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APERITIVO BENEFIT ASSEMBLEA NO CPR

TORNA L’APERITIVO DEL VENERDÌ PIÙ FIGO DEL QUARTIERE: BENEFIT ASSEMBLEA NO CPR

 

Venerdì 19 febbraio

dalle ore 18 al BALON GIARDINO EX MONGOLFIERA

APERITIVO BENEFIT ASSEMBLEA NO CPR

con Vino, Spritzzini, Pastis e leccornie!

Torniamo con l’aperitivo del venerdì sera, a pochi isolati dalle Serrande, luogo in cui l’assemblea no cpr si organizzava, e dalla casa di Corso Giulio 45 che il 19 gennaio è stata svuotata dei suoi abitanti e murata.

In un momento in cui i contatti con i reclusi del CPR sono particolarmente difficili da mantenere, in cui la solidarietà subisce una crescente repressione ed i Centri di Permanenza per il Rimpatrio vengono avvolti dal costante silenzio è importante incontrarsi ed organizzarsi per rompere questo isolamento.

In un quartiere che subisce ormai da anni i processi di gentrificazione, riqualificazione e in cui i soliti padroni della città fanno i loro profitti, continueremo a prenderci gli spazi che vorrebbero toglierci.

Gli aperitivi sono anche un modo per sostentare economicamente i percorsi di lotta che portiamo avanti in città. Sono anche un modo per affrontare i processi in cui siamo imputati e per sostenere i compagni e le compagne in carcere.

Vivi il tuo quartiere e odia la polizia!

OGNI SBIRRO È UNA FRONTIERA!

FUOCO AI CPR!

BENEFIT ASSEMBLEA NOCPR

VENERDÌ 29 GENNAIO

ORE 15.30 EDERA SQUAT

Giornata di esposizione visiva e non solo, all’Edera Squat.

Apriamoci alle percezioni a scatola chiusa dove ogni senso sarà coccolato in uno spazio e un tempo non ben definibile.

Ciclo visivo:

… non solo carne

a cura di VigolFox

Sapori affidati ai cocktails enigma per prepararci alla detonazione conclusiva:

PoK(kamadonna): installazione senza cognizione di causa.

SULL’ARRESTO DOPO IL PRESIDIO SOTTO AL CPR DI TORINO DEL 24 GENNAIO

SULL’ARRESTO DOPO IL PRESIDIO SOTTO AL CPR DI TORINO DEL 24 GENNAIO.

SOLIDARIETÀ CON CHI LOTTA!

Domenica 24 gennaio ci siamo ritrovatx ancora una volta sotto le mura del CPR di corso Brunelleschi per portare solidarietà ai ragazzi rinchiusi e rompere il silenzio che circonda l’esistenza di questo infame lager cittadino.

Ci sono stati molti interventi al microfono, dediche e cori; 5 detenuti sono saliti sul tetto della struttura e ci hanno urlato quanto siano insopportabili le condizioni all’interno del centro. Fra dentro e fuori, come al solito, un cordone di polizia in antisommossa e un nutrito gruppo di DIGOS.

Al termine dell’iniziativa, un ragazzo che si è allontanato da solo è stato fermato dagli sbirri, e abbiamo appreso poi dai giornali che era stato arrestato e casa sua perquisita perchè accusato di aver fatto scoppiare alcuni petardi durante il saluto. Si trova ora in carcere.

Nel CPR continuano le violenze, gli abusi e i pestaggi della polizia, continua la connivente nonchalance dei medici davanti a situazioni sanitarie disperate, continuano le deportazioni forzate.

In attesa di aggiornamenti, la nostra solidarietà va sempre a chi lotta, per un giorno o per una vita, dentro e fuori i CPR, contro questo meccanismo assassino e per la libertà.

