20

Dopo le molteplici rivolte del mese precedente, la macchina delle espulsioni ha mostrato nuovamente il suo volto punitivo e vendicativo. La polizia ha infatti sequestrato tutti i telefoni all’interno del centro, probabilmente a seguito di una direttiva ministeriale, un procedimento già avviato dopo la rivolta di lunedì 13 Gennaio.

L’assenza dei telefoni non rimarca solo la volontà di celare ciò che succede dentro al centro, ma evidenzia l’ennesimo tentativo di recidere i legami solidali e affettivi esistenti al di fuori di quelle mura: la requisizione dei telefoni esclude ed isola ulteriormente chi è recluso, impossibilitato nella comunicazione. A seguito di questa carenza, le informazioni che circolano sono parziali e frammentarie. Si sa che le condizioni peggiorano di giorno in giorno, e che l’unico spazio comune, ossia il campetto, luogo di chiacchere e ritrovo, gli viene precluso. Mentre le retate e le deportazioni continuano senza avviso, strappando quotidianamente le persone dai propri cari, i giornali parlano di ipotetici passati criminali e presunti legami con l’estremismo religioso. Una narrazione atta a giustificare l’esistenza di questi luoghi e a delegittimare le ragioni che portano a proteste e rivolte.

Nel frattempo, all’interno del centro, i reclusi continuano a lottare. Dalle notizie uscite sui giornali, nella notte tra domenica 2 e lunedi 3 febbraio i reclusi sono saliti sul tetto lanciando mattoni alle forze dell’ordine presenti nel centro, urlando ancora una volta la rabbia nei confronti di chi li rinchiude, nei confronti di un posto che andrebbe distrutto. Dal 19 gennaio un recluso è in sciopero della fame e, assieme a lui, un’altra decina di persone dell’area bianca. Le persone arrestate a seguito delle ultime rivolte di origine tunisine sono state ricondotte all’interno del centro e gli è stato disposto l’obbligo di firma, un provvedimento insensato che rimarca ancora una volta la logica costrittiva della macchina delle espulsioni. L’area verde, distrutta durante le rivolte di inizio gennaio, risulta tutt’ora chiusa.

Noi continuiamo ad augurarci che questi posti vengano distrutti.