AGGIORNAMENTO dal CPR di TORINO 11.01.2021

A guardare la situazione della struttura di corso Brunelleschi oggi, tenendo presente delle difficoltà di comunicazione e di ricostrustruzione organica degli accadimenti oltre quelle mura, sembra essere molto lontano il funzionamento a pieno regime delle aree. Le misure del contenimento del contagio da Covid-19 all’interno decretano che in 45 metri quadrati possono essere rinchiuse sette persone. Praticamente ogni cella rinchiude sette persone, esattamente come prima dell’arrivo del virus.

Attualmente 3 aree su 6 sono attive solo parzialmente. L’area rossa ha agibili appena 2 stanze, la bianca 3 e la viola 4. Nell’area blu, quasi interamente inagibile, sono detenute quattro persone in una saletta senza materassi requisiti dalle forze dell’ordine in chiave punitiva dopo delle proteste di qualche settimana fa. L’area verde e la gialla sono state gravemente danneggiate dal fuoco nelle rivolte di un mese fa, ma non ci è dato sapere se al loro interno continuino ad esserci delle persone recluse o meno.

Le deportazioni verso la Tunisia sono continue, avvengono il mercoledì notte, i ragazzi tunisini reclusi nel centro vengono fatti salire su dei pullman e portati via. Molti sono i casi in cui i reclusi vengono rilasciati con fogli di via di allontanamento volontario dal territorio italiano entro sette giorni, nulla di nuovo sotto il sole.

Nulla di nuovo neanche sul fronte sanità e cure all’interno della struttura. Ne su quello delle minacce e intimidazioni.

I ragazzi con cui siamo riusciti ad entrare in contatto nelle scorse settimane e che hanno avuto il coraggio di raccontarci ciò che dentro stava accadendo sono stati, successivamente ad una diretta radiofonica andata in onda su radio blackout, avvicinati e intimiditi dai carabinieri presenti all’interno del cpr torinese.

Scendendo nello specifico di tali intimidazioni pare che il commissario di turno abbia utilizzato una possibile accusa di 270bis se fossero nuovamente trapelate altre informazioni.

Ad altri di loro, di cui avevamo raccontato le vicessitudini, per dare eco alle loro condizioni di salute e al disperato e necessario bisogno di accesso a delle cure mediche adeguate sono state proposte delle visite mediche, chiaramente indegne e menzognere.

Il solito balletto tra medici e sbirri in cui vengono firmati documenti che rendono pressoché chiunque compatibile con la detenzione all’interno della struttura amministrativa.

È piuttosto chiaro da questi ultimi episodi quanto sia grande la paura dei vertici gestionali del CPR prima e dello Stato poi in quella che è la comunicazione tra l’interno e l’esterno di quelle mura. La requisizione dei telefoni avvenuta nello scorso anno, di cui abbiamo spesso parlato, ha giocato un ruolo fondamentale in questa partita che i poteri forti non hanno alcuna intenzione di perdere, vero è anche che tante persone recluse non hanno alcuna intenzione di subire in silenzio, e le rivolte, così come le informazioni e i contatti che riusciamo ad avere lo dimostrano in maniera forte.

SOLIDALI CON CHI NON ABBASSA LA TESTA!

SEMPRE DALLA PARTE DI CHI LOTTA!

FUOCO AI CPR.

Diretta telefonica dal CPR con Radio Blackout 105.250

Durante la puntata del 6 gennaio dell’Aperitivo Controinformativo su Radio Blackout una diretta con due reclusi del Centro di Permanenza e Rimpatrio di Torino.

I detenuti ci descrivono le condizioni insopportabili all’interno del Centro, gli abusi sistemici della polizia e l’indifferenza connivente di medici e infermieri. Denunciano l’ipocrisia e il razzismo delle istituzioni e il silenzio omertoso che copre l’orrore di questo lager cittadino.

 

https://radioblackout.org/podcast/a-c-a-b-diretta-dal-cpr-6-1-21/?fbclid=IwAR0HPoGU8YwVBr4MuYnwS6N2SYj5sTXxjz3QfuZjajDM97rwwaBuJrVhSj0

AGGIORNAMENTO dal CPR di TORINO 01.01.21

Dai contatti che abbiamo all’interno del cpr la situazione é come sempre invivibile. Sappiamo che una persona reclusa all’interno dell’aria blu ha entrambi i piedi rotti e gravi problemi al sistema urinario. Nonostante ció, non riceve minimamente le cure di cui avrebbe bisogno. Dopo essere stato picchiato dalla polizia la stessa che si rifiuta di portarlo in ospedale, sta molto male e chiede di essere visitato. All’interno del centro peró c’é solo un’ infermiera, poiché al momento il medico non c’é.

Dalla stessa area ci fanno sapere che da una settimana dormono tutti a terra, probabilmente all’interno della mensa. Da quello che ci raccontano i reclusi, per protesta hanno dato fuoco ad una stanza e come punizione le guardie hanno tolto materassi coperte e scarpe.

Nei mesi piú freddi dell’anno, chi é costretto in queste gabbie, continua a subire i soprusi della polizia, dormendo a terra al freddo.

Al momento le persone recluse li dentro dovrebbero essere 91.

Nonostante il tentativo delle guardie di fermare i solidali, qualche giorno fa é stato fatto un saluto a cui é stata data una risposta calorosa!

I reclusi continuano ad alzare la testa ed urlare libertà. Noi non possiamo che essere con loro!

AGGIORNAMENTO dal CPR di TORINO 30.11.2020

Nella notte tra domenica e lunedì un gruppo di 15 ragazzi tunisini è stato portato nel CPR di corso Brunelleschi. Sono stati tutti rinchiusi all’interno dell’area VIOLA ma al momento non siamo riusciti a capire da dove sono arrivati in quanto sono in isolamento rispetto agli altri reclusi e in attesa di effettuare il tampone.

Oggi ci ha chiamato un ragazzo dall’area GIALLA e ci ha raccontato che sabato un gruppo di 11 ragazzi tunisini, rinchiusi all’interno dell’area VIOLA, sono stati prelevati con la forza dalla celere in assetto antisommossa e sono stati condotti, uno alla volta, in una stanza dove sono stati picchiati, immobilizzati da tre guardie ed infine costretti, sotto tortura, ad effettuare il tampone. Ricordiamo che nei giorni scorsi una decina di ragazzi tunisini avevano evitato di essere deportati perché si erano rifiutati di effettuare il tampone.

TUTTI LIBERI, TUTTE LIBERE!

GALERE E CPR

NON NE VOGLIAMO PIÙ

COLPO SU COLPO

LE TIREREMO GIÙ!

AGGIORNAMENTO DAL CPR DI TORINO 26.11.2020

Questa notte la celere è entrata all’interno delle unità abitative delle aree BLU, VIOLA e BIANCA caricando con la forza 27 ragazzi tunisini dentro un pullman per essere deportati. Una decina di reclusi, arrivati la scorsa settimana nel CPR, sono riusciti ieri a non essere rimpatriati in quanto si sono rifiutati di effettuare il tampone al momento del loro ingresso nel centro. Questa mattina un nuovo gruppo di 20 ragazzi di nazionalità tunisina è stato portato nell’area VIOLA aggiungendosi a otto loro connazionali già presenti.

In questi giorni ci sono state delle forti proteste all’interno dell’area BIANCA in quanto i reclusi vengono attenzionati e continuamente provocati dalle guardie e dall’ispettore di turno: la maggior parte di loro proviene dal carcere e per questo motivo vengono considerati più riotttosi.

L’obiettivo sembrerebbe quello di provocare una loro reazione e di conseguenza ritornare dietro le sbarre di un’altra prigione prima che scada il periodo della detenzione amministrativa. La pressione quotidiana delle guardie e le attuali condizioni di sovraffollamento all’interno delle stanze hanno portato alcuni reclusi a compiere gesti di autolesionismo in segno di protesta.

Martedì pomeriggio un ragazzo tunisino si è tagliato le vene del braccio, i suoi compagni di stanza dopo alcuni minuti lo hanno trovato svenuto steso per terra. Hanno cercato da subito di aiutarlo cercando di chiudere in qualche modo le ferite in quanto sia il medico che gli infermieri del centro non sono mai intervenuti. Solo dopo una mezzora circa, all’arrivo dell’ambulanza, il ragazzo è stato portato all’ospedale Maria Vittoria mentre i suoi compagni si trovavano in evidente stato di agitazione.

Fuori un gruppo di compagne si è recato da subito al pronto soccorso per cercare di vederlo e capire le sue condizioni. Al loro arrivo il ragazzo era già stato portato all’interno del CPR e grazie alle sue pressioni ricondotto nell’area BIANCA nonostante le intenzioni dell’ispettore fossero di portarlo in isolamento all’interno dell’Ospedaletto.

Questi gesti estremi sono frequenti in strutture come il CPR dove le condizioni di detenzione sono definite dai reclusi stessi più brutali e inumane del carcere.

Per non lasciare soli i ragazzi rinchiusi all’interno del CPR, ieri sera un numeroso gruppo di solidali si è ritrovato sotto le mura di corso Brunelleschi per supportare le proteste di questi giorni e sottolineare la volontà comune di distruggere questo posto di merda!

TUTTI LIBERI, TUTTE LIBERE!

FUOCO AI CPR!

QUESTI POSTI NON DEVONO ESISTERE! SOLIDARIETÀ CON CHI SI RIVOLTA DENTRO QUESTE GALERE!

AGGIORNAMENTO DAL CPR DI TORINO 17.12.2020

FUORI: Dpcm, zone rosse, aperture, chiusure, il Natale in arrivo…

DENTRO: Sovraffollamento, condizioni igieniche precarie, nessun dispositivo di protezione individuale, nessuna cura delle condizioni di salute dei reclusi, pasti maleodoranti imbottiti di psicofarmaci. Nonostante FUORI ci impongano nuovamente restrizioni e distanziamento, DENTRO è una zona grigia in cui i tamponi vengono eseguiti con la forza in previsione della deportazione, in cui si è ammassati in celle, senza mascherine.

Purtroppo delle persone con cui avevamo contatti all’interno del CPR di Corso Brunelleschi non abbiamo più notizie: chi sentivamo ha ora i telefoni spenti.

Ieri qualcuno ha provato a consegnare un pacco di indumenti caldi e di cibo, per capire se questi ragazzi sono ancora rinchiusi dentro la struttura oppure se sono stati deportati o trasferiti in altri centri. Nonostante il pacco è stato accettato, nessuno ha controllato la lista dei reclusi, per questo non siamo riusciti ad avere alcuna informazione sulla loro salute o sulla loro presenza. Parlando poi con alcuni amici e parenti dei reclusi, abbiamo saputo che probabilmente I pochi telefono che sono riusciti ad entrare nel Cpr sono stati sequestrati.

A quasi un anno di distanza ricordiamo infatti che dopo un caldo mese di rivolte, nel Gennaio 2020, una circolare della Prefettura ha disposto da quel momento il ritiro dei telefoni cellulari a tutti i reclusi, inserendo nelle aree il sistema delle cabine telefoniche. Questo provvedimento, utile ad impedire che le condizioni inumane all’interno del centro vengano raccontate esternamente, ha tentato di rompere la solidarietà fra dentro e Fuori aumentando l’isolamento di chi sta chiuso li dentro.

Anche se la macchina delle deportazioni non si è quasi mai fermata e ora settimanalmente gruppi di persone di nazionalità tunisina vengono deportare, continueremo a sostenere chi lotta li dentro, tenteremo di creare legami nonostante l’assenza dei telefoni.

FUOCO AI CPR E A TUTTE LE FRONTIERE

TUTTI LIBERI, TUTTE LIBERE!